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Forum dei genitori della e nella buona scuola

Forum dei genitori della e nella buona scuola

di Cinzia Olivieri

A seguito della riorganizzazione ministeriale pare non si riscontrino più Uffici con competenza specifica per gli organi collegiali ma soltanto con riferimento generale alla Partecipazione, che si sostanzia soprattutto nell’attività dei Forum delle Associazioni dei Genitori (e degli studenti nonché delle loro Consulte).

Il Dlgs 233/99  aveva introdotto i nuovi organi collegiali territoriali, ma con la L 463/01 si è precisato che l’abrogazione di quelli esistenti e disciplinati dal Dlgs 297/94 sarebbe seguita solo  “con effetto della costituzione dei nuovi organi collegiali locali e regionali.

Tuttavia, nell’attesa, la CM 192/00 ha indetto per l’ultima volta le elezioni (suppletive) degli organi collegiali territoriali per l’anno scolastico 2000/01 considerandosi imminente l’insediamento dei nuovi.

Intanto è emanato il primo decreto (DM 106/01) istitutivo del Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori maggiormente rappresentative (FoNAGS), successivamente sostituito dal DM  14/2002 che costituisce fonte di riferimento.

Il DPR 301/05, integrando il DPR 567/96 che aveva introdotto le sole Consulte provinciali degli studenti, ha individuato successivamente i requisiti di accreditamento dei Forum (delle associazioni degli studenti e dei genitori) prevedendone le diramazioni regionali.

Il Forum Nazionale delle Associazioni dei genitori è composto (art. 3 DPR 301/05) dai rappresentanti di associazioni o di confederazioni di associazioni di genitori di alunni di istituto statale o paritario. La successiva nota del 20 marzo del 2006 ha precisato che deve trattarsi di genitori di alunni frequentanti istituti statali o paritari.

In realtà, il requisito della frequenza  appare evidente anche senza tale precisazione sia perché per essere “genitori di alunni” questi ultimi debbano essere iscritti a scuola sia perché esso è espressamente specificato per il Forum degli studenti, composto appunto da alunni frequentanti nell’anno in corso un istituto di istruzione secondaria superiore statale o paritario e risulterebbe immotivata tale diversità in due organismi analoghi e disciplinati da una stessa disposizione normativa. La questione è piuttosto stabilire se tale requisito debba appartenere alle associazioni in sé (per cui solo associazioni di genitori di alunni frequentanti possano essere ammesse al Forum) o ai rappresentanti designati dalle stesse nel Forum.

Senza entrare nel merito di ulteriori attributi richiesti, le associazioni costituenti il FoNAGS, così come quelle riconosciute rappresentative dal DPR 301/05 (e prima dal DM  14/2002), non appaiono statutariamente costituite soltanto ed esclusivamente da genitori con figli iscritti  a scuola, dunque, stante la chiara espressione letterale del testo normativo, non modificabile se non da una norma di pari grado, si può desumere che nelle intenzioni suddetto requisito dovesse essere posseduto quanto meno dai rappresentanti designati dalle associazioni nei Forum. Invero esso non costituisce di per sè un limite all’autodeterminazione di un’associazione in quanto tale, la quale resta libera di organizzarsi, ma solo una condizione per l’accreditamento.

Il rapporto attuale dei genitori con la scuola è indispensabile per un efficace ruolo di rappresentanza. Né il tramite o l’esperienza partecipativa trascorsa (pur certamente importante e da non disperdere) possono considerasi bastevoli.

Solo chi ha diretto contatto con un mondo in continua evoluzione come la scuola può comprenderne e vivere le intime problematiche e proporre idonee soluzioni.

Peraltro il Dpr 301/05, tra i criteri con cui devono accertarsi le caratteristiche di  maggiore rappresentatività a livello nazionale delle associazioni che chiedono di partecipare al forum degli studenti, indica il numero di associati non inferiore a 3000 unità, o di rappresentanti nei consigli di istituto non inferiore a 200 unità, o di rappresentanti nelle consulte provinciali di cui all’articolo 6 non inferiore a 100 unità. Per i genitori non è previsto tale collegamento con la rappresentanza della scuola, che purtroppo resta non riconosciuta a livello centrale e non direttamente coinvolta neanche nei neo costituiti gruppi di coordinamento regionale per la partecipazione di cui alla  Nota 21 settembre 2015  e alla successiva Nota 29 settembre 2015, AOODGSIP 5898).

In attesa dei dati relativi ai Forum regionali ed alle loro attività che dovrebbero essere pubblicizzate dai siti degli uffici regionali (ai sensi del Dpr 301/05), appare evidente che la loro diffusione non risulta capillare, tant’è che ai gruppi di coordinamento è affidato il compito di verificare il corretto insediamento e funzionamento dei FoRAGS.

Ferma l’importanza della capitalizzazione delle esperienze tutte di partecipazione (che non devono andare disperse) occorrerebbe che i Forum fungessero, in un rapporto inter pares, non di sovraordine né didattico ma dialettico, da volano della rappresentanza della scuola per il riconoscimento di questa anche a livello ministeriale.

 

26.05.2016

In: http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=77431

Scuola-famiglia: provvedimenti del giudice, responsabilità genitoriale e gestione dell’uscita

Scuola-famiglia: provvedimenti del giudice, responsabilità genitoriale e gestione dell’uscita

di Cinzia Olivieri

Nei rapporti scuola-famiglia si pongono taluni problemi nell’esercizio della responsabilità genitoriale a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio ovvero all’esito di procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio” (Capo II Titolo IX del codice civile).

Infatti i provvedimenti emessi dal giudice ai sensi dell’art. 337 ter c.c. non sempre possono essere tanto dettagliati da riuscire ad evitare e/o a risolvere tutte le possibili situazioni di conflitto tra i genitori nella gestione della relazione con i figli, in cui la scuola finisce spesso per essere coinvolta.

La nota miur 2.09.2015, prot. N. 5336 ha fornito Indicazioni operative per la concreta attuazione in ambito scolastico della legge 54/2006 – “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli” ma necessariamente con carattere generale senza poter addentrarsi in specifiche questioni.

Per quanto riguarda il profilo normativo, dapprima la L 54/06 ha modificato l’art. 155 c.c. (rubricato “provvedimenti riguardo ai figli”) affermando il principio della bigenitorialità in caso di separazione. Quindi, il Dlgs. 28 dicembre 2013, n. 154 ha introdotto una nuova “modifica della normativa vigente al fine di eliminare ogni residua discriminazione rimasta nel nostro ordinamento fra i figli nati nel e fuori dal matrimonio, così garantendo la completa eguaglianza giuridica degli stessi” ed ha sostituito tale articolo (l’art. 337 ter reca la stessa rubrica) estendendo generalmente a tutti i figli minoriil diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi (genitori), di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale

Poiché la responsabilità genitoriale è esercitata congiuntamente da entrambi i genitori (artt. 316, 337 ter c.c.), ciascuno dei quali, in genere (art. 320 c.c.) o su disposizione del giudice (art. 337 ter c.c.), però può compiere disgiuntamente gli atti di ordinaria amministrazione,  di consueto non sempre è necessario e/o obbligatorio per la scuola acquisire il doppio assenso (ad es. autorizzazione a visite guidate).

Tuttavia è consigliabile richiederlo in situazioni che si conoscono conflittuali, sempre che  il genitore porti a conoscenza la scuola di eventuali provvedimenti del Tribunale che dispongano in merito all’esercizio della responsabilità e ad un eventuale esercizio separato.

Il giudice poi, nell’adottare i provvedimenti relativi alla prole (art. 337 ter c.c.), “determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore”.

Tale disposizione è diretta ad assicurare che il minore mantenga un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori. Per l’effetto, non sempre tempi e modalità di visita sono stabiliti in maniera estremamente puntuale e specifica, anche e soprattutto con riferimento all’uscita da scuola, così da lasciare margini di flessibilità nell’interesse del minore. Quindi, fermo l’affido congiunto, la circostanza che gli orari e condizioni di permanenza presso il genitore non collocatario non prevedano testualmente la possibilità di recupero del minore al termine dell’orario scolastico, neanche, solo per questo, può indurre a concludere che essa sia esclusa (salvo ovviamente espressa disposizione). Nè il genitore non convivente abbisogna della delega dell’altro, il quale non può disporre unilateralmente in merito perché tanto sarebbe in contraddizione con un esercizio condiviso della responsabilità genitoriale ed il compimento disgiunto di atti di ordinaria amministrazione.

