Categoria: Formazione

DIRITTI E DOVERI IN AMBITO SCOLASTICO

DIRITTI E DOVERI IN AMBITO SCOLASTICO

Si è concluso l’11 maggio, presso l’Istituto Omnicomprensivo «Fanfani – Camaiti» di Pieve Santo Stefano (Ar), il previsto ciclo di incontri sui diritti e doveri in ambito scolastico per orientarsi tra compiti, competenze e ruoli, rivolto a tutte le componenti scolastiche.

In una realtà complessa, articolata e sotto alcuni aspetti unica di un istituto che comprende oltre alle Sezioni Primavera – Scuola dell’infanzia – Primaria – Secondaria I grado – Secondaria II grado nonché Convitto maschile e femminile può accadere che gli ingranaggi nel sistema dei rapporti Scuola-Famiglia possano incepparsi. Gli incontri hanno costituito occasione di confronto con docenti, amministrativi, educatori ed anche studenti su tematiche di interesse come il sistema delle responsabilità, la partecipazione, la valutazione, l’inclusione.

In allegato le locandine dei tre incontri

Fonte: Edscuola http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=90561

La soluzione del contenzioso sulla “mensa” e la rappresentanza territoriale

La soluzione del contenzioso sulla “mensa” e la rappresentanza territoriale

di Cinzia Olivieri

La questione del “pasto domestico” nel tempo mensa (da non semplificare con il consumo del “panino”), nonostante la chiara sentenza della Corte d’Appello di Torino, appare tutt’altro che risolta.

Infatti, com’è noto, l’USR Piemonte, con la Nota Reg. prot.n. 7480/2016 e allegati, a fronte del moltiplicarsi di richieste di esonero dal servizio di refezione con l’uso alternativo di pasto portato da casa, preannunciando ricorso per Cassazione, ha riportato un estratto dal parere dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Torino, reso con nota prot. 7542 dell’8 luglio 2016 (non allegata), per il quale, giacché la predetta sentenza, ai sensi dell’art. 2909 c.c., fa stato solo tra le parti può essere invocata solo dagli appellanti, sempre che intanto non abbiano cambiato scuola. Per l’effetto il decisum non può applicarsi a soggetti che non siano stati parti del giudizio.

Tanto quindi ha determinato la reazione delle famiglie, decise a rivendicare il proprio diritto di optare per il pasto domestico e di consumarlo all’interno dei locali della scuola attraverso procedimenti d’urgenza.

La nota dell’USR Piemonte però non entra nel merito delle indefettibili questioni di diritto portate dalla suddetta sentenza, ma reca in allegato le linee guida per l’educazione alimentare nella scuola italiana pubblicate nel 2011 ed un parere dell’Asl sul consumo del cibo portato dalle famiglie a scuola.

Quest’ultimo, in quanto tale non vincolante e risalente ormai al 2001 (prot. N. 573/A36 del 14 febbraio 2001), formulato su istanza di una istituzione scolastica ed avente ad oggetto: “richiesta di parere igienico sanitario in merito al consumo di cibi forniti dalle famiglie degli alunni e consumati a scuola”, testimonia in primo luogo che la questione è storica ed irrisolta.

Tale parere, prescindendo da eventuali accordi relativi all’appalto, evidenzia tra l’altro che ove il cibo sia portato da casa, com’è ovvio, la responsabilità della preparazione e del trasporto ricade sulle famiglie. Sottolinea inoltre la necessità che siano assicurate dalle scuole, in tale ipotesi, idonee condizioni igieniche fornendo all’uopo alcune indicazioni, tra le quali quella di procurarsi e mettere a disposizione frigoriferi e scaldavivande o carrelli termici. Si raccomanda altresì un equo bilanciamento dei cibi, ritenendo che ove questo non possa essere garantito, come nel caso di consumo del “panino”, tale situazione possa essere accettata solo per periodi limitati, come accade nell’ipotesi di temporanea sospensione del servizio di refezione.

Con ciò quindi non si esclude la possibilità di consumo a scuola del pasto domestico (a prescindere dalla condivisione di una tale ipotesi), ma si offrono istruzioni alle scuole ove questo avvenga. Peraltro nel caso che ci occupa non si pone la questione di garantire il bilanciamento degli alimenti, giacché le famiglie non chiedono di consumare un panino ma un pasto completo condividendo la necessità che esso sia  “dal punto di vista nutrizionale, equilibrato e di qualità“.

