Categoria: Partecipazione

Anche a Trento si istituisce la consulta provinciale dei genitori mentre gli omnicomprensivi restano commissariati

Anche a Trento si istituisce la consulta provinciale dei genitori mentre gli omnicomprensivi restano commissariati

di Cinzia Olivieri

La riforma partecipata di Trento

Mentre anche a Bolzano si parla di riforma degli organi collegiali, a Trento nonostante una legge provinciale sulla scuola abbastanza recente (LP 5/06), si è conclusoin tempi piuttosto rapidi un processo di riforma partecipato che, anche sulla base dell’esperienza maturata, ha portato alle modifiche introdotte con la LP 10/2016.

Analizzando l’ambito partecipativo provinciale si segnala l’abrogazione dell’art. 38 che disciplinava il Consiglio delle autonomie scolastiche e formative, il quale,composto da tutti i presidenti dei consigli ed i dirigenti delle istituzioni scolastiche e formative della Provincia, operava sostanzialmente attraverso il comitato dei delegati.

È stato innovato e potenziato invece il Consiglio del sistema educativo provinciale(art. 39)di cui la Giunta Provincialeha poi approvato,con deliberazione n. 2467 del 29 dicembre 2016,  la disciplina delle modalità di costituzione, di elezione e di funzionamento.

Particolarmente innovativo è ilprocedimento elettorale,organizzato e svolto utilizzando strumenti informatici. Infatti sono messi a disposizione (Art. 14)“specifici strumenti tecnologici a supporto del processo di partecipazione che consentano ai candidati di presentare i propri programmi elettorali e a chiunque ne abbia interesse di commentarne il contenuto”. Inoltre tutte le operazioni sono svolte tramite un sistema informativo (Art. 19) a cui possono accedere gli elettori previa autenticazione.

Sono state quindi indette le elezioni del Consiglio ed il31 maggio 2017 la Commissione elettorale centrale ha deliberato la proclamazione degli eletti

A livello di istituto appare interessante, nell’ottica di favorire la partecipazione di studenti e genitori anche alla programmazione didattica, la prevista possibilità per le consulte di studenti e genitori (art. 28 e 29LP 5/06) di presentare direttamente“proposte formali riguardo alle attività didattiche attraverso documenti scritti indirizzati al collegio dei docenti, che entro e non oltre sessanta giorni fornisce risposta scritta”.

Entrano poi a far parte del Consiglio del sistema educativo provinciale (art. 39), sostituendo i precedenti 4 rappresentanti dei genitori di cui uno delle associazioni dei genitori riconosciute, 5 rappresentanti dei genitori designati dalla consulta provinciale dei genitori.

Ed infatti con la  l.p. 20 giugno 2016, n. 10 è stato aggiunto alla  LP 5/06 l’art. 40 bis che ha disciplinato la Consulta provinciale dei genitori,costituita dai presidenti delle consulte di ogni istituzione scolastica e formativa provinciale e paritaria, con il compito di“formulareproposte agli organi del governo provinciale dell’istruzione sulla gestione del sistema educativo provinciale, con particolare riferimento all’offerta formativa, all’organizzazione didattica, all’erogazione dei servizi scolastici ed extrascolasticie di promuovere, anche a livello locale, iniziative di sensibilizzazione sui temi dell’inclusione sociale, dell’educazione alla cittadinanza responsabile e dell’integrazione culturale”.

Sono stati elettiil suo presidente e vicepresidente ed a breve saranno designati dalla stessa i cinque rappresentanti che parteciperanno al Consiglio del sistema educativo provinciale.

Anche Trento così, dopo Bolzano, supera lo sbilanciamento partecipativo che non riconosceva ai genitori un organismo territoriale previsto per gli studenti.

 

Storie di ordinaria partecipazione sul piano nazionale

La tempestività, il coinvolgimento e la sostanza delle modifiche realizzate dimostrano attenzione per la partecipazione ed ascolto delle componenti, giacché appaiono soddisfatte le richieste dei genitori coinvolti nel maggio scorso nell’ambito della consultazione. Pertanto non si può evitare di contrapporvi il disinteresse che pare ravvisarsi a livellonazionale.

Basti pensare alla paradossale situazione degli organi collegiali territoriali, previsti dal Dlgs 297/94, modificati dal Dlgs 233/99e mai istituitiné rinnovati nella loro composizione,con la sola eccezione del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione  per effetto della sentenza del Consiglio di Stato del 2014 che,confermando  la sentenza del Tar Lazio, ha obbligato il Ministero ad adottare l’ordinanza prevista dall’art. 2 comma 9 del Dlgs 233/99 per regolarne le elezioni (svoltesi per la prima volta il 28 aprile 2015 a seguito dell’OM 7/15). Restano invece del tutto ignorati i consigli scolastici locali e regionali,nei primi dei quali era prevista la presenza dei genitori (e degli studenti).

Soprassedendo sulle incongruenze determinate dal passaggio all’autonomia, di recente i genitori degli istituti omnicomprensivisi sono finalmente uniti per reclamare nelle loro scuole la mancanza del consiglio di istituto, sostituito da un commissario straordinario (che in quanto straordinario palesemente non dovrebbe essere ordinario), a causa di un vuoto normativo che dura ormai 19 anni semplicementeperché l’art. 8 del Dlgs 297/94stabilisce la composizione del consiglio delle scuole nel primo e secondo grado e non degli istituti che comprendono scuole di ogni ordine e grado.

La circostanza è ben nota al Ministero, tanto che nella circolare ministeriale con cui sono indette le elezioni del consiglio di istituto si fa espressa esclusione degli omnicomprensivi che restano commissariati, né si intravede una modifica in tempi brevi.

Le consulte provinciali degli studenti, sul piano nazionale, non sono state introdotte attraverso una modifica del Testo Unico (che non è certo impossibile, come dimostra l’introduzione del nuovo articolo 11 relativo al Comitato per la valutazione dei docenti ad opera della L 107/2015) ma con il DPR 567/96, il quale ha previsto altresì l’istituzione del Forum Nazionale delle Associazioni maggiormente rappresentative di studenti e genitori ma non delle consulte provinciali dei genitori, creando così un sistema illogicamente disorganico, anche nelle successive modifiche, che invece hanno strutturato su tutto il territorio le consulte degli studenti (in particolare Dpr 301/05).

Attualmente dunque l’unico organismo riconosciuto quale interlocutore per rappresentare le esigenze dei genitori della scuola presso il Ministero e gli Uffici periferici è il Forum delle Associazioni dei Genitori(FoNAGS e FoRAGS), tanto che anche il recente Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 65(Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni) all’art.  10 stabilisce che la Commissione per il Sistema integrato di educazione e di istruzione possa avvalersi “della consulenza del Forum nazionale delle associazioni dei genitori di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1996, n. 567”.

Dopo che la Nota 21 settembre 2015, AOODGSIP 5714 e la successiva Nota 29 settembre 2015, AOODGSIP 5898 avevano previsto l’istituzione, presso gli Uffici Scolastici di competenza, dei “Gruppi di coordinamento regionale per la Partecipazione”, composti da un dirigente tecnico, dal Referente regionale per le Consulte ed ulteriori figure professionali ritenute opportune anche con il compito di “verificare il corretto funzionamento degli Organi collegiali e la partecipazione dei genitori alla vita scolastica” nonché “il corretto insediamento e funzionamento dei FORAGS, Forum regionali delle associazioni dei genitori della Scuola”, questi, da oggetto di indagine, hanno finito per diventare parte integrante di detti gruppi e sono stati definiti “nuovi organismi partecipativi territoriali” (FoNAGS REPORT della riunione 17 novembre 2015).

Inoltre la Nota 27 aprile 2016, AOODGSlP 3554, “Rappresentanza e Partecipazione. Implementazione FORAGS”, ha poi precisato che “Le designazioni dei rappresentanti in seno ai FoRAGS non sono soggette ad alcun vincolo e/o criterio di esclusione legato all’avere figli frequentanti ed inseriti nel sistema scolastico”.

Insomma i rappresentanti designati dalle associazioni a partecipare ai Forum (regionali e nazionale)ed a rappresentare le esigenze dei genitori della scuola non devono necessariamente essere genitori con figli a scuola (come invece aveva esplicitato la nota del 28 marzo 2006), giacché questo requisito, “connotante ed imprescindibile rispetto alle finalità statutarie delle Associazioni”, non sarebbe attribuibile ai loro legali rappresentanti.