In caso di contrasto tra i genitori riguardo questa modalità, la scuola quindi potrebbe trovarsi in difficoltà. Laddove tale disaccordo diventi insanabile occorrerà che essi richiedano, ai sensi dell’art. 337 ter c.c., l’intervento del giudice per cercare una soluzione.

19.05.2016

Fonte http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=77020

 

Anche a Trento i genitori propongono di istituire la Consulta provinciale dei genitori

Anche a Trento i genitori propongono di istituire la Consulta provinciale dei genitori

di Cinzia Olivieri

A Trento, nell’ambito della consultazione sul disegno di legge sulla buona scuola, i componenti della Quinta commissione permanente hanno incontrato, nella sala Rosa della Regione, anche diversi presidenti delle  Consulte dei genitori del Trentino.

I rappresentanti dei genitori hanno presentato, in un documento unitario e condiviso, le  loro proposte. Obiettivo prioritario, avvertito come forte, generalizzata e consapevole esigenza, la costituzione di una Consulta provinciale dei genitori. Quale atto di indirizzo sono richiamate Linee guida per le Consulte dei genitori degli Istituti Comprensivi trentini, elaborate già nel 2010 su incarico dell’assessorato, alle quali sono seguite nel 2013 le Linee Guida per le Consulte dei Genitori delle Scuole Superiori Trentine

I presidenti hanno anche chiesto che l’elezione dei rappresentanti dei genitori possa avvenire all’interno della Consulta, così come quella dei rappresentanti nelle singole scuole.

Attualmente la LP 5/06 prevede, come quella nazionale, solo la consulta provinciale degli studenti (art. 40). Presso ogni istituzione esiste invece, insieme alla consulta degli studenti,  la consulta dei genitori (art. 29), composta dai rappresentanti: dei genitori di ciascun consiglio di classe, dei genitori nel consiglio dell’istituzione, nonché di associazioni di genitori riconosciute che ne facciano richiesta. Essa è disciplinata dallo statuto e dal regolamento interno e in generale  può formulare proposte ed esprimere i pareri richiesti dal consiglio dell’istituzione in ordine alle attività e ai servizi da realizzare o svolti dall’istituzione … anche in relazione ad iniziative di formazione e di coinvolgimento dei genitori.

I criteri e le modalità di elezione delle rappresentanze elettive sono definiti con Decreto del Presidente della Provincia 15 maggio 2009, n. 8- 10/Leg, ma manca un collegamento territoriale della rappresentanza dei genitori.  

Attualmente solo a Bolzano è istituita la Consulta Provinciale dei Genitori L’art. 26 della LP 20/95 prevede appunto che per ogni scuola (italiana, tedesca e ladina) sia istituita la consulta provinciale dei genitori, con funzioni simili a quella degli studenti.

Essa è  composta da un genitore per ogni istituzione scolastica,  che viene eletto dal comitato dei genitori (art. 10, il quale concorre anche nell’organizzazione dell’elezione dei rappresentanti dei genitori nel consiglio di circolo o di istituto) del quale resta peraltro a farne parte. Per  le scuole dell’infanzia il genitore è invece designato dai rappresentanti dei genitori del consiglio di circolo.

I rappresentanti della scuola nelle consulte dei genitori e degli studenti  partecipano a titolo consultivo anche alle sedute del consiglio di circolo o d’istituto (art. 6 LP 20/95).

I membri sono nominati con decreto del Sovrintendente e durano in carica 3 anni scolastici, mentre le Consulte sono permanenti, si riuniscono almeno una volta all’anno e formulano proposte utili in ambito scolastico. Ciascuna consulta provinciale può articolarsi in sottoconsulte.

Consulte e sottoconsulte eleggono nel loro seno  un presidente coordinatore che dura in carica tre anni scolastici.

Pertanto questo modello potrebbe offrire suggerimenti anche a Trento

9.05.16

Sull’argomento:

–          BUONA SCUOLA TRENTINA. SUL DISEGNO DI LEGGE DELLA GIUNTA SENTITI ANCHE I GENITORI ( http://www.consiglio.provincia.tn.it/news/giornale-online/articoli/Pages/201605052204.aspx?zid=381294a1-2749-46ed-b1a7-02babe9482b2)

–          «Buona Scuola»: sentiti genitori, studenti e rappresentanti della paritarie (http://lavocedeltrentino.it/index.php/breaking-news-trentino/26204-buona-scuola-sentiti-genitori-studenti-e-rappresentanti-della-paritarie)

– La riforma della scuola a Trento: partecipazione e consultazione

Fonte: http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=76618

Il Comitato dei Genitori tra prassi buone e cattive, miti e leggende

Il Comitato dei Genitori tra prassi buone e cattive, miti e leggende

di Cinzia Olivieri

Il comitato genitori per il Testo Unico

Fonte normativa sul piano nazionale del comitato genitori è l’art. 15 comma 2 del Dlgs 297/94  (prima art. 45 DPR 416/74) che ci dice soltanto: “I rappresentanti dei genitori nei consigli di intersezione, di interclasse o di classe possono esprimere un comitato dei genitori del circolo o dell’istituto”.

La Circolare Ministeriale 19 settembre 1984, n. 274 ha aggiunto qualche ulteriore indicazione specificando Al fine di utilizzare al meglio i contributi che alla vita complessiva della scuola può essere offerta dalla partecipazione degli studenti e dei genitori, e per favorire un opportuno coordinamento delle iniziative ed esperienze che possono essere attivate nelle classi parallele o comunque nell’ambito dell’istituto scolastico, sembra utile che gli studenti ed i genitori eletti nei singoli consigli di classe (o interclasse) si riuniscano rispettivamente in “Comitati studenti” e “Comitati genitori”. I Capi di istituto favoriranno, per quanto possibile, l’attività di detti comitati, i quali, peraltro, non possono interferire nelle competenze rispettive dei consigli di classe o di istituto, avendo una funzione promozionale della partecipazione degli studenti e dei genitori con l’eventuale elaborazione, anche sulla base dello scambio di esperienze, di indicazioni e proposte che saranno opportunamente valutate ed adottate dagli altri organi di istituto”.

Dunque il comitato genitori è un organismo di coordinamento della rappresentanza nell’ambito di istituto, con possibilità di formulare indicazioni e proposte che non interferiscano però con le competenze degli organi collegiali. Il DPR 567/86, poi, nel disciplinare le iniziative complementari e le attività integrative nelle istituzioni scolastiche, ha riconosciuto importanti prerogative al solo comitato studentesco, al cui parere è previsto peraltro sia subordinata l’accettazione di somme provenienti da privati per la loro realizzazione, deliberata dal Consiglio d’istituto (art. 3). Inoltre in composizione integrata con i rappresentanti degli studenti nel Consiglio di istituto esso può formulare proposte ed esprimere pareri per tali attività. Il comitato studentesco adotta un regolamento interno di organizzazione, “anche per commissioni e gruppi, ed esprime un gruppo di gestione, coordinato da uno studente maggiorenne, che può assumere la responsabilità della realizzazione e del regolare svolgimento di talune iniziative” per la cui realizzazione può anche esercitare, “previa autorizzazione del Consiglio di Istituto, attività di autofinanziamento, consistenti nella promozione di iniziative che non contrastino con le finalità formative della scuola e non determinino inopportune forme di commercializzazione. Le somme ricavate da tali attività sono iscritte nel bilancio dell’istituto, con vincolo di destinazione” (art. 4).

Analoghe opportunità però, come si è detto, non sono previste da tale decreto per il comitato dei genitori.

Non vi è riferimento in un capo, una sezione  o un articolo del Dlgs 297/94, così come non vi era nel DPR 416/74 (cd. Decreti Delegati), al comitato genitori e l’art. 15 è inserito nel capo I  Organi collegiali a livello di circolo e di istituto e assemblee degli studenti e dei genitori – Sezione II – Assemblee degli studenti e dei genitori.

Pertanto potremmo definire il comitato genitori, previsto dalla normativa scolastica, come una sorta di “assemblea dei rappresentanti dei genitori” (non è indicato se tutti o anche solo una parte), espressione della loro volontà, per favorire il collegamento della rappresentanza. La legge non utilizza neanche forme verbali come “istituire” o “costituire” ma “esprimere” o “riunirsi in”.