Le linee guida affrontano invece il tema dell’alimentazione come attività didattica.

Ebbene, premesso che nel 2015, in occasione dell’EXPO di Milano,  il MIUR ha pubblicato le nuove Linee Guida per l’educazione alimentare, comunque analoghe, anch’esse prescindono dalla questione che ci interessa, avendo riguardo alle azioni che la scuola può intraprendere non solo per favorire una corretta alimentazione ma anche un adeguato esercizio fisico, aiutando le famiglie a correggere eventuali errate abitudini alimentari e rafforzando il nostro patrimonio agroalimentare.

Non pare che tra le iniziative consigliate vi sia quella di assicurare solo un pasto unico fornito dal servizio mensa che è per sua natura “a richiesta”.

Invero occorre distinguere il “tempo mensa”, di cui non si discute l’utilità come momento formativo e di socializzazione, dal “servizio mensa” a domanda. I due concetti non possono in alcun modo essere assimilati.

Gli appellanti non appaiono contrari al tempo mensa né hanno chiesto di esserne esentati (semmai hanno dovuto necessariamente condurre a casa i propri figli per il pasto, il che non sembra inclusivo) ma hanno domandato il riconoscimento del loro diritto di poter somministrare il pasto domestico durante la refezione, senza con ciò ledere il corrispondente alternativo diritto di chi opti per il servizio comunale. Tale istanza dunque non può destare in sé alcuna forma di apprensione.

Le linee guida poi esprimono il convincimento che per formare i giovani all’uso e al consumo consapevole del cibo occorre “stabilire alleanze positive con le famiglie … per favorire senso di appartenenza alla vita della Scuola, condividendo le strategie educative alimentari”.

Alla famiglia è assegnato un ruolo determinante ed è chiamata ad una “partecipazione collaborativa sui temi dell’Educazione Alimentare” tanto vero che si afferma che se essa viene “esclusa dal percorso educativo scolastico, può assumere atteggiamenti negativi o contraddittori che, partendo da una sorta di scetticismo, possono favorire, al suo interno, stati di insofferenza fino a portarla ad entrare in competizione con l’ambiente scolastico. Al contrario, la collaborazione attiva e partecipe delle famiglie all’attività di Educazione Alimentare costituisce un elemento trainante per il suo successo”.

E’ evidente invece che vi sia un conflitto e scarso ascolto per le esigenze dei genitori … o meglio di coloro che le rappresentano e che appaiono attualmente esclusi da tavoli di confronto.

La situazione è aggravata dalla circostanza che non vi è solo contrapposizione tra famiglie ed ente locale/uffici ministeriali ma tra le famiglie stesse,  giacché la necessità del ricorso per Cassazione è stata sostenuta da alcune Associazioni dei genitori.

Se è certamente incontestabile il legittimo diritto di una persona (fisica o giuridica) di esprimere la propria individuale opinione, tuttavia purtroppo la perdita di luoghi di rappresentanza territoriale fa sì che la volontà collettiva dei singoli non organizzati, sebbene genitori con figli a scuola e perciò stesso meritevoli, resti inascoltata, in pratica declassata a quella di dissidenti.

Lo spirito del DPR 301/05 era ed è quello di assicurare a livello territoriale “una sede stabile di consultazione delle famiglie sulle problematiche studentesche e scolastiche”. Di tutte le famiglie. Proprio per acquisire le contrapposte posizioni e trovare una adeguata soluzione che non può né deve essere di chiusura. Il contrasto tra genitori occorre sia superato nell’interesse e per la serenità degli studenti.

Un conflitto, genericamente, si risolve o con la resa/sconfitta di una delle parti ovvero, se si vuole evitare la sua degenerazione (giacché uno scontro non è mai auspicabile per le non positive conseguenze), con una transazione attraverso reciproche concessioni.

L’auspicio è dunque che si riesca ad aprire un dialogo affinché, considerati anche i tempi necessari per la eventuale definizione del giudizio in Cassazione e quelli più rapidi dei ricorsi in sede cautelare, l’avvio del nuovo anno scolastico non sia turbato da tali contrasti.

Siamo peraltro prossimi all’uscita della circolare elezioni degli organi collegiali e sarebbe opportuno porsi altresì il problema di assicurare la rappresentanza territoriale dei genitori eletti della scuola.