Una recenteinterrogazione a risposta in commissione (5-10139) si è occupata dei Forum chiedendosi“qualisiano i FoRAGS attivi ed istituiti; quali siano i referenti dei Forum regolarmente attivi; quali Forum abbiano un sito internet che pubblicizzi l’attività svolta; di quali elementi disponga, per quanto di competenza, circa gli organi di garanzia regionale attivi ed istituiti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 325 del 1997 e in merito a quali siano le modalità di designazione della componente genitori”.

Nella risposta, si è precisato tra l’altro che in tutte le regioni (eccetto Basilicata e Molise) i FoRAGS sarebbero stati costituiti e sarebbero regolarmente funzionantimentre le attività dei Forum risulterebbero “adeguatamente pubblicizzate” nei siti internet del corrispondente U.S.R. ovvero sullo spazio dedicato del portale ministeriale.

Non si dubita certamente in merito, tuttavia quanto emerge dai siti degli uffici parrebbe contraddire questo dato. La sezione dedicata al Fonags nel nuovo portale ministeriale, poi, non reca ancora i verbali tra i documenti allegati mentre la pagina web storica “Il Fonags Informa” risulta aggiornata al 31 marzo 2016.

Peraltro lo spazio dedicato invece agli Organi Collegiali nel sito rinnovato si apre con l’Assemblea dei genitori che per la verità non è inclusa tra questi. Infatti tanto il Titolo I che il capo I del Dlgs 297/94sono dedicati a “Organi collegiali a livello di circolo e di istituto e assemblee degli studenti e dei genitori”, con evidente distinzioneLa Sezione Iè dedicata agli Organi collegiali a livello di circolo e di istituto e cioè: Consiglio di intersezione, di interclasse e di classe; Collegio dei docenti; Consiglio di circolo o di istituto e giunta esecutiva; Comitato per la valutazione dei docentie la Sezione II alle Assemblee degli studenti e dei genitori, a conferma della sostanziale differenza.

Sebbene poi nel testo della summenzionata risposta si faccia espresso riferimento ai comitati quale strumento di partecipazione, essi non sono menzionati nella pagina del nuovo portale e neanche contemplati nelle recenti proposte di riforma degli organi collegiali (da ultimo atto camera 2259).

Insomma, è tempo che si dedichi maggiore attenzione al tema della partecipazione, mortificata a livello di istituto da una normativa poco aderente all’assetto normativo post autonomia e non aggiornata ed a livello territoriale dall’assoluta mancanza di organi collegiali, con maggiore considerazione di criteri di rappresentatività (autocertificati) rispetto a quelli di rappresentanza.

Si auspica che le province autonome possano costituire un utile modello per una auspicata ed auspicabile modifica normativa.

 

 

Consiglio di Istituto, Onnicomprensivi ne sono ancora privi. Miur: problema da affrontare nel nuovo T.U.

Consiglio di Istituto, Onnicomprensivi ne sono ancora privi. Miur: problema da affrontare nel nuovo T.U.

Ancora senza Consiglio di Istituto circa novanta Istituti Onnicomprensivi italiani.

I suddetti Istituti, come riportato da “Il Fatto Quotidiano”, sono stati creati nel 1998, raggruppando scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di I e II grado.

Sono, dunque, passati 19 anni e gli Istituti sopra citati sono ancora privi del Consiglio di Istituto, limitando così fortemente la partecipazione dei genitori alla vita della scuola.

I genitori degli alunni dei vari istituti hanno scritto nei giorni scorsi alla Ministra Fedeli, rivendicando il diritto alla partecipazione alla vota scolastica dell’istituto frequentato dai figli.

Come riferisce il “Il Fatto Quotidiano”, i vertici del Miur hanno affermato che il problema sarà affrontato nel momento in cui sarà rivisto, ai sensi della legge n. 107/2015, il Testo Unico.

Fonte: OrizzonteScuola http://www.orizzontescuola.it/consiglio-istituto-onnicomprensivi-ne-ancora-privi-miur-problema-affrontare-nel-t-u/

Scuola, la beffa dei consigli d’istituto: previsti da 43 anni, mancano in 90 scuole

Scuola, la beffa dei consigli d’istituto: previsti da 43 anni, mancano in 90 scuole
Sono previsti da una norma del 1974 per favorire scelte condivise tra genitori e insegnanti dal programma annuale al rinnovo delle attrezzature scolastiche. Ancora oggi, dopo 43 anni, lo attendono 90 “omnicomprensivi” sparsi per l’Italia. I genitori, a partire da Milano, scrivono al ministero. “Problema noto”, è la risposta. Ma la soluzione probabilmente solo nella prossima legislatura

di Alex Corlazzoli| 28 maggio 2017
“Vogliamo un consiglio d’istituto per poter partecipare alla vita delle nostre scuole”. Sembra impossibile ma in Italia ci sono ancora circa novanta scuole che non hanno, nonostante il Dpr 416/1974 ne preveda l’istituzione, l’organo di rappresentanza dei genitori, degli insegnanti e del personale Ata oltre che del dirigente.

Sono gli istituti omnicomprensivi: creati nel 1998 raggruppano da tre a quattro differenti ordini di scuola, dalla scuola dell’infanzia ai licei. Da 19 anni un vuoto legislativo non consente a queste istituzioni di avere gli stessi diritti di altri: al posto del consiglio d’istituto, infatti, in alcuni casi viene nominato un commissario dagli uffici scolastici regionali. Ma ora mamme e papà son decisi a farsi sentire.

La battaglia è partita dall’omnicomprensivo musicale statale di Milano con sede in via Corridoni 34/36. “Stiamo parlando – spiegano i genitori – di un fondamentale organo rappresentativo e partecipativo che consente a docenti, genitori, personale Ata e studenti di essere presenti attivamente e democraticamente nella vita della scuola”. Il consiglio d’istituto nella pratica ha il compito di definire il programma annuale e il conto consuntivo; di adottare il piano dell’offerta formativa; di acquistare e rinnovare le attrezzature scolastiche; di adattare il calendario e l’orario scolastico; oltre che programmare le attività di recupero, quelle extrascolastiche e i viaggi d’istruzione.

Un problema che il ministero ben conosce e che ora finirà sulla scrivania della ministra, nonostante sembri che ad oggi la lettera dei genitori non sia mai arrivata. Ma di là della missiva la questione in viale Trastevere è conosciuta: “Quello evidenziato dai genitori – spiegano i vertici del ministero – è effettivamente un anacronismo su cui si potrà riflettere in sede di revisione del Testo Unico della scuola”.

Detto in altre parole, il Miur ha compreso che esiste il problema a causa di una Legge datata ma non è certo tra le priorità dell’agenda politica del ministero. I genitori potrebbero dover attendere ancora almeno fino alla nuova legislatura prima di poter vedere nero su bianco un provvedimento che sani la questione. Un braccio di ferro tra mamme, papà e ministra che potrebbe non avere fine.

Le consulte dei genitori di Bolzano, modello unico di partecipazione da tutelare

Le consulte dei genitori di Bolzano, modello unico di partecipazione da tutelare

di Cinzia Olivieri

Sarà davvero una riforma condivisa?

Sin dall’annunzio della imminente riforma degli organi collegiali a Bolzano si è parlato di un processo ampiamente condiviso, anche con la costituzione di gruppi di lavoro.

Ed in effetti la circostanza che sia stata per ora resa nota solo una “bozza” di disegno di legge riguardante le Norme per la Partecipazione nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole e per il consiglio del sistema educativo di istruzione e formazione provinciale lascia sperare in una modifica del testo, che per la verità impoverisce la rappresentanza, dopo che la LP 20/95 aveva decisamente perfezionato ed integrato l’impianto partecipativo del Dlgs 297/94.

Nella L.P. 20/95 infatti i rappresentanti di classe costituiscono il comitato (art. 10) che elegge nel suo seno il presidente ed il rappresentante nel comitato (consulta) provinciale e concorre nell’organizzazione dell’elezione dei rappresentanti nel consiglio di circolo o di istituto i quali a loro volta partecipano all’attività del comitato.