Perciò, il comitato genitori è un organismo aggregativo ma non è un’associazione e come tale non ha  un codice fiscale; non gestisce  danaro né svolge attività economiche;  non ha una “sede legale” perché è un organismo di partecipazione della scuola; non ha maggioranze deliberative perché ha funzioni propositive  e non necessita di “deleghe” per le sue riunioni, anche perché nessuno può sostituire un rappresentante; non ha uno statuto ma potrebbe avere un regolamento dal momento che l’art. 15 prevede in generale al comma 6 che “L’assemblea dei genitori deve darsi un regolamento per il proprio funzionamento che viene inviato in visione al consiglio di circolo o di istituto”. Per la verità la norma non riconosce neanche un presidente del comitato ma solo un (potenziale) presidente dell’assemblea (“l’assemblea di istituto è convocata su richiesta del presidente dell’assemblea, ove sia stato eletto…)”. Inoltre, poiché i rappresentanti si rinnovano ogni anno, annualmente essi dovrebbero esprimere la loro volontà di unirsi in un comitato.

Il comitato genitori ha diritto di riunirsi (che non significa “disporre” dei locali) nella scuola, tanto che lo stesso art. 15 al comma 4 prevede “l’assemblea di istituto è convocata su richiesta del presidente dell’assemblea, ove sia stato eletto, o della maggioranza del comitato dei genitori”.

Il successivo comma 5 precisa che “Il direttore didattico o il preside, sentita la giunta esecutiva del consiglio di circolo o di istituto, autorizza la convocazione e i genitori promotori ne danno comunicazione mediante affissione di avviso all’albo, rendendo noto anche l’ordine del giorno”. Dunque non vi sono obblighi di comunicazione che gravano sulla scuola, ma i genitori promotori devono attivarsi per la diffusione dell’informazione anche attraverso affissione all’albo.

Tuttavia nella pratica quotidiana accade spesso qualcosa di diverso. Tali prassi sono determinate in primo luogo dalla necessità dei genitori della scuola di essere riconosciuti e diventare rappresentativi (all’interno e) all’esterno dell’istituzione, dal momento che, cancellati di fatto nell’indifferenza gli organi collegiali territoriali e non essendo previste le consulte provinciali dei genitori come per gli studenti, manca un organismo di interlocuzione riconosciuto della rappresentanza. Così accade ad esempio che per richiedere i locali scolastici a norma dell’art. 50 del DI 44/01, con tutte le responsabilità conseguenti, organizzare feste benefiche, raccolte fondi o piccoli lavori di manutenzione, i genitori (anche senza incarico di rappresentanza) della scuola si costituiscano in associazione, dandosi uno statuto e chiedendo magari anche un codice fiscale. Nulla di male purché sia chiaro che così si realizza qualcosa di diverso dal comitato genitori di cui all’art. 15 comma 2 del Dlgs 297/94. A tali associazioni  dei genitori saranno riconosciute nella scuola le prerogative individuate dal predetto  dpr 567/96 in materia di attività complementari ed integrative. Può confondere altresì la assonanza terminologica con i “comitati di soccorso o di beneficenza … promotori di opere pubbliche, monumenti, esposizioni, mostre, festeggiamenti e simili” regolati dagli artt. 39 e ss del codice civile, che però costituiscono una peculiare tipologia associativa con finalità ben individuate.

La normativa scolastica ha invece carattere speciale. Pertanto quando i genitori si organizzano in un comitato devono aver ben chiare le proprie opportunità e competenze.

Il comitato genitori a Trento e Bolzano

Infine una precisazione riguardo le province autonome di Trento e Bolzano.

A Trento la LP 5/06 non prevede il comitato genitori ma la sola consulta dei genitori (art. 29), istituita presso ogni istituzione scolastica e formativa e composta dai rappresentanti dei genitori di ciascun consiglio di classe, dai rappresentanti dei genitori nel consiglio dell’istituzione, nonché dai rappresentanti di associazioni di genitori riconosciute che ne facciano richiesta, che può formulare proposte ed esprimere i pareri richiesti dal consiglio dell’istituzione in ordine alle attività e ai servizi da realizzare o svolti dall’istituzione anche in relazione ad iniziative di formazione e di coinvolgimento dei genitori.

A Bolzano invece la L 20/95 all’art. 10 disciplina espressamente il comitato genitori, istituito in tutte le scuole e composto dai rappresentanti dei genitori, eletti nei consigli di classe nonché dai rappresentanti dei genitori in Consiglio di istituto e in Consulta provinciale genitori per tutto il periodo in cui sono in carica. Esso può istituire  sottogruppi  per  i  singoli  plessi, sedi o sezioni staccate, gradi o tipi di scuola. Formula proposte e pareri sulla programmazione e l’organizzazione delle attività della scuola;  elabora un programma di lavoro relativo alla collaborazione scuola-genitori e all’aggiornamento dei genitori e sottopone le relative iniziative al consiglio che delibera anche in merito al loro finanziamento; si esprime altresì su tutte le questioni che sono poste all’ordine del giorno del consiglio di istituto. Il comitato infine collabora all’organizzazione dell’elezione dei rappresentanti dei genitori nel consiglio di istituto ed elegge nel suo seno il presidente ed il rappresentante della scuola nella consulta provinciale dei genitori. Dunque ci troviamo dinanzi a fattispecie del tutto diverse.

8.05.2016

Fonte: http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=76602 

La riforma della scuola a Trento: partecipazione e consultazione

La riforma della scuola a Trento: partecipazione e consultazione

di Cinzia Olivieri

Disegno di legge di riforma a Trento

Anche la Provincia di Trento ha presentato il proprio disegno di legge in materia di scuola, approvato con Del. n. 587 del 18/04/2016

Come si legge nel verbale di deliberazione della giunta provinciale, la legge n. 107 del 2015  ha previsto due clausole di salvaguardia, una con riferimento al fabbisogno dell’organico e l’altra alla normativa in generale.  Infatti al comma 77  ha disposto che per  la regione Valle d’Aosta e per le province autonome di Trento e Bolzano restassero salve le diverse determinazioni che esse “hanno adottato e che possono adottare in materia di assunzione del personale docente ed educativo in considerazione delle rispettive specifiche esigenze riferite agli organici regionali e provinciali” ed al comma 211 che le sue disposizioni si applicassero “nelle regioni a statuto speciale e nelle  province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti e con le  relative norme di attuazione”.

La Giunta provinciale quindi, con tale proposta di riforma, si propone di armonizzare l’ordinamento provinciale con i principi delle norme statali, introducendo altresì nuove ed ulteriori disposizioni per migliorare il servizio scolastico provinciale.

Questa innovazione si incentra su quattro tematiche chiave, rappresentante nelle slide pubblicate:

1) potenziamento dell’autonomia scolastica

2)  qualificazione dell’offerta formativa;

3) valorizzazione del personale scolastico, potenziamento dell’organico, valutazione e reclutamento;

4) trasparenza e semplificazione degli strumenti di partecipazione.

Si evince dalla Relazione illustrativa al disegno di legge concernente “Modificazioni della legge provinciale 7 agosto 2006, n. 5 (legge provinciale sulla scuola)” che  si è “perseguito l’obiettivo di semplificazione dell’ordinamento scolastico, promuovendo la trasparenza e la partecipazione di tutti i soggetti”. Per l’effetto,  gli articoli 12 e 13 del Disegno di legge prevedono la  soppressione  dell’articolo 38 la modifica dell’articolo 39 delle legge provinciale n. 5 del 2006.

La riforma degli organi di partecipazione al governo del sistema educativo provinciale 

In pratica, dei due organi di partecipazione che rappresentano le autonomie scolastiche in ambito provinciale dovrebbe restare (modificato) il Consiglio del sistema educativo provinciale ed essere soppresso il Consiglio delle autonomie scolastiche e formative (disciplinato appunto dall’art. 38). Quest’ultimo èorgano rappresentativo dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e formative provinciali e paritarie con funzioni consultive e propositive” sulle scelte di innovazioni ordinamentali relative alla:

a)    organizzazione delle attività scolastiche complementari e dei servizi extra scolastici;

b)    offerta scolastica e formativa provinciale;

c)    valutazione dei risultati del sistema educativo provinciale.””

Attualmente la norma prevede che  il Consiglio delle autonomie scolastiche e formative sia composto da quindici presidenti dei consigli delle istituzioni e da quindici dirigenti delle istituzioni, designati rispettivamente dai presidenti dei consigli e dai dirigenti delle istituzioni, con le modalità previste dal regolamento, oltre che dal Presidente del consiglio della scuola ladina e dal dirigente preposto all’istituzione scolastica e formativa ladina.

I suoi organi, di durata triennale, non contemplati dalla norma ma disciplinati con proprio regolamento di funzionamento, sono:

a)                  il presidente, eletto tra i presidenti dei consigli delle istituzioni;

b)                 il vicepresidente, eletto tra i dirigenti scolastici;

c)                  il comitato dei delegati composto di 28 membri, di cui 14 presidenti dei consigli delle istituzioni e 14 dirigenti scolastici rappresentativi di tutte le istituzioni provinciali e paritarie a cui viene delegata dal Consiglio la facoltà e la responsabilità di deliberare su alcune materie tenendo comunque conto delle indicazioni vincolanti da esso impartite;

d)                 il comitato di coordinamento, che favorisce il funzionamento del Consiglio e del comitato dei delegati, supportandone l’organizzazione dell’attività.