Serve ancora la Giunta Esecutiva?

Serve ancora la Giunta Esecutiva?

di Cinzia Olivieri

La Giunta esecutiva è tra gli organi collegiali quello le cui funzioni, sul piano dell’utilità pratica, desta attualmente  sempre maggiori perplessità anche per il suo progressivo esautoramento, così che si registrano prassi diverse: tra casi in cui la sua convocazione precede ordinariamente quella del consiglio ed altri in cui invece è caduta in desuetudine.

Quanto alla sua formazione e composizione, per l’art. 8 del Dlgs 297/94 la Giunta è eletta nel seno del consiglio di istituto (secondo le regole stabilite dallo stesso, normalmente dal regolamento), dura in carica anch’essa tre anni ed è composta  da  un  docente, un  A.T.A. e due genitori (ovvero uno studente e un genitore nella secondaria di secondo grado). Ne fanno parte di diritto il dirigente scolastico,  che  la presiede, la convoca e ne dispone l’ordine del giorno  ed  il DSGA, che  svolge  anche  funzioni   di segretario. I suoi membri decadono e vengono surrogati come previsto per i consiglieri.

Questa stessa composizione era richiamata dal DI 28 maggio 1975 (ora sostituito dal DI 44/01), pertanto non è necessaria la presenza del presidente del consiglio di istituto alle sue riunioni, a meno che non sia anche eletto come membro di giunta. Non è escluso però che regolamenti interni possano prevederla facoltativamente, senza che ciò pregiudichi il suo regolare funzionamento.

L’art. 10 del Dlgs 297/94 dispone al comma 3 che il consiglio di istituto, esercita il suo potere deliberante “su  proposta  della giunta” per quanto  concerne  l’organizzazione  e  la  programmazione della  vita  e  dell’attività della scuola sulle materie analiticamente indicate:

a) adozione del regolamento interno;

b) acquisto,  rinnovo   e   conservazione   delle   attrezzature tecnico-scientifiche  e  dei  sussidi  didattici e acquisto dei materiali di consumo occorrenti per le esercitazioni;

c) adattamento del calendario scolastico alle specifiche esigenze ambientali;

d) criteri generali per la programmazione educativa;

e) criteri per la programmazione e l’attuazione  delle  attività parascolastiche, interscolastiche, extrascolastiche, con  particolare riguardo ai corsi di recupero e di sostegno,  alle  libere  attività complementari, alle visite guidate e ai viaggi di istruzione;

f) promozione di contatti con altre scuole o istituti;

g) partecipazione  del  circolo  o  dell’istituto  ad  attività culturali, sportive e ricreative di particolare interesse educativo;

h) forme  e  modalità  per   lo   svolgimento   di   iniziative assistenziali.

Pertanto quanto delibera su queste materie la norma prevede che il consiglio acquisisca la proposta della Giunta, che va quindi previamente convocata.

Per il successivo comma 10 “La giunta esecutiva predispone il bilancio preventivo e il conto consuntivo; prepara i lavori del consiglio di circolo o di istituto, fermo restando il diritto di iniziativa del consiglio stesso, e cura l’esecuzione delle relative delibere.”

Analogamente l’art. 3 del DI 28 maggio 1975 disponeva che la Giunta:

a) predispone il bilancio preventivo e le eventuali variazioni, nonché il conto consuntivo;

b) prepara i lavori del consiglio e cura l’esecuzione delle delibere dello stesso;

c) designa nel suo seno la persona che, unitamente al direttore didattico o al preside e al segretario del circolo o dell’istituto, firma gli ordini d’incasso (reversali) e di pagamento (mandati).

Il compito di “preparare i lavori del consiglio” in quanto inserito soltanto in questo comma e con riferimento a queste specifiche materie, appare  relativo alla sola predisposizione di bilancio (ora programma annuale) e conto consuntivo. Infatti il DI 28 maggio 1975 dettava le Istruzioni amministrativo-contabili prima che, a seguito dell’autonomia ed ai riconosciuti nuovi poteri del dirigente, fosse sostituito dal DI 44/01.