A prescindere dagli specifici compiti riconosciuti dalla legge a tali organi, (art. 6) i presidenti dei comitati dei genitori e degli studenti ed i rappresentanti della scuola nelle consulte dei genitori e degli studenti partecipano a titolo consultivo alle sedute del consiglio di circolo o d’istituto. Inoltre il presidente del consiglio di circolo o di istituto e il presidente del comitato dei genitori e degli studenti possono essere invitati a partecipare alle sedute del collegio dei docenti, senza diritto di voto (art. 4).

Le consulte, disciplinate al Capo V della L.P. 20/95 (art. 26), collegano poi la rappresentanza dei genitori e degli studenti delle scuole al consiglio scolastico provinciale della LP 24/1996

Praticamente però nulla resta di tutto questo nella bozza di disegno di legge , che abroga tanto la L.P. 20/95 quanto gli articoli da 1 a 8 della LP 24/1996, che disciplinano il consiglio scolastico provinciale.

Non solo non vi è più il comitato genitori ma in realtà neanche il rappresentante di classe.

Le consulte (trasversali ai gruppi linguistici) non sono più comprese tra gli organi collegiali a livello di istituzione scolastica ma, all’interno del solo sistema partecipativo a livello provinciale, sono semplicemente formate dalle rappresentanze dei genitori nonché delle alunne e degli alunni nel consiglio del sistema educativo di istruzione e formazione provinciale (cui è dedicato un unico articolo) con funzioni propositive.

 

Perché tutelare comitati e consulte

Le consulte provinciali dei genitori di Bolzano vanno tutelate e protette perché sono uniche e tale è anche l’attuale sistema partecipativo di questa provincia autonoma.

Infatti la LP Trento 5/06 prevede (artt. 28 e 29), solo a livello di istituzione scolastica, le consulte dei genitori e degli studenti (non incluse negli organi collegiali della scuola elencati dall’art. 21), che possono essere assimilate ai comitati del Dlgs 297/94 con la differenza che esse sono normalmente istituite presso ogni scuola e sono composte oltre che dai rappresentanti di classe anche da quelli nel consiglio della istituzione e delle associazioni riconosciute che ne facciano richiesta.

Tuttavia, come disposto in ambito nazionale dal DPR 567/96 (e poi dal DPR 301/05), a livello territoriale sono contemplate le sole consulte provinciali degli studenti (con il coordinamento regionale ed il consiglio nazionale).

La rappresentanza dei genitori della scuola quindi non è territorialmente collegata (specie dopo che non sono più stati istituiti i consigli scolastici locali e regionali del Dlgs 233/99 e gli organi collegiali territoriali del Dlgs 297/94 non sono più stati rinnovati).

Il ruolo di interlocuzione, sia a livello ministeriale che presso gli uffici regionali, è riconosciuto solo ai Forum (nazionale e regionali ove istituiti e funzionanti) delle associazioni riconosciute, nell’ambito del sistema di partecipazione creato con il DPR 567/96 modificato dal DPR 301/05.

Sebbene la nota del 20 marzo del 2006 abbia ben chiarito che possono essere designati nei Forum “genitori di alunni frequentanti istituti statali o paritari”, dal momento che solo un genitore con figli a scuola può adeguatamente rappresentare le esigenze di tale realtà dinamica, la successiva Nota 27 aprile 2016, AOODGSlP 3554, avente ad oggetto: “Rappresentanza e Partecipazione. Implementazione FORAGS”, ha precisato che “Le designazioni dei rappresentanti in seno ai FoRAGS non sono soggette ad alcun vincolo e/o criterio di esclusione legato all’avere figli frequentanti ed inseriti nel sistema scolastico, in quanto non previsto dal comma 2 dell’art.3 della sopra citata norma (DPR 301/05) che precisa: Il Forum è composto dai rappresentanti di associazioni o di confederazioni di associazioni di genitori di alunni di istituto statale o paritario, non legate statutariamente ad alcun partito politico od organizzazione sindacale, in possesso di uno statuto o documento costitutivo che espliciti la volontà di operare per l’interesse della scuola attraverso un programma generale, nonché gli obiettivi della loro attività nel rispetto delle regole di democrazia interna e dei principi della Costituzione. Il suddetto requisito, quindi, è connotante ed imprescindibile rispetto alle finalità statutarie delle Associazioni ma non è attribuibile ai legali rappresentanti delle Associazioni medesime”.

Il DPR 301/05, salvo che per l’espressione “genitori di alunni” (che pure non lascia margini di dubbio come ha esplicato la nota del 20 marzo del 2006), ha stabilito poi per l’accreditamento al Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola (FoNAGS) l’accertamento del possesso di almeno tre dei seguenti criteri che però prescindono dal requisito della frequenza dei figli:

  1. presenza nel territorio nazionale in non meno di quattro regioni, con una media di cinquecento associati per regione;
  2. costituzione da almeno due anni alla data della domanda di ammissione;
  3. numero di associati non inferiore a cinquemila genitori;
  4. adesione all’Associazione europea dei genitori (EPA).

Pertanto, mancando le consulte dei genitori, come previsto invece per gli studenti, la rappresentanza di tale componente si ferma alla singola scuola e non è collegata.

Ecco perché un sistema tanto integrato e partecipato a tutti i livelli come quello di Bolzano (di cui forse neanche i genitori sono consapevoli) deve essere assolutamente salvaguardato e costituire un modello.

Si spera quindi che tale risultato possa essere raggiunto attraverso l’ascolto ed il dialogo con i gruppi di lavoro coinvolti nella discussione della riforma.

Riforma degli organi collegiali a Bolzano: autonomia statutaria e tutela del fondamentale ruolo delle consulte

Riforma degli organi collegiali a Bolzano: autonomia statutaria e tutela del fondamentale ruolo delle consulte

di Cinzia Olivieri

Le proposte di riforma da Trento a livello nazionale

Sul finire del 2016 è stata annunziata nella provincia autonoma di Bolzano la possibile riforma degli organi collegiali della scuola, disciplinati storicamente dapprima dalla LP 5 settembre 1975 n. 49, successiva al DPR 416/74, e quindi dalla L.P. 28 ottobre 1995 n. 20, successiva al Dlgs 297/94, che sul piano nazionale ha riordinato in un Testo Unico non solo le norme relative agli organi collegiali ma le disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado.

All’inizio del 2017 si è aperto il confronto sul tema ed ora si è appreso dell’elaborazione di una bozza del disegno di legge provinciale riguardante le Norme per la Partecipazione nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole e per il consiglio del sistema educativo di istruzione e formazione provinciale.

Il testo ricalca, con gli opportuni adattamenti, quello che sul piano nazionale si ripropone da quando la famosa proposta di legge Aprea e concorrenti (PDL 953) è stata approvata in testo unificato (DDL S3542)nel corso della XVI^ legislatura. Durante la XVII^ legislatura risulta assegnato alla VII^ Commissione Cultura Senato il DDL S933, di iniziativa dell’On. Giannini, ed alla corrispondente commissione della Camera la PDL A.C. 2259 di iniziativa della On. Centemero.

Anche a Bolzano la riforma appare incentrata sull’autonomia statutaria. Apparentemente in entrambi i casi essa si ispira al modello trentino, ma in realtà vi sono differenze rilevanti.

Occorre premettere che a Trento la LP 5/06 interviene a disciplinare l’intero Sistema educativo di istruzione e formazione erogato (art.8) da: scuole dell’infanzia provinciali ed equiparate; istituzioni scolastiche e formative provinciali; istituzioni scolastiche e formative paritarie. Il Titolo II individua i Soggetti del sistema educativo provinciale ed il Capo I quelli costituenti la Comunità scolastica, tra cui: gli studenti (Art. 9); gli operatori delle istituzioni scolastiche e formative (Art. 10); le famiglie (Art. 11); le Associazioni professionali (Art. 12); infine i soggetti rappresentativi del territorio (Art. 13). Il Capo II è dedicato poi alle Istituzioni scolastiche e formative provinciali, organizzate secondo principi di Autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo (Art. 15) e nella Sezione III sono appunto individuati i suoi Organi, normati dagli artt. 21 e seguenti.