Il  Consiglio del sistema educativo provinciale dell’art. 39 è “organo di partecipazione e di rappresentanza delle componenti della comunità scolastica” che resta in carica per la durata della legislatura.

Il disegno di legge modifica anche alcune sue competenze. In genere, esso esprime parere sugli atti provinciali d’indirizzo e di programmazione in varie materie tra cui autonomia delle istituzioni scolastiche e formative e piano provinciale per il sistema educativo e distribuzione dell’offerta formativa, anche in relazione a percorsi d’integrazione tra istruzione e formazione professionale. Inoltre svolge attività consultiva e di supporto su altri temi di interesse ed esprime pareri sui disegni di legge provinciale attinenti il sistema educativo provinciale. Ai suoi componenti è riconosciuto un gettone di presenza e il rimborso delle spese nella misura massima stabilita dalla normativa provinciale in materia di organi collegiali.

Per effetto della semplificazione, il numero dei componenti ordinari sarebbe ridotto a:

a)   due  rappresentanti (in luogo di tre) dei dirigenti delle istituzioni scolastiche e formative provinciali;

b)    un rappresentante dei docenti delle scuole dell’infanzia provinciali e uno dei docenti delle scuole dell’infanzia paritarie;

c) sei (il luogo di dieci) rappresentanti dei docenti delle istituzioni scolastiche e formative provinciali, di cui due (in luogo di cinque) del primo ciclo e due (in luogo di cinque) del secondo ciclo di istruzione; ed ora anche un rappresentante dell’istruzione e formazione professionale e uno in rappresentanza degli insegnanti di sostegno (a cui prima era riservato un posto tra i dieci rappresentanti)

d)    un (in luogo di due) rappresentante del personale amministrativo, tecnico, ausiliario e assistente educatore;

e)    un (in luogo di due)  rappresentante del personale direttivo e   uno (in luogo di due)   del personale docente delle istituzioni paritarie;

f)     due (in luogo di quattro) rappresentanti dei genitori senza più la riserva del rappresentante delle associazioni riconosciute dei genitori;

g)    due (in luogo di quattro) rappresentanti degli studenti del secondo ciclo.

I suoi membri sono eletti a seguito di un procedimento (Del. n. 2306 del 25/09/2009) che coinvolge tutte le componenti delle scuole della provincia (a differenza che per il consiglio delle autonomie scolastiche e formative). La proposta di riforma non prevede più la partecipazione di altri componenti (lettere h) – l) del testo vigente designati o individuati per specifiche funzioni).

Il consiglio del sistema educativo provinciale, a seguito della elezione e nomina dei suoi componenti, nel 2010, ha sostituito il consiglio provinciale dell’istruzione. Nonostante la correlazione alla durata della legislatura, dal portale non si evincono dal portale elezioni successive.

C’è da aggiungere che il comma 9 dell’art. 39 dispone che il presidente del consiglio del sistema educativo provinciale sia “scelto tra i membri della componente dei docenti delle istituzioni scolastiche e formative” ed il vicepresidente tra le componenti elettive (art. 3 Del. n. 2306 del 25/09/2009). Invece nel consiglio delle autonomie scolastiche e formative il presidente è un genitore eletto tra i presidenti dei consigli delle istituzioni mentre il vicepresidente è eletto tra i dirigenti scolastici.

Altro dato da segnalare è che anche a Trento tra gli Organi di partecipazione al governo del sistema educativo provinciale  è contemplata la sola Consulta Provinciale degli Studenti e manca quella dei genitori.

Intanto, dopo le Linee guida per le Consulte dei genitori degli Istituti Comprensivi trentini, nel 2013 sono state pubblicate le Linee Guida per le Consulte dei Genitori delle Scuole Superiori Trentine ed è stato presentato l’Atto Costitutivo dell’associazione delle Consulte dei Genitori delle Scuole Trentine, proprio evidentemente per dare rappresentanza e coordinamento a livello provinciale alle consulte costituite a livello di istituto (art. 29 LP 5/06).

La consultazione on line

Queste notizie possono interessare anche i genitori che volessero contribuire al cambiamento con le loro proposte, perché  fino al 20 maggio è possibile partecipare alla consultazione on line (diversa nelle sue modalità da quella proposta a livello nazionale) inviando libere idee, osservazioni e suggerimenti all’indirizzo di posta elettronica  scuolatrentina@provincia.tn.it.

I documenti sono consultabili qui https://www.vivoscuola.it/scuola-trentina-alpassocoitempi

30.04.16

Fonte: http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=76267

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cos’è Scuole Aperte

Cos’è Scuole Aperte

Le 43mila scuole italiane – prese tutte insieme – sono la più grande infrastruttura sociale del nostro Paese. Le scuole sono dappertutto e dappertutto accolgono la sfida della trasmissione del sapere, dell’educazione, dell’incontro tra generazioni, del confronto fra culture e linguaggi.  .

Questo sito è un tentativo di censire tutte le esperienze di Scuola Aperta in italia, per diventare un archivio dinamico di racconti, spunti, suggerimenti e buone pratiche.

L’esperienza di Scuole Aperte è complessa e sfaccettata; fino a oggi questo è stato il suo punto di forza e, insieme, il suo punto debole. Ora vogliamo passare da una Scuola Aperta come “eccezione” alla Scuola Aperta come un modello possibile e già in atto; ecco gli elementi che crediamo necessari (pur mixati in dosi diverse), per definire un’esperienza di Scuola Aperta:

  • La Scuola Aperta è una struttura che si apre agli studenti e alle loro famiglie, per essere abitata oltre i tempi classici della didattica: il pomeriggio, il sabato, nei tempi di vacanza.
  • La Scuola Aperta è una struttura che si apre al quartiere, che accoglie i cittadini e diventa un punto di aggregazione sociale.
  • La Scuola Aperta è un luogo dove si realizzano percorsi di integrazione e inclusione per le comunità straniere e per chi ha bisogno di un’attenzione in più, a cominciare dagli alunni con disabilità, BES. La Scuola Aperta contrasta anche così la dispersione scolastica.
  • La Scuola Aperta è un’esperienza di sussidiarietà, con un nuovo protagonismo dei genitori, in controtendenza con il declino della partecipazione delle famiglie nei tradizionali organi di rappresentanza collegiale.
  • La Scuola Aperta è una comunità i cui membri trovano nuove forme di relazione, improntate alla responsabilizzazione e alla fiducia reciproca.
  • La Scuola Aperta è un’alleanza fra scuola e territorio, dove la scuola cerca l’eccellenza e per farlo si apre al fundraising e ai finanziamenti privati, ma la tempo stesso fa rendicontazione sociale.
  • La Scuola Aperta accetta la sfida delle ICT, delle nuove tecnologie, di una didattica innovativa che rompa l’inerzia di spazi e tempi che si ripetono identici a sé da secoli.
  • La Scuola Aperta è un’esperienza di cittadinanza attiva, dove i giovani vengono educati alla cura dei beni comuni e dalla scuola escono per prendersi cura dell’intero quartiere.
  • Il progetto Scuole Aperte è promosso dal MIUR in collaborazione con ANCI e con VITA.

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Viaggi di istruzione: quali obblighi e quale normativa

Viaggi di istruzione: quali obblighi e quale normativa

di Cinzia Olivieri

La Nota Miur del 03.02.2016, Prot. N. 674, recante oggetto Viaggi di istruzione e visite guidate, nel richiamare l’attenzione al tema della sicurezza in occasione delle gite scolastiche, ha prospettato nuovi profili di responsabilità.

La CM 291/92

Storicamente, in materia, l’articolata CM 291/1992, apportando modifiche ed integrazioni alla precedente C.M. 253/1991, aveva per ultima fornito istruzioni disciplinando: finalità (art. 2); tipologia dei viaggi (art. 3); Destinatari (art. 4); Destinazioni (art. 5); Organi competenti (art. 6); Durata dei viaggi e periodi di effettuazione (art. 7);  Docenti accompagnatori (art. 8); Scelta del mezzo di trasporto, dell’agenzia, della ditta di trasporti (art. 9);  Assicurazione contro gli infortuni (art. 10); Altri aspetti finanziari (art. 11); Cenni riepilogativi sulla documentazione (art. 12),  e costituendo il più importante riferimento per l’organizzazione di visite guidate e viaggi di istruzione.