Quest’ultimo ha ridotto le competenze della Giunta, avendo riconosciuto la capacità negoziale esclusivamente al dirigente (art. 31) ed individuato gli interventi del consiglio di istituto in tale attività (art. 33) e prevedendo che soltanto il programma annuale (art. 2) e le sue modifiche (art. 6) siano proposte al Consiglio dalla stessa. Dunque, secondo quanto si desume dal DI 44/01, solo prima dell’approvazione del programma annuale e delle sue modifiche la Giunta, che lo propone  preparando i lavori del consiglio, deve essere previamente convocata,  non altrettanto per il  conto consuntivo.

Anche le reversali (art. 10 DI 44/01) ora sono firmate solo dal Dirigente e dal DSGA.

Per il resto, resta “fermo il diritto di iniziativa del consiglio” il quale quindi, nei limiti previsti, non può ritenersi totalmente vincolato al passaggio dalla Giunta.

Ed in effetti, nei successivi comma da 4 a 8 dell’art. 10 del Dlgs 297/94 non è menzionato un coinvolgimento della Giunta allorquando il consiglio: delibera i criteri  generali  relativi  alla  formazione  delle   classi,   l’assegnazione ad  esse  dei  singoli  docenti,  l’adattamento  dell’orario  delle  lezioni  e  delle  altre  attività  scolastiche;  esprime  parere  sull’ andamento  generale,  didattico  ed  amministrativo,  dell’istituto, e stabilisce i criteri per l’espletamento dei  servizi amministrativi (comma 4); ovvero altresì quando esercita  le  funzioni  in  materia   di   sperimentazione   ed aggiornamento (comma  5)  nonché le competenze in materia di uso  delle  attrezzature  e degli edifici scolastici (comma  6);  infine quando delibera,  le iniziative dirette alla educazione della  salute  e  alla prevenzione delle tossicodipendenze (comma 7) o su ogni altro argomento attribuito dalle norme alla sua competenza (comma 8).

La Giunta Esecutiva non ha inoltre più i compiti  in materia disciplinare, stabiliti dai comma 11 e 12 del Dlgs 297/94, assegnati ora dal DPR 249/98, come modificato dal DPR 235/07 a: dirigente scolastico, consiglio di classe e consiglio di istituto e, in sede di ricorso, all’organo di garanzia interno e regionale.

Anche quello di “curare l’esecuzione” delle delibere del consiglio (art. 10 comma 10 Dlgs 297/94  e art. 3 DI 28 maggio 1975 ) appare, specie a seguito dell’autonomia ed ai rinnovati  poteri del dirigente di cui all’art. 25  Dgs 165/01, prerogativa essenzialmente di questi (art. 4 DI 28 maggio 1975 e art. 396 Dlgs 297/94)

Lo schema di decreto interministeriale allegato alla  nota 01/06/2011 n. 4638 ha individuato però nuove competenze in merito alla determinazione della dotazione organica degli assistenti tecnici prevedendo  che: “Art. 5 – Assistenti tecnici 5.1. La dotazione organica relativa al profilo professionale di assistente tecnico è determinata mediante deliberazione della giunta esecutiva di ciascun istituto in ragione di un’unità per ogni laboratorio funzionante e utilizzato in attività didattiche, programmate a norma dell’ordinamento degli studi ed effettivamente svolte per almeno 24 ore settimanali. Ove si verifichi la situazione descritta, la giunta esecutiva, anche al fine di evitare duplicazioni di competenze, nelle situazioni previste dagli ordinamenti didattici vigenti di compresenza tra docenti, insegnanti tecnico-pratici ed assistenti tecnici, deve commisurare la dotazione organica di ciascuna area professionale alle effettive necessità di impiego degli assistenti tecnici, con riguardo alle professionalità disponibili nell’ambito dell’istituzione scolastica nonché alle esigenze organizzative derivanti dalla contemporanea utilizzazione dei diversi laboratori compresi nella medesima area”.

Gli artt. 42 e 43 del  Dlgs 297/94 non stabiliscono la pubblicità degli atti o delle sedute della Giunta Esecutiva, ma è sempre concesso l’accesso ai sensi  della L 241/90.

Neanche la CM 105/75, che funziona come regolamento tipo, indica espressamente  quanto tempo debba intercorrere tra la riunione di Giunta e quello del consiglio e di quanto la prima debba precedere la seconda, tanto che spesso essa si svolge abitualmente nella stessa giornata anticipandolo di qualche ora o anche meno. Anche in tal caso quindi è opportuno che intervengano i regolamenti delle singole scuole.