La LP Trento 5/06 dedica l’art. 17 allo Statuto delle istituzioni scolastiche e formative, documento fondamentale che stabilisce, nel rispetto della legge: a) i principi e i criteri di organizzazione dell’istituzione scolastica e formativa; b) i contenuti vincolanti e le modalità di approvazione del progetto d’istituto (ovvero PTOF); c) le funzioni, la composizione e le modalità di nomina degli organi collegiali dell’istituzione, nel rispetto di quanto previsto da questa legge e in coerenza con le norme generali dell’istruzione; d) i contenuti e le modalità di approvazione del regolamento interno che, in attuazione dello statuto, definisce, tra l’altro, gli aspetti organizzativi attinenti il funzionamento dell’istituzione e dei relativi organi, nonché del regolamento che definisce i doveri degli studenti e i comportamenti che configurano mancanze disciplinari; e) le modalità di formazione e di approvazione del bilancio e del conto consuntivo; f) la partecipazione degli studenti e dei genitori alle attività della classe e dell’istituzione, garantendo il diritto di riunione e di assemblea e favorendo le attività delle associazioni di studenti e di genitori, anche attraverso la messa a disposizione di spazi adeguati; g) la partecipazione dell’istituzione e della comunità scolastica a progetti o iniziative d’integrazione, collaborazione e scambio con altri soggetti in ambito nazionale, europeo e internazionale; h) le modalità, definite su eventuale proposta e previo parere della consulta dei genitori, del collegio dei docenti e della consulta degli studenti, con le quali le istituzioni instaurano con altri soggetti pubblici o privati operanti sul territorio forme di cooperazione e collaborazione rivolte alla migliore definizione dei contenuti e degli indirizzi da esprimere nel progetto d’istituto.

Tale Statuto (comma 2) è adottato (e modificato) dal consiglio dell’istituzione scolastica e formativa a maggioranza dei due terzi, inviato quindi alla Provincia ed è approvato definitivamente salvo che entro quarantacinque giorni questa non lo rinvii per motivi di legittimità all’istituzione per il conseguente adeguamenti, ovvero esprima osservazioni in relazione alla sua conformità agli atti provinciali di programmazione e d’indirizzo.

Tuttavia, come previsto (comma 3), a garanzia di uniformità e per l’opportuno supporto, la Provincia ha elaborato (Del. n. 1075 del 25/05/2007) uno schema tipo di statuto a disposizione delle istituzioni scolastiche e formative.

Sul piano nazionale, premesso che la L 107/15, stralciata la riforma degli organi collegiali, aveva peraltro previsto (comma 180 e 181) la delega al Governo, entro 18 mesi (termine decorso), per il riordino delle disposizioni normative in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione attraverso la redazione di un nuovo testo unico, esaminando la più recente proposta di legge n. 2259, intitolata Norme per il governo delle istituzioni scolastiche, non vi è una specifica norma dedicata allo Statuto ma all’art. 1 comma 4 si limita a prevedere che “Gli statuti e i regolamenti delle istituzioni scolastiche disciplinano l’istituzione, la composizione e il funzionamento degli organi interni, nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica”.

L’uso del verbo “istituire” desta qualche perplessità. Dal momento che i nuovi organi collegiali dovrebbero essere di fatto istituiti dalla legge ed eletti/nominati dalle istituzioni, affidarne la costituzione agli statuti sembra renderla potenziale ed incerta. La restante disciplina relativa allo Statuto è desunta dal contesto dei successivi articoli.

Così (Art. 3) sappiamo che il Consiglio dell’istituzione scolastica, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, redige, approva e modifica lo statuto, che comprende anche le modalità di elezione, sostituzione e designazione dei propri membri.

Non solo non è previsto uno Statuto tipo ma esso (comma 4) non è soggetto ad approvazione o a convalida da parte di nessuna autorità esterna. Quindi nessun controllo né garanzia di uniformità. Fermi i criteri previsti normativamente, ogni scuola resta libera di organizzarsi a suo modo. Nel rispetto dell’autonomia organizzativa vi sono però prerogative partecipative che dovrebbero essere assicurate a tutti in egual modo.

Lo statuto disciplina la composizione del consiglio dell’istituzione scolastica, per il quale la legge (Art. 4) prevede un numero di membri compreso fra sette e undici, secondo i seguenti criteri: 1) DS e DSGA sono membri di diritto senza diritto di voto; 2) la rappresentanza dei genitori e dei docenti è paritetica; 3) nelle scuole secondarie di secondo grado è assicurata la rappresentanza degli studenti; 4) possono esservi non più di due membri esterni.

Ad esso è rimessa altresì l’attività del consiglio dei docenti e delle sue articolazioni (art. 6), anche a livello di classe (senza menzionare espressamente un consiglio di classe), individuando le modalità della partecipazione degli alunni e dei genitori alla definizione degli obiettivi didattici di ogni singola classe o di gruppi di alunni (comma 6). Dunque la già debole figura del rappresentante di classe diventa del tutto residuale e non vi è cenno dei comitati genitori.

La proposta riforma di Bolzano

Analogamente la bozza di disegno di legge di Bolzano prevede che lo Statuto disciplini “l‘istituzione, la composizione e il funzionamento degli organi del circolo di scuola dell’infanzia o della scuola, nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità della scuola dell’infanzia o scolastica” (Art. 3).

Il consiglio della direzione di circolo o di istituto (art. 6) ovvero il consiglio di istituto (art. 12) – la cui composizione è fissata dallo Statuto, nel rispetto dei seguenti criteri: a) la direttrice o il direttore del circolo della scuola dell’infanzia ovvero il/la dirigente della scuola è membro di diritto; b) i genitori eletti e il personale docente eletto ovvero o genitori ed i docenti nelle scuole del primo ciclo di istruzione sono rappresentati in modo paritetico mentre nelle scuole del secondo ciclo di istruzione e formazione la rappresentanza eletta dai genitori e dalle alunne e dagli alunni è paritetica a quella eletta dal personale docente; c) la segretaria o il segretario del circolo di scuola dell’infanzia ovvero della scuola è membro di diritto; d) può essere integrato da ulteriori componenti che non hanno diritto di voto – redige, approva e modifica lo statuto, comprese le modalità di elezione nonché la sostituzione dei propri componenti, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.

Per quanto riguarda il previsto consiglio di classe (art. 15) “Per ulteriori attività non oggetto di valutazione delle alunne o degli alunni lo statuto definisce la composizione del consiglio di classe e il diritto di voto dei componenti” (comma 4).

L’analogia è palese. Anche in tal caso non è contemplata alcuna verifica preventiva o successiva degli Statuti né uno statuto tipo, né si fa menzione dei comitati genitori/studenti e la figura del rappresentante di classe è potenziale e/o comunque totalmente svilita.

Senza entrare nel merito in questa sede di competenze specifiche degli organi, occorre però evidenziare che mentre la PDL C.2259 lascia la presidenza del consiglio ad un genitore, a Bolzano è previsto semplicemente sia presieduto da un componente, eletto nel suo seno.

La peculiarità del sistema partecipativo di Bolzano

Se sul piano nazionale il ruolo del rappresentante ha sempre stentato a definirsi mentre il comitato genitori resta una figura potenziale e la sua disciplina è ridotta al solo comma 2 dell’art. 15 del Dlgs 297/94, tanto che di solito finisce per trasformarsi in associazione, per Bolzano una siffatta riforma finirebbe per cancellare invece un sistema partecipativo organico e completo.

Infatti la LP 20/95 istituisce i seguenti organi collegiali:

a) il consiglio di classe;

b) il collegio dei docenti;

c) il comitato per la valutazione del servizio dei docenti;

d) il consiglio di circolo o di istituto;

e) il comitato dei genitori;

f) il comitato degli studenti, limitatamente alle scuole secondarie di secondo grado.

Il CAPO III è dedicato alle Assemblee degli studenti e dei genitori ed il CAPO V ai Comitati (ovvero Consulte) provinciali degli studenti e dei genitori.

Nel sistema nazionale, gli organi collegiali restano sostanzialmente scollegati, salvo la “possibilità” di costituire un comitato per collegare i rappresentanti di classe.

Il Dlgs 297/94 non ha previsto le consulte ma nel 1996 il DPR 567/96 ha istituito le sole consulte provinciali degli studenti, successivamente organizzate anche a livello nazionale, creando quindi un sistema partecipativo parallelo e disomogeneo, immutato a seguito del DPR 301/05.