Anche tale circolare poneva attenzione alla sicurezza, sia nella scelta dell’agenzia, sia nella richiesta copertura assicurativa, sia attraverso il richiamo agli obblighi di vigilanza (si badi) sugli alunni, incombenti sui docenti accompagnatori (art. 8)  con l’assunzione delle responsabilità di cui all’art. 2048 c.c. (quindi salvo prova “di non aver potuto impedire il fatto”).  Tali doveri potevano essere contrattualmente condivisi con il personale qualificato delle agenzie di viaggio previa informazione delle famiglie; rilascio da parte dello studente maggiorenne o degli esercenti la responsabilità genitoriale di una dichiarazione scritta di esonero di responsabilità della scuola per gli infortuni derivanti da inosservanza di ordini o prescrizioni del personale dell’agenzia di viaggio; espressa previsione contrattuale di  assunzione dell’onere della vigilanza.

In quanto antecedente all’autonomia, per la “scelta dell’agenzia di viaggio o della ditta di autotrasporti”(art. 9), la CM 291/92 prevedeva l’osservanza della procedura di cui all’art. 34 del D.I. 28 maggio 1975 e cioè deliberazione del consiglio di circolo o d’istituto, il quale appunto era chiamato ad effettuare le opportune valutazioni,  previa acquisizione del prospetto comparativo di almeno tre ditte interpellate.

Oggi invece il D.I. 44/01 (artt. 31 e ss) attribuisce al dirigente i poteri negoziali.

Come anzidetto, la CM 291/92 contemplava una serie di precauzioni ed adempimenti per garantire la sicurezza del viaggio.

Per valutare opportunamentel’assoluta affidabilità e serietà dell’agenzia di viaggio o della ditta di autotrasporti”(art. 9), l’agenzia prescelta doveva rilasciare una dichiarazione garantendo: di essere in possesso delle autorizzazioni previste fornendone gli estremi; di assumersi la piena responsabilità in ordine ad eventuali omissioni o inadempienze ovvero dell’osservanza delle norme di legge nell’organizzazione del viaggio; di possedere tutti i requisiti di sicurezza contemplati dalle disposizioni vigenti in materia di circolazione di autoveicoli. Premesso l’obbligo di esaminare con precisione ed accuratezza il contratto, dovevano inoltre essere acquisiti:

a) fotocopia della carta di circolazione dell’automezzo da cui poter desumere il proprietario, l’effettuazione della revisione annuale, la categoria del veicolo (da noleggio con conducente, oppure di linea);

b) fotocopia della licenza comunale da cui risulti il numero di targa per i veicoli da noleggio;

c) fotocopia dell’autorizzazione, da esibire all’accompagnatore responsabile del viaggio, rilasciata dall’ufficio provinciale della Motorizzazione civile (Mod. M.C. 904) per gli autobus in servizio di linea;

d) fotocopia della patente “D” e del certificato di abilitazione professionale “KD” del o dei conducenti;

e) dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà rilasciata dal proprietario del veicolo, attestante che il personale impiegato è dipendente della ditta e che ha rispettato le norme in vigore per quanto concerne i periodi di guida e i periodi di riposo nella settimana precedente il giorno di partenza;

f) attestazione o fotocopie dei certificati di assicurazione, da cui risulti che il mezzo è coperto da una polizza assicurativa che preveda un massimale di almeno 5 miliardi di lire per la copertura dei rischi a favore delle persone trasportate, quando sul mezzo viaggiano almeno trenta persone;

g) dichiarazione che il mezzo è regolarmente fornito di cronotachigrafo, che è lo strumento, previsto dalla legislazione vigente, atto a controllare se il personale addetto abbia osservato le norme in materia di orario di guida;

h) fotocopia dell’attestazione dell’avvenuto controllo dell’efficienza del cronotachigrafo da parte di un’officina autorizzata;

i) attestazione dell’impegno di presentare, alla fine del viaggio, fotocopie dei dischi del cronotachigrafo (dalla partenza all’arrivo);

l) dichiarazione che il mezzo presenta una perfetta efficienza dal punto di vista della ricettività, in proporzione al numero dei partecipanti e dal punto di vista meccanico. L’efficienza del veicolo deve essere comprovata dal visto di revisione tecnica annuale presso gli uffici M.C.T.C.

L’agenzia di viaggio o la ditta di autotrasporti doveva altresì garantire per iscritto, in caso di viaggio superiore alle 9 (nove) ore giornaliere, la presenza di due autisti, considerando che il periodo di guida continuata per l’autista non può superare le quattro ore e mezza; ed in caso di viaggio inferiore alle ore 9 giornaliere, un riposo non inferiore a 45 minuti ogni quattro ore e mezza di servizio.

Inoltre (art. 10) per tutti i partecipanti a viaggi, visite o gite di istruzione la circolare richiedeva la garanzia di polizza assicurativa contro gli infortuni, con un costo relativo, per gli alunni, compreso nella quota di partecipazione versata dagli stessi … ecco anche perché il mancato pagamento del contributo volontario non può costituire valido motivo per escludere uno studente.

La successiva CM 623/96  ha riconosciuto che “L’intera gestione delle visite guidate e dei viaggi d’istruzione o connessi ad attività sportive in Italia e all’estero rientra nella completa autonomia decisionale e nella responsabilità degli organi di autogoverno delle istituzioni scolastiche”, richiamando le istruzioni della circolare del ‘92 con particolare riferimento alla necessità che le iniziative siano “economicamente sostenibili dalle scuole e dalle famiglie e, sotto il profilo della sicurezza, presentassero sufficienti elementi di garanzia”.

Con la nota min. prot. 645/2002, più volte integrata successivamente, è stato poi proposto uno schema di “capitolato d’oneri” , concordato a livello nazionale con le associazioni di categoria delle agenzie turistiche e di viaggio, riepilogativo delle principali clausole e condizioni da includere in qualsiasi contratto per l’effettuazione di viaggi d’istruzione.

In sintesi è chiara la ripartizione delle responsabilità secondo tale provvedimento: sui docenti accompagnatori gravano gli obblighi di vigilanza; l’agenzia è tenuta a rilasciare le previste dichiarazioni e garanzie (assumendosene le responsabilità) nonché la documentazione richiesta; il consiglio di istituto (ora il dirigente scolastico) è chiamato vagliare attentamente le proposte contrattuali e la sussistenza di tutti i requisiti previsti; gli studenti devono essere coperti da assicurazione contro gli infortuni ed anche gli automezzi devono essere opportunamente assicurati.

La nota 2209/2012

In considerazione anche delle modifiche normative intanto intervenute, la successiva nota Miur dell’11 aprile 2012 n. 2209, rispondendo ai quesiti “relativi alle modalità di organizzazione dei viaggi di istruzione e visite guidate” ha precisato che: “(…)  nel richiamare le istituzioni scolastiche alla priorità di garantire la tutela dell’incolumità dei partecipanti, … l’effettuazione di viaggi di istruzione e visite guidate deve tenere conto dei criteri definiti dal Collegio dei docenti in sede di programmazione dell’azione educativa (cfr. art. 7, D.lgs. n. 297/1994), e dal Consiglio di istituto o di circolo nell’ambito dell’organizzazione e programmazione della vita e dell’attività della scuola (cfr. art. 10, comma 3, lettera e), D.lgs. n. 297/1994). A decorrere dal 1° settembre 2000, il “Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche”, emanato con il D.P.R. 275/1999, ha configurato la completa autonomia delle scuole anche in tale settore; pertanto, la previgente normativa in materia (a titolo esemplificativo, si citano: C.M. n. 291 – 14/10/1992D.lgs n. 111 – 17/03/1995; C.M. n. 623 – 02/10/1996; C.M. n. 181 – 17/03/1997; D.P.C.M. n. 349 – 23/07/1999), costituisce opportuno riferimento per orientamenti e suggerimenti operativi, ma non riveste più carattere prescrittivo.

Premesso che il Dlgs 111/95 (Attuazione della direttiva n. 90/314/cee concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti “tutto compreso”) era stato già abrogato dall’art. 146 comma 1 lettera e) del codice del consumo del 2006 (dlgs 206/2005),  il quale ha appunto per oggetto la tutela dei consumatori e degli utenti (art. 1), e che al D.M. 23 luglio 1999 n. 349 recante norme per la gestione ed il funzionamento del Fondo nazionale di garanzia per il consumatore di pacchetto turistico  è seguito il Dlgs 79/2911 (cd. Codice del Turismo) di cui costituisce normativa di riferimento, la nota del 2012 prende atto dell’inadeguatezza della disciplina a seguito dell’autonomia.