Dunque, le incertezze attuali sono determinate dalla evoluzione normativa non seguita da un chiaro adeguamento che hanno portato ad un progressivo svilimento dell’organo tanto che nelle più recenti proposte di legge di riforma degli organi collegiali non ve n’è praticamente traccia.

24.07.2016

 

L’ordine del giorno del consiglio di istituto: competenza del presidente o della Giunta Esecutiva?

L’ordine del giorno del consiglio di istituto: competenza del presidente o della Giunta Esecutiva?

di Cinzia Olivieri

Il  DI 28 maggio 1975 (ormai superato dal DI 44/01 che però nulla dispone in merito) prevede all’articolo 2 che il presidente del consiglio di istituto “convoca e presiede il consiglio”. Analogamente l’art. 11 della CM 105/75 (regolamento tipo che opera in mancanza di regolamento interno) ci dice che “Il consiglio di circolo o di istituto è convocato dal presidente del consiglio stesso.

Ma quali sono i suoi limiti di autonomia in questa competenza?

Infatti la predisposizione dell’ordine del giorno (e quindi della convocazione) del consiglio di istituto costituisce spesso occasione di conflitto tra il dirigente ed il presidente del consiglio di istituto che si sente molto spesso inutilmente costretto a firmare soltanto una convocazione già predisposta, nulla potendo in merito agli argomenti individuati dal dirigente, senza poterne autonomamente inserirne altri o ridurli.

Per dirimere questo dubbio in primo luogo occorre precisare che ai sensi dell’art. 25 del Dlgs 165/01  il dirigente è l’unico rappresentante legale dell’istituzione, ha la gestione delle risorse ed autonomi poteri di direzione, organizzazione e coordinamento (sempre nel rispetto delle competenze degli altri organi collegiali).

Pertanto si può concludere che il presidente  non può disporre liberamente della carta intestata, deve necessariamente concordare ora e data della riunione con il dirigente e certamente non può decidere in totale autonomia gli argomenti di cui discutere.

Invero l’ordine del giorno deve in primo luogo tenere conto delle scadenze contabili e delle materie di competenza del consiglio di istituto, come individuate soprattutto dal Testo Unico (art. 10 in particolare) e dal DI 44/01.

Gli articoli 18 e 22 del dlgs 297/94  affermano espressamente che “La giunta esecutiva prepara i lavori  del  consiglio  scolastico distrettuale/provinciale, fissa l’ordine del  giorno  e  cura  l’esecuzione  delle delibere del consiglio stesso”.

Dunque negli organi collegiali territoriali del Testo Unico (consigli scolastici distrettuali e provinciali, sostituiti solo formalmente dai consigli scolastici locali e regionali del Dlgs 233/99 ,ma mai costituiti con la sola eccezione del CSPI) era espressamente la Giunta Esecutiva a determinare l’ordine del giorno.

Tuttavia per il consiglio di istituto l’art. 10 comma 10  afferma  “La giunta esecutiva predispone  il  bilancio  preventivo  e  il conto consuntivo; prepara i lavori del  consiglio  di  circolo  o  di istituto, fermo restando  il  diritto  di  iniziativa  del  consiglio stesso, e cura l’esecuzione delle relative delibere.

In analogia, l’art. 3 del DI 28 maggio 1975 dispone che la Giunta Esecutiva “prepara i lavori del consiglio e cura l’esecuzione delle delibere dello stesso”.

Nessun richiamo alla predisposizione dell’ordine del giorno quindi. La diversa formulazione deve farci perciò concludere che l’ordine del giorno del consiglio di istituto non può essere considerato una prerogativa esclusiva della giunta esecutiva e quindi del dirigente che la presiede, sebbene la circostanza che essa prepari i suoi lavori implichi una certa identità di argomenti in discussione.

Per l’art. 11 della CM 105/75Il presidente del consiglio è tenuto a disporre la convocazione del consiglio  su richiesta del presidente della giunta esecutiva ovvero della maggioranza dei componenti del consiglio stesso”.

Pertanto in questi casi in cui deve convocare il consiglio su istanza del Dirigente (nella qualità di presidente della Giunta Esecutiva) o della maggioranza dei consiglieri, è vincolato agli argomenti che essi presumibilmente indicheranno.