La L.P. 20/95 invece mette al centro la figura del rappresentante. Ed invero i rappresentati eletti a livello di classe costituiscono il comitato genitori (art. 10) a cui partecipano anche i rappresentanti in consiglio di istituto e nella consulta provinciale. Il comitato poi non solo elegge nel suo seno il presidente ed il rappresentante nel comitato (consulta) provinciale dei genitori e concorre nell’organizzazione dell’elezione dei rappresentanti dei genitori nel consiglio di circolo o di istituto ma altresì formula proposte e pareri in merito alla programmazione ed all’organizzazione dell’attività della scuola, poi sottoposti all’organo competente, nonché in merito alla collaborazione scuola-genitori e all’aggiornamento dei genitori ed ha la facoltà di esprimersi in merito a tutte le questioni iscritte all’ordine del giorno delle sedute del consiglio di circolo o di istituto. Elabora inoltre il proprio programma di lavoro relativo ai contatti tra scuola e famiglia e all’aggiornamento dei genitori e sottopone le relative proposte al consiglio di circolo o di istituto, che delibera in merito e provvede al finanziamento.

Inoltre (art. 6) i presidenti dei comitati dei genitori e degli studenti ed i rappresentanti della scuola nelle consulte dei genitori e degli studenti partecipano a titolo consultivo alle sedute del consiglio di circolo o d’istituto e il Presidente del consiglio di circolo o di istituto, il presidente del comitato dei genitori e degli studenti possono essere invitati a partecipare alle sedute del collegio dei docenti, senza diritto di voto (art. 4).

Nulla di questo resterebbe con la riforma.

Le consulte provinciali degli studenti e dei genitori poi, che fungevano da raccordo tra la scuola (ed il sistema partecipativo a livello di istituto) ed il consiglio scolastico provinciale della LP 24/1996, sono considerate ora dall’art. 19 della bozza di disegno di legge solo quale espressione della rappresentanza di genitori e studenti nell’ambito del consiglio scolastico provinciale con il compito di “inoltrare alle assessore e agli assessori provinciali all’istruzione e formazione proposte ritenute utili per migliorare i vari aspetti riguardanti la scuola”.

Tanto non può che essere interpretato nel senso di un sostanziale svilimento della partecipazione.

L’auspicio è che resti aperto un dialogo costruttivo affinché, attraverso emendamenti del testo, si ripensi il sistema partecipativo secondo tali indicazioni rafforzando la rappresentanza, giacché dal dialogo delle componenti la scuola non può che trarne giovamento.

Achammer: confronto sulla riforma degli organi collegiali

Achammer: confronto sulla riforma degli organi collegiali

lunedì 30 gennaio 2017

 Scuola / Cultura – La proposta di legge relativa agli organi collegiali è stata al centro di un recente incontro dell’assessore Achammer con alcuni gruppi d’interesse.

Nei giorni scorsi l’assessore provinciale alla scuola e cultura di lingua tedesca, Philipp Achammer, ha incontrato i rappresentanti di vari gruppi d’interesse e dei sindacati per raccogliere ulteriori suggerimenti e proposte riguardo alla riforma della legge provinciale relativa agli organi collegiali.

La legge provinciale attualmente in vigore risale al 1995 ed a causa delle profonde trasformazioni che hanno caratterizzato la vita scolastica negli ultimi vent’anni non corrisponde più alle esigenze del mondo della scuola.

Nel corso dell’incontro l’assessore Achammer ha sottolineato che la nuova legge dovrà offrire un quadro giuridico che coinvolga anche le scuole professionali, le scuole di musica e le scuole dell’infanzia che nell’attuale legge non vengono prese in considerazione.

In questo senso, secondo Achammer, la nuova legge dovrà divenire un vero e proprio “specchio della nostra società”.

Da parte dei presenti sono state esposte alcune proposte di riforma e di adeguamento della nuova legge alle mutate esigenze del mondo scolastico in modo tale da consentire una più ampia compartecipazione delle persone coinvolte alla definizione del futuro della scuola altoatesina.

Le varie proposte verranno vagliate dalle tre Intendenze scolastiche e quindi inserite in una prima bozza del disegno di legge che sarà sottoposta ad ulteriori consultazioni. Solo in una fase successiva il disegno di legge verrà sottoposto all’esame della Giunta provinciale ed infine del Consiglio provinciale per l’approvazione definitiva.

Fonte: http://www.regioni.it/dalleregioni/2017/01/30/achammer-confronto-sulla-riforma-degli-organi-collegiali-496977/

La soluzione del contenzioso sulla “mensa” e la rappresentanza territoriale

La soluzione del contenzioso sulla “mensa” e la rappresentanza territoriale

di Cinzia Olivieri

La questione del “pasto domestico” nel tempo mensa (da non semplificare con il consumo del “panino”), nonostante la chiara sentenza della Corte d’Appello di Torino, appare tutt’altro che risolta.

Infatti, com’è noto, l’USR Piemonte, con la Nota Reg. prot.n. 7480/2016 e allegati, a fronte del moltiplicarsi di richieste di esonero dal servizio di refezione con l’uso alternativo di pasto portato da casa, preannunciando ricorso per Cassazione, ha riportato un estratto dal parere dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Torino, reso con nota prot. 7542 dell’8 luglio 2016 (non allegata), per il quale, giacché la predetta sentenza, ai sensi dell’art. 2909 c.c., fa stato solo tra le parti può essere invocata solo dagli appellanti, sempre che intanto non abbiano cambiato scuola. Per l’effetto il decisum non può applicarsi a soggetti che non siano stati parti del giudizio.

Tanto quindi ha determinato la reazione delle famiglie, decise a rivendicare il proprio diritto di optare per il pasto domestico e di consumarlo all’interno dei locali della scuola attraverso procedimenti d’urgenza.

La nota dell’USR Piemonte però non entra nel merito delle indefettibili questioni di diritto portate dalla suddetta sentenza, ma reca in allegato le linee guida per l’educazione alimentare nella scuola italiana pubblicate nel 2011 ed un parere dell’Asl sul consumo del cibo portato dalle famiglie a scuola.

Quest’ultimo, in quanto tale non vincolante e risalente ormai al 2001 (prot. N. 573/A36 del 14 febbraio 2001), formulato su istanza di una istituzione scolastica ed avente ad oggetto: “richiesta di parere igienico sanitario in merito al consumo di cibi forniti dalle famiglie degli alunni e consumati a scuola”, testimonia in primo luogo che la questione è storica ed irrisolta.

Tale parere, prescindendo da eventuali accordi relativi all’appalto, evidenzia tra l’altro che ove il cibo sia portato da casa, com’è ovvio, la responsabilità della preparazione e del trasporto ricade sulle famiglie. Sottolinea inoltre la necessità che siano assicurate dalle scuole, in tale ipotesi, idonee condizioni igieniche fornendo all’uopo alcune indicazioni, tra le quali quella di procurarsi e mettere a disposizione frigoriferi e scaldavivande o carrelli termici. Si raccomanda altresì un equo bilanciamento dei cibi, ritenendo che ove questo non possa essere garantito, come nel caso di consumo del “panino”, tale situazione possa essere accettata solo per periodi limitati, come accade nell’ipotesi di temporanea sospensione del servizio di refezione.

Con ciò quindi non si esclude la possibilità di consumo a scuola del pasto domestico (a prescindere dalla condivisione di una tale ipotesi), ma si offrono istruzioni alle scuole ove questo avvenga. Peraltro nel caso che ci occupa non si pone la questione di garantire il bilanciamento degli alimenti, giacché le famiglie non chiedono di consumare un panino ma un pasto completo condividendo la necessità che esso sia  “dal punto di vista nutrizionale, equilibrato e di qualità“.

Le linee guida affrontano invece il tema dell’alimentazione come attività didattica.

Ebbene, premesso che nel 2015, in occasione dell’EXPO di Milano,  il MIUR ha pubblicato le nuove Linee Guida per l’educazione alimentare, comunque analoghe, anch’esse prescindono dalla questione che ci interessa, avendo riguardo alle azioni che la scuola può intraprendere non solo per favorire una corretta alimentazione ma anche un adeguato esercizio fisico, aiutando le famiglie a correggere eventuali errate abitudini alimentari e rafforzando il nostro patrimonio agroalimentare.

Non pare che tra le iniziative consigliate vi sia quella di assicurare solo un pasto unico fornito dal servizio mensa che è per sua natura “a richiesta”.