Pertanto, ai sensi dell’art. 10 comma 2 lettera e) del dlgs 297/94 (ancora vigente) il consiglio di istituto conserva la sua prerogativa di definire i “criteri per la programmazione e l’attuazione delle attività parascolastiche, interscolastiche, extrascolastiche, con particolare riguardo … alle visite guidate e ai viaggi di istruzione”, mentre, come si è detto, le responsabilità nella scelta dell’agenzia si trasferiscono al dirigente (D.I. 44/01 artt. 31 e ss). I regolamenti viaggi diventano così fonte normativa per le singole scuole quanto al profilo organizzativo.

La Nota 674/2016

La  Nota MIUR 03.02.2016, prot. N. 674 interviene quindi, destando perciò le prime perplessità, in un settore in cui qualche anno prima, ed in assenza di ulteriori modifiche, si era espressamente dichiarata la completa autonomia delle scuola ed il carattere non prescrittivo della previgente normativa.

La finalità dichiarata di tale provvedimento è quella di informare le scuole  “dell’importanza della consulenza e del coinvolgimento del personale della Polizia stradale”, in primo luogo attraverso l’invio – a cura del dirigente – della comunicazione allegata alla Sezione del capoluogo di provincia della località in cui avrà inizio il viaggio, per consentire di organizzare servizi di controllo e chiedendo l’intervento degli organi di polizia stradale tramite i tradizionali numeri di emergenza, in presenza “di evidenti situazioni” di pericolo, per  rendere più sicuro il trasporto scolastico in occasione di visite guidate e viaggi di istruzione.

Sempre a garanzia di maggiore sicurezza, si invitano i dirigenti scolastici (responsabili appunto della scelta della ditta) e gli organizzatori a porre attenzione, non solo nella fase organizzativa ma anche durante il viaggio “su taluni aspetti relativi alle scelte delle aziende cui affidare il servizio di trasporto, verificando quindi l’idoneità e condotta del conducente”, nel caso richiedendo la collaborazione e l’intervento degli Uffici della Polizia stradale territorialmente competenti, nonché “l’idoneità del veicolo e le altre misure di sicurezza”  illustrate nell’allegato Vademecum per viaggiare in sicurezza, elaborato dalla Polizia stradale nell’ambito delle iniziative previste dal Protocollo d’intesa siglato il 5 gennaio 2015 con il Ministero dell’Interno.

Dunque, trascendendo la finalità informativa, la nota ministeriale finisce per prospettare nuovi e complessi profili di responsabilità ed ulteriori obblighi di vigilanza a carico in particolare dei docenti accompagnatori, la cui fonte di obbligo è costituita proprio dal citato vademecum di cui il suddetto provvedimento richiede la diffusione.

Nello specifico, con riguardo alla scelta dell’impresa di trasporto si richiede, in sostanziale analogia col pregresso ma con qualche aggiornamento rispetto al tipo di attestazioni richieste, che le ditte dimostrino, “mediante apposita documentazione e se del caso autocertificazione, di essere in possesso dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di noleggio autobus con conducente, di essere in regola con la normativa sulla sicurezza sul lavoro e di aver provveduto alla redazione del Documento di Valutazione dei Rischi, di essere autorizzati all’esercizio della professione (AEP) e iscritte al Registro Elettronico Nazionale (REN) del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, di avvalersi di conducenti in possesso dei prescritti titoli abilitativi e di mezzi idonei”.

Con riferimento al conducente ed al veicolole imprese dovranno altresì dimostrare che il mezzo sia regolarmente dotato dello strumento di controllo dei tempi di guida e di riposo del conducente (cronotachigrafo o tachigrafo digitale), coperto da polizza assicurativa RCA, che il personale addetto alla guida sia titolare di rapporto di lavoro dipendente ovvero che sia titolare, socio o collaboratore dell’impresa stessa, in regola con i versamenti contributivi obbligatori INPS e INAIL. Il dirigente scolastico, dovrà altresì ricordarsi di acquisire attraverso il servizio on line INPS-INAIL il Documento unico di regolarità contributiva (DURC) in corso di validità”.

Il conducente dovrà essere in possesso della patente di guida categoria D  e della Carta di Qualificazione del Conducente (CQC) per il trasporto di persone, in corso di validità, e deve portare con sè la dichiarazione, rilasciata dal legale rappresentante dell’impresa, che attesta la tipologia e la regolarità del rapporto di lavoro.

Per quanto invece riguarda il veicolo, esso deve essere dotato di estintori e di “dischi” indicanti le velocità massime consentite nella parte posteriore (80 km/h e 100 km/h). Il certificato assicurativo  deve trovarsi a bordo per rilevare  la copertura R.C. e la  carta di circolazione deve riportare l’esito  della visita di revisione annuale e il numero massimo di persone che l’autobus può trasportare può invece essere tratto dalla carta di circolazione.

Sebbene si tratta di controlli documentali e quindi potenzialmente fattibili, tali ultimi accertamenti dovrebbero essere effettuati prima della partenza giacché è impossibile e inefficace tale riscontro al momento della selezione delle offerte.

Tuttavia il Vademecum dispone ancora che, sebbene la complessa verifica del rispetto  dei tempi di guida e di riposo è necessariamente rimessa agli organi di polizia stradale, gli accompagnatori devono sapere che l’autista deve rispettare  il periodo di guida giornaliero (9 ore estese fino a 10 non più di due volte la settimana); il periodo di guida settimanale e bisettimanale (56 ore e, complessivamente, in due settimane, 90 ore); fruire di pause giornaliere e di riposo giornaliero e settimanale (dopo un periodo di guida di quattro ore e mezza il conducente deve osservare una pausa di almeno 45 minuti consecutivi o due interruzioni, di almeno 15 e 30 minuti, intercalate nelle quattro ore e mezza. Dopo sei giorni di lavoro egli deve effettuare un periodo di riposo settimanale di almeno 45 ore).

Inoltre “Nel corso del viaggio gli accompagnatori dovranno prestare attenzione al fatto che il conducente di un autobus non può assumere sostanze stupefacenti, psicotrope (psicofarmaci) né bevande alcoliche, neppure in modica quantità. Durante la guida egli non può far uso di apparecchi radiotelefonici o usare cuffie sonore, salvo apparecchi a viva voce o dotati di auricolare”. Essi sono poi sollecitati a “prestare attenzione alla velocità tenuta, che deve sempre essere adeguata alle caratteristiche e condizioni della strada, del traffico e ad ogni altra circostanza prevedibile, nonché entro i limiti prescritti dalla segnaletica e imposti agli autobus: 80 km fuori del centro abitato e 100 km in autostrada”.

Ebbene, se il dovere di vigilanza nei riguardi degli studenti trova un preciso riferimento normativo, il vademecum testualmente non si esprime in termini di invito, suggerimento e/o consiglio ma costituisce,  particolarmente a carico dei docenti accompagnatori, che sono terzi trasportati al pari degli studenti,  obblighi di vigilanza (non previsti) anche nei confronti del conducente.

Le implicazioni di tali previsioni sono notevoli, anche in caso di contenzioso, lasciando configurare profili di responsabilità per gli accompagnatori anche e persino nell’ipotesi di non auspicabili  sinistri.

Inoltre, con l’eccezione dei casi di macroscopica evidenza, non si comprende in che modo e a che titolo essi possano “prestare attenzione” e/o inibire l’assunzione, in particolare se di modica entità, di alcool o altre sostanze ovvero verificarne l’assunzione.

A tanto si aggiunga che il vademecum richiede che “In maniera empirica si dovrà prestare attenzione alle caratteristiche costruttive, funzionalied a dispositivi di equipaggiamento, tra cui si elencano: “usura pneumatici, efficienza dei dispositivi visivi, illuminazione, retrovisori”, esistenza di cartelli-pittogrammi o sistemi audio visivi che informano i passeggeri dell’obbligo di utilizzo dei sistemi di ritenuta-cinture. Si precisa altresì che in caso di mancato uso delle cinture da parte di un minore ne risponde non solo il conducente ma anche chi è tenuto alla sua sorveglianza ove si trovi a bordo del veicolo.

Ancora una volta ci si esprime in termini di obbligo per accertamenti di carattere tecnico.

Peraltro, come si è detto,  il vademecum rimette agli organi di polizia stradale, in considerazione della sua complessità tecnica e giuridica soltanto la verifica del rispetto dei tempi di guida e di riposo mentre tutti gli ulteriori accertamenti resterebbero a carico della scuola secondo le varie fasi.

Appaiono legittime quindi le perplessità e le preoccupazioni manifestate.