Per il resto, poichè le competenze del consiglio, distribuite in varie norme, le principali: Dlgs 297/94 (in particolare art. 10); D.I. 44/01 (in particolare, ma non solo, l’art. 33): DPR 275/99; DPR 567/96; DPR 249/98 e successive modifiche, afferiscono normalmente a  materie nelle quali si esplicano i poteri del dirigente, appare opportuno e necessario, in mancanza di espressa previsione normativa e disperando di una sua integrazione, che l’ordine del giorno sia concordato serenamente tra il presidente, il cui ruolo non può essere svilito a quello di semplice sottoscrittore, ed il dirigente, le cui indicazioni appaiono però imprescindibili,  e che i regolamenti  delle singole scuole dispongano in merito così da evitare qualsiasi contrasto sulle rispettive competenze.

21.07.2016

 

Il Comitato dei Genitori tra prassi buone e cattive, miti e leggende

Il Comitato dei Genitori tra prassi buone e cattive, miti e leggende

di Cinzia Olivieri

Il comitato genitori per il Testo Unico

Fonte normativa sul piano nazionale del comitato genitori è l’art. 15 comma 2 del Dlgs 297/94  (prima art. 45 DPR 416/74) che ci dice soltanto: “I rappresentanti dei genitori nei consigli di intersezione, di interclasse o di classe possono esprimere un comitato dei genitori del circolo o dell’istituto”.

La Circolare Ministeriale 19 settembre 1984, n. 274 ha aggiunto qualche ulteriore indicazione specificando Al fine di utilizzare al meglio i contributi che alla vita complessiva della scuola può essere offerta dalla partecipazione degli studenti e dei genitori, e per favorire un opportuno coordinamento delle iniziative ed esperienze che possono essere attivate nelle classi parallele o comunque nell’ambito dell’istituto scolastico, sembra utile che gli studenti ed i genitori eletti nei singoli consigli di classe (o interclasse) si riuniscano rispettivamente in “Comitati studenti” e “Comitati genitori”. I Capi di istituto favoriranno, per quanto possibile, l’attività di detti comitati, i quali, peraltro, non possono interferire nelle competenze rispettive dei consigli di classe o di istituto, avendo una funzione promozionale della partecipazione degli studenti e dei genitori con l’eventuale elaborazione, anche sulla base dello scambio di esperienze, di indicazioni e proposte che saranno opportunamente valutate ed adottate dagli altri organi di istituto”.

Dunque il comitato genitori è un organismo di coordinamento della rappresentanza nell’ambito di istituto, con possibilità di formulare indicazioni e proposte che non interferiscano però con le competenze degli organi collegiali. Il DPR 567/86, poi, nel disciplinare le iniziative complementari e le attività integrative nelle istituzioni scolastiche, ha riconosciuto importanti prerogative al solo comitato studentesco, al cui parere è previsto peraltro sia subordinata l’accettazione di somme provenienti da privati per la loro realizzazione, deliberata dal Consiglio d’istituto (art. 3). Inoltre in composizione integrata con i rappresentanti degli studenti nel Consiglio di istituto esso può formulare proposte ed esprimere pareri per tali attività. Il comitato studentesco adotta un regolamento interno di organizzazione, “anche per commissioni e gruppi, ed esprime un gruppo di gestione, coordinato da uno studente maggiorenne, che può assumere la responsabilità della realizzazione e del regolare svolgimento di talune iniziative” per la cui realizzazione può anche esercitare, “previa autorizzazione del Consiglio di Istituto, attività di autofinanziamento, consistenti nella promozione di iniziative che non contrastino con le finalità formative della scuola e non determinino inopportune forme di commercializzazione. Le somme ricavate da tali attività sono iscritte nel bilancio dell’istituto, con vincolo di destinazione” (art. 4).

Analoghe opportunità però, come si è detto, non sono previste da tale decreto per il comitato dei genitori.

Non vi è riferimento in un capo, una sezione  o un articolo del Dlgs 297/94, così come non vi era nel DPR 416/74 (cd. Decreti Delegati), al comitato genitori e l’art. 15 è inserito nel capo I  Organi collegiali a livello di circolo e di istituto e assemblee degli studenti e dei genitori – Sezione II – Assemblee degli studenti e dei genitori.

Pertanto potremmo definire il comitato genitori, previsto dalla normativa scolastica, come una sorta di “assemblea dei rappresentanti dei genitori” (non è indicato se tutti o anche solo una parte), espressione della loro volontà, per favorire il collegamento della rappresentanza. La legge non utilizza neanche forme verbali come “istituire” o “costituire” ma “esprimere” o “riunirsi in”.