Invero occorre distinguere il “tempo mensa”, di cui non si discute l’utilità come momento formativo e di socializzazione, dal “servizio mensa” a domanda. I due concetti non possono in alcun modo essere assimilati.

Gli appellanti non appaiono contrari al tempo mensa né hanno chiesto di esserne esentati (semmai hanno dovuto necessariamente condurre a casa i propri figli per il pasto, il che non sembra inclusivo) ma hanno domandato il riconoscimento del loro diritto di poter somministrare il pasto domestico durante la refezione, senza con ciò ledere il corrispondente alternativo diritto di chi opti per il servizio comunale. Tale istanza dunque non può destare in sé alcuna forma di apprensione.

Le linee guida poi esprimono il convincimento che per formare i giovani all’uso e al consumo consapevole del cibo occorre “stabilire alleanze positive con le famiglie … per favorire senso di appartenenza alla vita della Scuola, condividendo le strategie educative alimentari”.

Alla famiglia è assegnato un ruolo determinante ed è chiamata ad una “partecipazione collaborativa sui temi dell’Educazione Alimentare” tanto vero che si afferma che se essa viene “esclusa dal percorso educativo scolastico, può assumere atteggiamenti negativi o contraddittori che, partendo da una sorta di scetticismo, possono favorire, al suo interno, stati di insofferenza fino a portarla ad entrare in competizione con l’ambiente scolastico. Al contrario, la collaborazione attiva e partecipe delle famiglie all’attività di Educazione Alimentare costituisce un elemento trainante per il suo successo”.

E’ evidente invece che vi sia un conflitto e scarso ascolto per le esigenze dei genitori … o meglio di coloro che le rappresentano e che appaiono attualmente esclusi da tavoli di confronto.

La situazione è aggravata dalla circostanza che non vi è solo contrapposizione tra famiglie ed ente locale/uffici ministeriali ma tra le famiglie stesse,  giacché la necessità del ricorso per Cassazione è stata sostenuta da alcune Associazioni dei genitori.

Se è certamente incontestabile il legittimo diritto di una persona (fisica o giuridica) di esprimere la propria individuale opinione, tuttavia purtroppo la perdita di luoghi di rappresentanza territoriale fa sì che la volontà collettiva dei singoli non organizzati, sebbene genitori con figli a scuola e perciò stesso meritevoli, resti inascoltata, in pratica declassata a quella di dissidenti.

Lo spirito del DPR 301/05 era ed è quello di assicurare a livello territoriale “una sede stabile di consultazione delle famiglie sulle problematiche studentesche e scolastiche”. Di tutte le famiglie. Proprio per acquisire le contrapposte posizioni e trovare una adeguata soluzione che non può né deve essere di chiusura. Il contrasto tra genitori occorre sia superato nell’interesse e per la serenità degli studenti.

Un conflitto, genericamente, si risolve o con la resa/sconfitta di una delle parti ovvero, se si vuole evitare la sua degenerazione (giacché uno scontro non è mai auspicabile per le non positive conseguenze), con una transazione attraverso reciproche concessioni.

L’auspicio è dunque che si riesca ad aprire un dialogo affinché, considerati anche i tempi necessari per la eventuale definizione del giudizio in Cassazione e quelli più rapidi dei ricorsi in sede cautelare, l’avvio del nuovo anno scolastico non sia turbato da tali contrasti.

Siamo peraltro prossimi all’uscita della circolare elezioni degli organi collegiali e sarebbe opportuno porsi altresì il problema di assicurare la rappresentanza territoriale dei genitori eletti della scuola.

Serve ancora la Giunta Esecutiva?

Serve ancora la Giunta Esecutiva?

di Cinzia Olivieri

La Giunta esecutiva è tra gli organi collegiali quello le cui funzioni, sul piano dell’utilità pratica, desta attualmente  sempre maggiori perplessità anche per il suo progressivo esautoramento, così che si registrano prassi diverse: tra casi in cui la sua convocazione precede ordinariamente quella del consiglio ed altri in cui invece è caduta in desuetudine.

Quanto alla sua formazione e composizione, per l’art. 8 del Dlgs 297/94 la Giunta è eletta nel seno del consiglio di istituto (secondo le regole stabilite dallo stesso, normalmente dal regolamento), dura in carica anch’essa tre anni ed è composta  da  un  docente, un  A.T.A. e due genitori (ovvero uno studente e un genitore nella secondaria di secondo grado). Ne fanno parte di diritto il dirigente scolastico,  che  la presiede, la convoca e ne dispone l’ordine del giorno  ed  il DSGA, che  svolge  anche  funzioni   di segretario. I suoi membri decadono e vengono surrogati come previsto per i consiglieri.

Questa stessa composizione era richiamata dal DI 28 maggio 1975 (ora sostituito dal DI 44/01), pertanto non è necessaria la presenza del presidente del consiglio di istituto alle sue riunioni, a meno che non sia anche eletto come membro di giunta. Non è escluso però che regolamenti interni possano prevederla facoltativamente, senza che ciò pregiudichi il suo regolare funzionamento.

L’art. 10 del Dlgs 297/94 dispone al comma 3 che il consiglio di istituto, esercita il suo potere deliberante “su  proposta  della giunta” per quanto  concerne  l’organizzazione  e  la  programmazione della  vita  e  dell’attività della scuola sulle materie analiticamente indicate:

a) adozione del regolamento interno;

b) acquisto,  rinnovo   e   conservazione   delle   attrezzature tecnico-scientifiche  e  dei  sussidi  didattici e acquisto dei materiali di consumo occorrenti per le esercitazioni;

c) adattamento del calendario scolastico alle specifiche esigenze ambientali;

d) criteri generali per la programmazione educativa;

e) criteri per la programmazione e l’attuazione  delle  attività parascolastiche, interscolastiche, extrascolastiche, con  particolare riguardo ai corsi di recupero e di sostegno,  alle  libere  attività complementari, alle visite guidate e ai viaggi di istruzione;

f) promozione di contatti con altre scuole o istituti;

g) partecipazione  del  circolo  o  dell’istituto  ad  attività culturali, sportive e ricreative di particolare interesse educativo;

h) forme  e  modalità  per   lo   svolgimento   di   iniziative assistenziali.

Pertanto quanto delibera su queste materie la norma prevede che il consiglio acquisisca la proposta della Giunta, che va quindi previamente convocata.

Per il successivo comma 10 “La giunta esecutiva predispone il bilancio preventivo e il conto consuntivo; prepara i lavori del consiglio di circolo o di istituto, fermo restando il diritto di iniziativa del consiglio stesso, e cura l’esecuzione delle relative delibere.”

Analogamente l’art. 3 del DI 28 maggio 1975 disponeva che la Giunta:

a) predispone il bilancio preventivo e le eventuali variazioni, nonché il conto consuntivo;

b) prepara i lavori del consiglio e cura l’esecuzione delle delibere dello stesso;

c) designa nel suo seno la persona che, unitamente al direttore didattico o al preside e al segretario del circolo o dell’istituto, firma gli ordini d’incasso (reversali) e di pagamento (mandati).

Il compito di “preparare i lavori del consiglio” in quanto inserito soltanto in questo comma e con riferimento a queste specifiche materie, appare  relativo alla sola predisposizione di bilancio (ora programma annuale) e conto consuntivo. Infatti il DI 28 maggio 1975 dettava le Istruzioni amministrativo-contabili prima che, a seguito dell’autonomia ed ai riconosciuti nuovi poteri del dirigente, fosse sostituito dal DI 44/01.

Quest’ultimo ha ridotto le competenze della Giunta, avendo riconosciuto la capacità negoziale esclusivamente al dirigente (art. 31) ed individuato gli interventi del consiglio di istituto in tale attività (art. 33) e prevedendo che soltanto il programma annuale (art. 2) e le sue modifiche (art. 6) siano proposte al Consiglio dalla stessa. Dunque, secondo quanto si desume dal DI 44/01, solo prima dell’approvazione del programma annuale e delle sue modifiche la Giunta, che lo propone  preparando i lavori del consiglio, deve essere previamente convocata,  non altrettanto per il  conto consuntivo.

Anche le reversali (art. 10 DI 44/01) ora sono firmate solo dal Dirigente e dal DSGA.

Per il resto, resta “fermo il diritto di iniziativa del consiglio” il quale quindi, nei limiti previsti, non può ritenersi totalmente vincolato al passaggio dalla Giunta.