Già da tempo in tante scuole la difficoltà di trovare docenti accompagnatori ha portato a rinunciare all’organizzazione di viaggi di istruzione e c’è da presumere che questo provvedimento scoraggerà gli indecisi.

A questo punto si rende necessario chiarire il valore normativo della Nota 03.02.2016, prot. N. 674, considerata la precedente risolutiva circolare del 2012 che essa sembra contraddire.

Fonte:  http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=73891

Elezioni scolastiche 2015/16 ed il commissariamento infinito degli omnicomprensivi

Elezioni scolastiche 2015/16 ed il commissariamento infinito degli omnicomprensivi

di Cinzia Olivieri

Finalmente è stata emanata la circolare per le elezioni degli organi collegiali a livello di istituzione scolastica (CM 18 prot. 8032 del 7 settembre 2015) per l’anno scolastico 2015/16 che ha confermato le istruzioni già impartite precedentemente con l’ordinaria applicazione dell’O.M. 215/1991, modificata ed integrata dalle successive OO.MM. n. 267/95 (si ricorda altresì la collegata Nota ministeriale del 4 ottobre 2012) (1), 293/96, 277/98.

Non viene reiterata la premessa “Non essendo ancora intervenute modifiche a livello legislativo degli organi collegiali a livello di istituzione scolastica” delle circolari elezioni emanate per gli anni scolastici 2012/13 (CM 73/12) e 2014/15 (CM 42/14), il che può essere interpretato come un segno che la discussione in merito alla riforma appare in questo momento rinviata.

La circolare è indirizzata come sempre anche ai Sovrintendenti Scolastici per la Province Autonome di Trento e Bolzano nonché agli Intendenti Scolastici per le scuole delle località ladine ed in lingua tedesca di Bolzano.

Tuttavia, in virtù della loro autonomia, a Trento la LP n. 5/06 (art. 22) dispone che “i criteri e le modalità di elezione delle rappresentanze elettive nonché i casi e le modalità di scioglimento del consiglio dell’istituzione” sono definiti con regolamento (emanato successivamente con Decreto del Presidente della Provincia 15 maggio 2009, n. 8-10/Leg) ed a Bolzano la LP 20/95 stabilisce all’art. 12 che “I consigli di circolo e di istituto determinano il ricorso al sistema di elezioni in forma diretta o indiretta per l’elezione dei genitori e degli alunni nel consiglio stesso, nonché le modalità di svolgimento di tutte le elezioni degli organi collegiali di cui alla presente legge”. Dunque i criteri e le modalità delle elezioni a Trento sono stabiliti con regolamento provinciale ed a Bolzano dai consigli di istituto.

Primi adempimenti e scadenze

Entro il 31 ottobre dovranno concludersi le operazioni di voto per gli organi di durata annuale e quelle per il rinnovo annuale delle rappresentanze studentesche nei consigli di istituto delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di II grado non giunti a scadenza. È utile ricordare che è il consiglio di istituto che deve (o meglio dovrebbe) stabilire la data di convocazione delle assemblee per le elezioni dei rappresentanti in consiglio di classe e che è previsto per esse un preavviso scritto di almeno 8 giorni (art. 22 O.M. 215/1991)

Le elezioni dei consigli di istituto scaduti nonché le eventuali suppletive si svolgeranno nella data fissata a livello regionale dal rispettivo USR, in un giorno festivo (dalle 8 alle 12) e in quello successivo (dalle 8 alle 13.30) non oltre il termine di lunedì 23 novembre, ciò sebbene, con riferimento alle seconde, l’O.M. 215/1991 preveda che “le elezioni suppletive, per motivi di opportunità, debbono essere indette, di norma, all’inizio dell’anno scolastico successivo all’esaurimento delle liste, contestualmente alle elezioni annuali” (art.53).

Gli istituti omnicomprensivi

Resta invece il commissario straordinario negli istituti omnicomprensivi, cioè “nelle istituzioni scolastiche che comprendono al loro interno sia scuole dell’infanzia, primarie e/o secondarie di I grado, sia scuole secondarie di II grado”. Infatti, sebbene nel 1995 l’O.M. 267 abbia disciplinato le elezioni negli Istituti comprensivi di scuola materna, scuola elementare e scuola secondaria di I grado e nel 1998 (O.M. 277) siano state introdotte ulteriori modifiche nei casi di “aggregazione di istituti scolastici di istruzione secondaria superiore”, dopo circa un ventennio, ancora non si è trovata “una soluzione normativa circa la composizione del consiglio di istituto delle scuole in questione”.

Non sorprende la poca consapevolezza di genitori e studenti di questi istituti che, come si legge dai bollettini ufficiali, non sono pochi complessivamente ma evidentemente non collegati, se pensiamo che nulla è accaduto allorquando nel 2001 non sono state più indette le elezioni per il rinnovo degli organi collegiali territoriali (2) , né quando, con i provvedimenti del Tar Lazio (sentenza 8843/13) prima e del Consiglio di Stato (sentenza 866/14) poi, è stata stabilita la vigenza del Dlgs 233/99 solo per il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (costituito a seguito dell’OM 150/15 in esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato 834/15), escludendo i consigli scolastici locali e regionali, in particolare i primi aperti alla partecipazione anche di genitori e studenti (3).

Scuole senza consiglio di istituto. Problemi pratici

Le recenti modifiche introdotte dalla L 107/15 fanno avvertire con maggior forza la mancanza del consiglio di istituto negli omnicomprensivi.

Oltre la summenzionata competenza con riferimento alla scelta della data per le assemblee dedicate alle elezioni dei rappresentanti di classe, entro il mese di ottobre i consigli di istituto sono chiamati ad approvare il nuovo PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa), introdotto appunto dalla L 107/15 che ha modificato l’art. 3 del dpr 275/99. Peraltro – come stabilito dall’ormai famoso comma 16 – tale piano dovrà assicurare anche “l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013”. Con l’assenza dell’approvazione del consiglio manca il contributo delle famiglie, che invece chiedono sempre più, soprattutto ora, di partecipare alle scelte progettuali della scuola ma potranno essere coinvolte solo attraverso le proposte e i pareri “formulati dagli organismi e dalle associazioni dei genitori e, per le scuole secondarie di secondo grado, degli studenti” di cui dovrà tenere conto il dirigente “ai fini della predisposizione del piano” (comma 14).

Sempre a seguito della L 107/15, che ha modificato l’art. 11 del Dlgs 297/94, il consiglio di istituto sceglie uno dei tre docenti ed i due rappresentanti dei genitori nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo ovvero un genitore ed uno studente nel secondo ciclo di istruzione facenti parte del comitato per la valutazione dei docenti, a cui sono riconosciute nuove importanti competenze.

È palese che il commissario straordinario, per sua natura figura eccezionale, non possa rappresentare stabilmente tutte le componenti della scuola.

Il consiglio di istituto è inoltre competente, ai sensi del dpr 235/07, ad adottare i provvedimenti che comportano l’allontanamento dalla comunità scolastica per un periodo superiore ai 15 giorni ed a designare il docente che partecipa all’organo di garanzia di istituto e di prassi concorre nell’elaborazione e modifica del patto educativo di corresponsabilità, giacché sono i regolamenti di istituto – adottati appunto dal consiglio che li delibera (art. 10 Dlgs 297/94) – che disciplinano le procedure di sottoscrizione nonché di elaborazione e revisione condivisa del patto.

Anche in tal caso non solo evidentemente il commissario straordinario non può garantire la pluralità che caratterizza le decisioni del consiglio ma nel caso delle sanzioni disciplinari si pongono altresì questioni di validità.

Certamente si avverte la necessità di un collegamento che favorisca opportune iniziative condivise per proporre con maggior forza la questione e di un organo che a livello centrale si faccia carico delle esigenze della rappresentanza dei genitori giacché le problematiche connesse all’assenza di questo organo impongono si trovi senza ulteriori indugi una soluzione normativa al problema.

Note

In Edscuola

(1) Le elezioni del consiglio di istituto ed il dimensionamento; Elezioni e Dimensionamento: problemi di partecipazione

(2) Lettera (Aperta) a un genitore rappresentante

(3) Ripristino degli organi territoriali

Fonte: http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=66021

Cyberbullismo, Age lancia in Italia l’app Deletecyberbullying

Cyberbullismo, Age lancia in Italia l’app Deletecyberbullying

cyberbullo

Un quiz interattivo per ragazzi, docenti, genitori, una help-line per le vittime, un video di sensibilizzazione, un manuale per insegnanti. Applicazione gratuita per Android è realizzata con i genitori della Coface e il sostegno dell’Unione Europea. Azzolini: “Il 34% degli adulti ritiene il bullismo parte normale della crescita, la metà dei ragazzi vittime del fenomeno cade in depressine. Presto nelle scuole un progetto dell’Age per i genitori”

L’Age lancia la versione italiana della App europea “Delecyberlullying” per studenti, docenti e genitori per prevenire e contrastare il cyberbullismo nelle scuole e nella società.