Perciò, il comitato genitori è un organismo aggregativo ma non è un’associazione e come tale non ha  un codice fiscale; non gestisce  danaro né svolge attività economiche;  non ha una “sede legale” perché è un organismo di partecipazione della scuola; non ha maggioranze deliberative perché ha funzioni propositive  e non necessita di “deleghe” per le sue riunioni, anche perché nessuno può sostituire un rappresentante; non ha uno statuto ma potrebbe avere un regolamento dal momento che l’art. 15 prevede in generale al comma 6 che “L’assemblea dei genitori deve darsi un regolamento per il proprio funzionamento che viene inviato in visione al consiglio di circolo o di istituto”. Per la verità la norma non riconosce neanche un presidente del comitato ma solo un (potenziale) presidente dell’assemblea (“l’assemblea di istituto è convocata su richiesta del presidente dell’assemblea, ove sia stato eletto…)”. Inoltre, poiché i rappresentanti si rinnovano ogni anno, annualmente essi dovrebbero esprimere la loro volontà di unirsi in un comitato.

Il comitato genitori ha diritto di riunirsi (che non significa “disporre” dei locali) nella scuola, tanto che lo stesso art. 15 al comma 4 prevede “l’assemblea di istituto è convocata su richiesta del presidente dell’assemblea, ove sia stato eletto, o della maggioranza del comitato dei genitori”.

Il successivo comma 5 precisa che “Il direttore didattico o il preside, sentita la giunta esecutiva del consiglio di circolo o di istituto, autorizza la convocazione e i genitori promotori ne danno comunicazione mediante affissione di avviso all’albo, rendendo noto anche l’ordine del giorno”. Dunque non vi sono obblighi di comunicazione che gravano sulla scuola, ma i genitori promotori devono attivarsi per la diffusione dell’informazione anche attraverso affissione all’albo.

Tuttavia nella pratica quotidiana accade spesso qualcosa di diverso. Tali prassi sono determinate in primo luogo dalla necessità dei genitori della scuola di essere riconosciuti e diventare rappresentativi (all’interno e) all’esterno dell’istituzione, dal momento che, cancellati di fatto nell’indifferenza gli organi collegiali territoriali e non essendo previste le consulte provinciali dei genitori come per gli studenti, manca un organismo di interlocuzione riconosciuto della rappresentanza. Così accade ad esempio che per richiedere i locali scolastici a norma dell’art. 50 del DI 44/01, con tutte le responsabilità conseguenti, organizzare feste benefiche, raccolte fondi o piccoli lavori di manutenzione, i genitori (anche senza incarico di rappresentanza) della scuola si costituiscano in associazione, dandosi uno statuto e chiedendo magari anche un codice fiscale. Nulla di male purché sia chiaro che così si realizza qualcosa di diverso dal comitato genitori di cui all’art. 15 comma 2 del Dlgs 297/94. A tali associazioni  dei genitori saranno riconosciute nella scuola le prerogative individuate dal predetto  dpr 567/96 in materia di attività complementari ed integrative. Può confondere altresì la assonanza terminologica con i “comitati di soccorso o di beneficenza … promotori di opere pubbliche, monumenti, esposizioni, mostre, festeggiamenti e simili” regolati dagli artt. 39 e ss del codice civile, che però costituiscono una peculiare tipologia associativa con finalità ben individuate.

La normativa scolastica ha invece carattere speciale. Pertanto quando i genitori si organizzano in un comitato devono aver ben chiare le proprie opportunità e competenze.

Il comitato genitori a Trento e Bolzano

Infine una precisazione riguardo le province autonome di Trento e Bolzano.

A Trento la LP 5/06 non prevede il comitato genitori ma la sola consulta dei genitori (art. 29), istituita presso ogni istituzione scolastica e formativa e composta dai rappresentanti dei genitori di ciascun consiglio di classe, dai rappresentanti dei genitori nel consiglio dell’istituzione, nonché dai rappresentanti di associazioni di genitori riconosciute che ne facciano richiesta, che può formulare proposte ed esprimere i pareri richiesti dal consiglio dell’istituzione in ordine alle attività e ai servizi da realizzare o svolti dall’istituzione anche in relazione ad iniziative di formazione e di coinvolgimento dei genitori.