Ed in effetti, nei successivi comma da 4 a 8 dell’art. 10 del Dlgs 297/94 non è menzionato un coinvolgimento della Giunta allorquando il consiglio: delibera i criteri  generali  relativi  alla  formazione  delle   classi,   l’assegnazione ad  esse  dei  singoli  docenti,  l’adattamento  dell’orario  delle  lezioni  e  delle  altre  attività  scolastiche;  esprime  parere  sull’ andamento  generale,  didattico  ed  amministrativo,  dell’istituto, e stabilisce i criteri per l’espletamento dei  servizi amministrativi (comma 4); ovvero altresì quando esercita  le  funzioni  in  materia   di   sperimentazione   ed aggiornamento (comma  5)  nonché le competenze in materia di uso  delle  attrezzature  e degli edifici scolastici (comma  6);  infine quando delibera,  le iniziative dirette alla educazione della  salute  e  alla prevenzione delle tossicodipendenze (comma 7) o su ogni altro argomento attribuito dalle norme alla sua competenza (comma 8).

La Giunta Esecutiva non ha inoltre più i compiti  in materia disciplinare, stabiliti dai comma 11 e 12 del Dlgs 297/94, assegnati ora dal DPR 249/98, come modificato dal DPR 235/07 a: dirigente scolastico, consiglio di classe e consiglio di istituto e, in sede di ricorso, all’organo di garanzia interno e regionale.

Anche quello di “curare l’esecuzione” delle delibere del consiglio (art. 10 comma 10 Dlgs 297/94  e art. 3 DI 28 maggio 1975 ) appare, specie a seguito dell’autonomia ed ai rinnovati  poteri del dirigente di cui all’art. 25  Dgs 165/01, prerogativa essenzialmente di questi (art. 4 DI 28 maggio 1975 e art. 396 Dlgs 297/94)

Lo schema di decreto interministeriale allegato alla  nota 01/06/2011 n. 4638 ha individuato però nuove competenze in merito alla determinazione della dotazione organica degli assistenti tecnici prevedendo  che: “Art. 5 – Assistenti tecnici 5.1. La dotazione organica relativa al profilo professionale di assistente tecnico è determinata mediante deliberazione della giunta esecutiva di ciascun istituto in ragione di un’unità per ogni laboratorio funzionante e utilizzato in attività didattiche, programmate a norma dell’ordinamento degli studi ed effettivamente svolte per almeno 24 ore settimanali. Ove si verifichi la situazione descritta, la giunta esecutiva, anche al fine di evitare duplicazioni di competenze, nelle situazioni previste dagli ordinamenti didattici vigenti di compresenza tra docenti, insegnanti tecnico-pratici ed assistenti tecnici, deve commisurare la dotazione organica di ciascuna area professionale alle effettive necessità di impiego degli assistenti tecnici, con riguardo alle professionalità disponibili nell’ambito dell’istituzione scolastica nonché alle esigenze organizzative derivanti dalla contemporanea utilizzazione dei diversi laboratori compresi nella medesima area”.

Gli artt. 42 e 43 del  Dlgs 297/94 non stabiliscono la pubblicità degli atti o delle sedute della Giunta Esecutiva, ma è sempre concesso l’accesso ai sensi  della L 241/90.

Neanche la CM 105/75, che funziona come regolamento tipo, indica espressamente  quanto tempo debba intercorrere tra la riunione di Giunta e quello del consiglio e di quanto la prima debba precedere la seconda, tanto che spesso essa si svolge abitualmente nella stessa giornata anticipandolo di qualche ora o anche meno. Anche in tal caso quindi è opportuno che intervengano i regolamenti delle singole scuole.

Dunque, le incertezze attuali sono determinate dalla evoluzione normativa non seguita da un chiaro adeguamento che hanno portato ad un progressivo svilimento dell’organo tanto che nelle più recenti proposte di legge di riforma degli organi collegiali non ve n’è praticamente traccia.

24.07.2016

 

Conto Consuntivo e Programma annuale tra termini e scadenze

Conto Consuntivo e Programma annuale tra termini e scadenze

di Cinzia Olivieri

Sono ormai decorsi i 180 giorni dall’entrata in vigore della L 107/15 (16 luglio 2015) e si attendono  ancora “le necessarie modifiche al regolamento di cui  al decreto del Ministro della pubblica istruzione 1º febbraio  2001” previste dal comma 143 della legge.  Intanto quindi è comunque interessante  approfondire alcuni aspetti relativi ai termini di approvazione del conto consuntivo (e del programma annuale).

Per l’art. 18 del DI 44/015. Il conto consuntivo è predisposto dal direttore (il DSGA)  entro il 15 marzo ed è sottoposto dal dirigente all’esame del Collegio dei revisori dei conti, unitamente ad una dettagliata relazione che illustra l’andamento della gestione dell’istituzione scolastica e i risultati conseguiti in relazione agli obiettivi programmati. Esso, corredato della relazione del collegio dei revisori dei conti, è sottoposto, entro il 30 aprile, all’approvazione del Consiglio di istituto.

Dunque il DSGA predispone il consuntivo ed il dirigente, unitamente ad una relazione illustrativa, lo sottopone all’esame dei revisori. Questi, all’esito dei controlli, eventualmente effettuano rilievi e quindi rilasciano il proprio parere, favorevole o sfavorevole, in merito alla sua regolarità. Entro il 30 aprile il documento è infine sottoposto al consiglio di istituto per l’approvazione.

Il conto consuntivo approvato dal Consiglio di istituto in difformità dal parere espresso dal Collegio dei revisori dei conti, è trasmesso, entro il 15 maggio, all’Ufficio scolastico regionale, corredato di tutti gli allegati, del programma annuale, con relative variazioni e delibere, nonché di una dettagliata e motivata relazione, ai fini dell’adozione dei provvedimenti di competenza”(art. 18 comma 6 DI 44/01) .

Dunque è possibile che il consiglio di istituto approvi il consuntivo nonostante il parere sfavorevole dei revisori. In tal caso  tale approvazione deve intervenire nel termine sopra indicato del 30 aprile  affinché nei successivi quindici giorni (comma 9) esso possa essere pubblicato nel sito della scuola e  trasmesso nel termine del 15 maggio all’USR per gli opportuni provvedimenti.

Il 30 aprile non costituisce però l’ultima scadenza utile per l’approvazione e pertanto esso viene considerato un termine ordinatorio, in quanto ove non venga osservato non sono previsti effetti o conseguenze. Infatti (comma 7) “Nel caso in cui il Consiglio di istituto non deliberi sul conto consuntivo entro 45 giorni dalla sua presentazione, il dirigente ne dà comunicazione al Collegio dei revisori dei conti e al dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, che nomina un commissario ad acta per il relativo adempimento.

Il consiglio di istituto quindi ha ulteriori 45 giorni dalla sua presentazione per approvare il consuntivo. Il 14 giugno è perciò il termine perentorio. Infatti, decorsa inutilmente tale data, l’USR nomina un commissario ad acta per l’approvazione, che avviene comunque se il consiglio per qualsiasi ragione non vi provveda.

Quest’anno, la Nota 12.04.2016, Prot. N. 5454preso atto che sono ancora in corso di perfezionamento le nomine dei Revisori dei Conti in rappresentanza del Ministero dell’economia e delle finanze per il triennio 2016-2019 … al fine di assicurare un adeguato intervallo di tempo ai revisori dei conti del MIUR e del MEF in modo da effettuare congiuntamente le verifiche contabili previste dal Regolamento di Contabilità” ha differito, in via eccezionale, al 15 giugno 2016 il termine per l’approvazione del Conto Consuntivo 2015 da parte del Consiglio di Istituto.

Il differimento riguarda evidentemente il temine ordinatorio del 30 aprile, a cui peraltro  la nota stessa fa espresso riferimento, che pertanto diventa il 15 giugno. Sussiste perciò il rischio, per le scuole che non avessero ancora ricevuto la visita dei revisori,  di approvare il consuntivo a Luglio (entro il 30 se consideriamo i 45 giorni dal 15 giugno), in estate inoltrata, e di commissariamento ad acta in caso manchi il numero legale.

Anche per l’approvazione del programma annuale sono previsti termini, ordinatori e perentori, con alcune differenze.