A Bolzano invece la L 20/95 all’art. 10 disciplina espressamente il comitato genitori, istituito in tutte le scuole e composto dai rappresentanti dei genitori, eletti nei consigli di classe nonché dai rappresentanti dei genitori in Consiglio di istituto e in Consulta provinciale genitori per tutto il periodo in cui sono in carica. Esso può istituire  sottogruppi  per  i  singoli  plessi, sedi o sezioni staccate, gradi o tipi di scuola. Formula proposte e pareri sulla programmazione e l’organizzazione delle attività della scuola;  elabora un programma di lavoro relativo alla collaborazione scuola-genitori e all’aggiornamento dei genitori e sottopone le relative iniziative al consiglio che delibera anche in merito al loro finanziamento; si esprime altresì su tutte le questioni che sono poste all’ordine del giorno del consiglio di istituto. Il comitato infine collabora all’organizzazione dell’elezione dei rappresentanti dei genitori nel consiglio di istituto ed elegge nel suo seno il presidente ed il rappresentante della scuola nella consulta provinciale dei genitori. Dunque ci troviamo dinanzi a fattispecie del tutto diverse.

8.05.2016

Fonte: http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=76602 

Giornata di formazione per i genitori

Giornata di formazione per i genitori

“La Scuola è per i nostri figli”

Si è svolto recentemente, presso la Libera Università di Bolzano, un incontro di formazione organizzato dalla Consulta provinciale dei genitori per la scuola di lingua italiana dedicato ai rappresentanti dei genitori nei consigli di istituto e ai presidenti dei comitati genitori delle scuole di ogni ordine e grado pubbliche e paritarie.

I partecipanti all'incontro durante i "Focus group"

L’iniziativa è stata organizzata dalla Consulta Provinciale dei genitori per la scuola in lingua italiana con l’obiettivo di incentivare la partecipazione dei genitori alla vita della scuola per favorire l’instaurarsi di un rapporto di costruttiva collaborazione, considerata essenziale per la promozione del benessere dei ragazzi.

Questa prima esperienza formativa arriva in un momento difficile e complesso per la scuola, dove la famiglia, forte della sua capacità educativa, vuole assumere un ruolo attivo e partecipativo dentro la scuola.

Secondo la Consulta scuola, famiglie e territorio devono avere l’opportunità di dialogare alla pari e di assumere responsabilità decise in merito alle priorità di istruzione e formative condivise, affinché ciascuna istituzione faccia la sua parte nel rispetto delle diverse funzioni, delle diverse competenze, nell’interesse dell’istruzione e formazione dei bambini e dei ragazzi.

Questo primo incontro voleva essere un’occasione di confronto delle esperienze vissute come rappresentanti negli organi collegiali, proprio per rendere disponibili a tutti quelle preziose informazioni che si acquisiscono soltanto sul campo. Nel corso dell’incontro si sono svolti dei “Focus group” su temi come la partecipazione alla vita scolastica; i genitori nella scuola d’oggi; il rapporto tra scuola e genitori; la partecipazione di “domani”.

L’iniziativa è stata moderata dalla presidente della Consulta scolastica Giuliana Boscheri che ha portato la sua esperienza e le sue proposte in merito al futuro della Consulta genitori, inoltre  hanno partecipato come esperti: l’avv. ssa Cinzia Olivieri, consulente nazionale Sportello Educazione Scuola,  la dott.ssa Ivana Bertagnolli, direttrice dell’Ufficio Ordinamento scolastico della Sovrintendenza.

Dall’incontro è emersa la volontà dei genitori di proseguire sulla strada intrapresa, al fine di ottenere un maggior coinvolgimento nella vita della scuola e poter così collaborare in modo costruttivo e confrontarsi sulle tematiche scolastiche più importanti nell’interesse dei ragazzi. L’attività di formazione avviata proseguirà il 17 maggio e sarà rivolta a tutti i rappresentanti di classe.

Per un approfondimento è consultabile il link: www.provincia.bz.it/intendenza-scolastica/scuole/organi-consulta-provinciale-genitori.asp

Fonte:(http://www.provincia.bz.it/usp/285.asp?aktuelles_action=4&aktuelles_article_id=454994)

http://www.provincia.bz.it/news/it/news.asp?news_action=4&news_article_id=454994