Il programma annuale (art. 2 DI 44/01) è predisposto dal Dirigente Scolastico … “e proposto dalla Giunta esecutiva con apposita relazione e con il parere di regolarità contabile del Collegio dei revisori, entro il 31 ottobre, al … Consiglio di istituto. La relativa delibera è adottata dal Consiglio d’istituto entro il 15 dicembre dell’anno precedente quello di riferimento, anche nel caso di mancata acquisizione del predetto parere del collegio dei revisori dei conti entro i cinque giorni antecedenti la data fissata per la deliberazione stessa”.

Il tal caso è perciò il dirigente che lo predispone e sottopone previamente alla Giunta la quale lo propone entro il 31 ottobre, corredato della relazione illustrativa e del parere di regolarità (ove vi sia) dei revisori, al Consiglio di istituto, che ha poi ulteriori 45 giorni per approvarlo.

Il 15 dicembre però non è un termine perentorio perché la mancata approvazione non determina conseguenze.

Infatti il successivo art. 8 rubricato: Esercizio provvisorio al secondo capoverso afferma:Qualora il programma non sia stato approvato entro 45 giorni dall’inizio dell’esercizio, il dirigente ne dà immediata comunicazione all’Ufficio scolastico regionale, cui è demandato il compito di nominare, entro i successivi 15 giorni, un commissario ad acta che provvede al predetto adempimento entro il termine prestabilito nell’atto di nomina”.

Dunque il termine perentorio per l’approvazione del programma è 45 giorni dall’inizio dell’esercizio, che decorre dal  1° gennaio (comma 1 dell’art. 2), e scade perciò il 14 febbraio. Esso sarà approvato comunque dal commissario ad acta se il consiglio non vi provvede.

La procedura di approvazione dei documenti contabili appare pertanto costituita da:

–         una fase prodromica all’approvazione, preparatoria, alla quale partecipano più soggetti (DS/DSGA, revisori, Giunta) e che si conclude, nei termini indicati (30 aprile/31 ottobre), con la presentazione al consiglio di istituto;

–         segue la fase deliberativa, di competenza del consiglio di istituto (entro e non oltre il 14 giugno/14 febbraio).

E’ testuale che solo il consiglio possa operare nel termine perentorio. La scadenza ulteriore è finalizzata esclusivamente a  consentire una delibera di approvazione. Potrebbe accadere infatti ad esempio che il consiglio non raggiunga il numero legale (art. 37 Dlgs 297/94) e quindi occorra riconvocarlo rispettando anche le varie esigenze organizzative.

Dunque non sarebbe corretto ritenere, come comunemente accade, che qualsiasi fase della procedura possa essere compiuta successivamente alle scadenze previste purché essa si completi nel termine finale (14 febbraio – 14 giugno).

Tuttavia, poiché solo la mancata tempestiva deliberazione determina il commissariamento mentre un eventuale  ritardo nella presentazione al consiglio resta privo di effetti, i termini antecedenti a quello perentorio diventano di fatto non vincolanti, indicativi, comunque privi di pregiudizio.

I genitori in particolare, che già faticano a seguire il funzionamento della scuola, spesso sono confusi da tale incertezza temporale. È auspicabile, pertanto, che le necessarie modifiche al regolamento di contabilità tengano conto di tanto anche al fine di garantire a tali procedure maggiore chiarezza ed uniformità.

In: http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=78330

Forum dei genitori della e nella buona scuola

Forum dei genitori della e nella buona scuola

di Cinzia Olivieri

A seguito della riorganizzazione ministeriale pare non si riscontrino più Uffici con competenza specifica per gli organi collegiali ma soltanto con riferimento generale alla Partecipazione, che si sostanzia soprattutto nell’attività dei Forum delle Associazioni dei Genitori (e degli studenti nonché delle loro Consulte).

Il Dlgs 233/99  aveva introdotto i nuovi organi collegiali territoriali, ma con la L 463/01 si è precisato che l’abrogazione di quelli esistenti e disciplinati dal Dlgs 297/94 sarebbe seguita solo  “con effetto della costituzione dei nuovi organi collegiali locali e regionali.

Tuttavia, nell’attesa, la CM 192/00 ha indetto per l’ultima volta le elezioni (suppletive) degli organi collegiali territoriali per l’anno scolastico 2000/01 considerandosi imminente l’insediamento dei nuovi.

Intanto è emanato il primo decreto (DM 106/01) istitutivo del Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori maggiormente rappresentative (FoNAGS), successivamente sostituito dal DM  14/2002 che costituisce fonte di riferimento.

Il DPR 301/05, integrando il DPR 567/96 che aveva introdotto le sole Consulte provinciali degli studenti, ha individuato successivamente i requisiti di accreditamento dei Forum (delle associazioni degli studenti e dei genitori) prevedendone le diramazioni regionali.

Il Forum Nazionale delle Associazioni dei genitori è composto (art. 3 DPR 301/05) dai rappresentanti di associazioni o di confederazioni di associazioni di genitori di alunni di istituto statale o paritario. La successiva nota del 20 marzo del 2006 ha precisato che deve trattarsi di genitori di alunni frequentanti istituti statali o paritari.

In realtà, il requisito della frequenza  appare evidente anche senza tale precisazione sia perché per essere “genitori di alunni” questi ultimi debbano essere iscritti a scuola sia perché esso è espressamente specificato per il Forum degli studenti, composto appunto da alunni frequentanti nell’anno in corso un istituto di istruzione secondaria superiore statale o paritario e risulterebbe immotivata tale diversità in due organismi analoghi e disciplinati da una stessa disposizione normativa. La questione è piuttosto stabilire se tale requisito debba appartenere alle associazioni in sé (per cui solo associazioni di genitori di alunni frequentanti possano essere ammesse al Forum) o ai rappresentanti designati dalle stesse nel Forum.

Senza entrare nel merito di ulteriori attributi richiesti, le associazioni costituenti il FoNAGS, così come quelle riconosciute rappresentative dal DPR 301/05 (e prima dal DM  14/2002), non appaiono statutariamente costituite soltanto ed esclusivamente da genitori con figli iscritti  a scuola, dunque, stante la chiara espressione letterale del testo normativo, non modificabile se non da una norma di pari grado, si può desumere che nelle intenzioni suddetto requisito dovesse essere posseduto quanto meno dai rappresentanti designati dalle associazioni nei Forum. Invero esso non costituisce di per sè un limite all’autodeterminazione di un’associazione in quanto tale, la quale resta libera di organizzarsi, ma solo una condizione per l’accreditamento.

Il rapporto attuale dei genitori con la scuola è indispensabile per un efficace ruolo di rappresentanza. Né il tramite o l’esperienza partecipativa trascorsa (pur certamente importante e da non disperdere) possono considerasi bastevoli.

Solo chi ha diretto contatto con un mondo in continua evoluzione come la scuola può comprenderne e vivere le intime problematiche e proporre idonee soluzioni.

Peraltro il Dpr 301/05, tra i criteri con cui devono accertarsi le caratteristiche di  maggiore rappresentatività a livello nazionale delle associazioni che chiedono di partecipare al forum degli studenti, indica il numero di associati non inferiore a 3000 unità, o di rappresentanti nei consigli di istituto non inferiore a 200 unità, o di rappresentanti nelle consulte provinciali di cui all’articolo 6 non inferiore a 100 unità. Per i genitori non è previsto tale collegamento con la rappresentanza della scuola, che purtroppo resta non riconosciuta a livello centrale e non direttamente coinvolta neanche nei neo costituiti gruppi di coordinamento regionale per la partecipazione di cui alla  Nota 21 settembre 2015  e alla successiva Nota 29 settembre 2015, AOODGSIP 5898).

In attesa dei dati relativi ai Forum regionali ed alle loro attività che dovrebbero essere pubblicizzate dai siti degli uffici regionali (ai sensi del Dpr 301/05), appare evidente che la loro diffusione non risulta capillare, tant’è che ai gruppi di coordinamento è affidato il compito di verificare il corretto insediamento e funzionamento dei FoRAGS.

Ferma l’importanza della capitalizzazione delle esperienze tutte di partecipazione (che non devono andare disperse) occorrerebbe che i Forum fungessero, in un rapporto inter pares, non di sovraordine né didattico ma dialettico, da volano della rappresentanza della scuola per il riconoscimento di questa anche a livello ministeriale.

 

26.05.2016

In: http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=77431