Realizzata dalla Coface, la Confederazione delle organizzazioni familiari nell’Unione Europea a cui l’Associazione italiana genitori (Age) aderisce, con il sostegno finanziario del programma europeo Daphne, l’applicazione per tablet e smartphone Android è gratuita e può essere scaricata direttamente sul su Google Play https://play.google.com/store/apps/details?id=com.daphne.deletecyberbullying e nei prossimi giorni anche sul sito dell’Age www.age.it. Presto l’applicazione sarà disponibile anche per iOS.

Un quiz interattivo verifica la conoscenza che ragazzi, genitori e insegnanti hanno del cyberbullismo e di internet, rispondendo in questo modo alle loro domande sul fenomeno, con la possibilità di condividere il proprio punteggio su Facebook. L’applicazione, inoltre, consente agli adolescenti un quiz di auto-diagnosi di che reindirizza le vittime di cyberbullismo alla helpline di assistenza, dove possono contattare direttamente esperti per una consulenza specifica. Infine, un pulsante visualizza in tempo reale le informazioni necessarie per accedere per accedere all’assistenza diretta.

La app “Deletecyberbullying” include anche un video in inglese di sensibilizzazione sul cyberbullismo, consultabile anche su YouTube in 12 diverse lingue. Un sondaggio che aiuta i docenti a comprendere meglio le loro aspettative e la loro esperienza con episodi atti di cyberbullismo, mentre un manuale dell’insegnante fornisce loro materiale didattico per lezioni sul fenomeno. Una sezione dedicata alle informazioni sul progetto e sull’applicazione.

“Secondo un sondaggio condotto da BeatBullying per la campagna #Deletecyberbullying su oltre 2.000 ragazzi e adulti in tutta Europa – spiega Fabrizio Azzolini, presidente dell’Age – 1 bambino europeo su 5 è vittima di bullismo.Di questi più della metà, il 55%, cade in depressione, oltre un terzo (35%) dichiara di aver danneggiato se stesso, il 35%, o di aver pensato al suicidio, il 38%. E, come genitori, ci preoccupa anche il dato sul 34% degli adulti che ritiene il bullismo ‘una parte normale della crescita’ e sul 16%, un adulto su 6, che dichiara che la maggior parte delle persone del loro Paese lo considera ‘formazione del carattere’. Il quadro non è più rassicurante se si analizza la specifica situazione italiana. Per questo motivo l’Age ha deciso di lanciare in Italia la app Cyberbullying, impegnandosi in prima persona nella sua traduzione italiana grazie alla responsabile dell’Ufficio Europa dell’associazione Sabina Greco, delega dell’Age alla Coface. L’applicazione, inoltre, è parte di un progetto più ampio su bullismo e cyberbullismo rivolto soprattutto ai genitori dei ragazzi in età scolare che l’Age sta mettendo a punto secondo le indicazioni fornite dalle nuove linee guida contro bullismo e cyberbullismo del Ministero dell’Istruzione”.

L’applicazione, oltre che in Italia, è disponibile in Belgio, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Irlanda, Croazia, Ungheria, Bulgaria, Spagna, Grecia, Cipro, Lussemburgo, Danimarca, Finlandia, Islanda, Germania e Svezia nelle lingue di questi Paesi.

Il video promozionale è consultabile qui

Il sito internet della campagna Deletecyberbullying è www.deletecyberbullying.wordpress.com

La sensibilizzazione sbarca anche sui social network sul profilo Twitter @deletecyberbullying  e cinguettando con l’hustag #deletecyberbullying

deletecyberbullying app

Fonte: http://www.age.it/cyberbullismo-age-lancia-in-italia-lapp-deletecyberbullying-2/

 

Progetto S.O.S.

PROGETTO S.O.S.
“SCUOLA ORIENTATA ALLA SOSTENIBILITÀ”
(Sustainability Oriented School)

In un mondo in continua trasformazione, l’uomo si trova a dover affrontare una sfida strategica per il futuro del pianeta: garantire, in un’ottica di sostenibilità, la produttività dei sistemi economici e la salvaguardia delle risorse naturali. La gravità della crisi ambientale che investe a tutti i livelli il nostro pianeta impone una presa di coscienza generale.
Nel mondo della produzione la “responsabilità ambientale” è già considerata prioritaria da molte imprese, che l’hanno adottata come strategia operativa, con un impegno dichiarato e certificato nella conservazione delle risorse naturali del pianeta.
Di fronte al bivio tra degrado ambientale e sociale e sviluppo sostenibile, la Scuola deve assumere il ruolo di protagonista. Essa non può esimersi dal promuovere tra studenti, famiglie e operatori scolastici una maggiore consapevolezza del ruolo che ciascuno può rivestire nella tutela dell’ambiente. La Scuola, veicolo attivo nell’educazione dei cittadini, può diventare il vero “motore” di un cambiamento di prospettiva, con un impegno diretto e qualificato nella tutela delle risorse naturali, dell’aria, dell’acqua e del suolo.
Lo stesso programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) prevede per la Scuola un ruolo attivo nella diffusione dei temi della sostenibilità ambientale: “Inspiring, informing, mentoring, supporting, and facilitating institutions of higher learning to undertake curriculum innovations for sustainability. Additionally, institutions of higher learning are encouraged to reorient their curricula in support of sustainable development.”
Video sull'olio di palmaSpot del Liceo Carlo Montanari di Verona che si è aggiudicato il Primo Premio del Concorso “L’alfabeto di Enzo” promosso da ProgettoMondo MLAL, in ricordo di Enzo Melegari, storico presidente della ONG.
Motivazione del premio: “Uno spot di buona efficacia comunicativa, dal linguaggio diretto e chiaro e dal ritmo incalzante, che riesce, pur nella estrema sintesi, a veicolare messaggi importanti sugli stili di vita responsabili partendo da gesti quotidiani. E utilizza anche l’ironia per parlare di temi seri, come le conseguenze di ogni nostra scelta alimentare”.
Lo spot “Ogni volta che… Olio di palma? No grazie!”, è stato realizzato dai ragazzi del Liceo Montanari nell’ambito del Progetto S.O.S. (Scuola Orientata alla Sostenibilità), sostenuto da World Biodiversity Association onlus e dal Centro Servizi per il Volontariato di Verona.
Regia: Mauro Vittorio Quattrina. Testi e consulenza scientifica: Gianfranco Caoduro.Articolo Spot contro l'olio di palmaObiettivi: dall’educazione alla praticaIl Dipartimento di Scienze Naturali del Liceo “Carlo Montanari” da anni si muove nella direzione di promuovere nella Scuola, tra gli operatori scolastici, gli studenti e le famiglie una maggiore consapevolezza sull’importanza di comportamenti ispirati ai principi dello sviluppo sostenibile. La proposta e la realizzazione nell’ultimo decennio di numerosi progetti (es. Progetto Open-Lab, Progetto Biodiversità, Progetto di Educazione alla Salute e alla Sostenibilità Ambientale, ecc.) ha permesso di trattare e divulgare i temi legati alla sostenibilità e di maturare un’esperienza che può oggi rappresentare un valore aggiunto per docenti e discenti.
Si tratta, ora, di passare dalle parole ai fatti, dall'”educare alla sostenibilità” a “praticare la sostenibilità”. Vogliamo che la nostra scuola diventi realmente una “Scuola sostenibile” in grado non solo di formare le nuove generazioni a comportamenti più responsabili, ma di sperimentare realmente processi di sostenibilità nel vissuto quotidiano di studenti e operatori scolastici.
Abbiamo individuato i settori cruciali, sui quali può essere misurata la sostenibilità di un Istituto scolastico: energia, rifiuti, alimenti, materiali di consumo, responsabilità ambientale.

ENERGIA

La Scuola utilizza energia per il riscaldamento dei locali nella stagione invernale e l’energia elettrica per l’illuminazione e il funzionamento delle attrezzature. E’ stato dimostrato da progetti-pilota sui consumi energetici portati avanti in passato in altre scuole veronesi che il risparmio energetico in una scuola di un migliaio di studenti può raggiungere cifre di alcune migliaia di euro all’anno e in diverse tonnellate di CO2 non immesse in atmosfera.
E’ indispensabile motivare gli studenti e gli operatori verso una scrupolosa riduzione delle dispersioni termiche e dell’energia elettrica, senza rinunciare al comfort.
La Scuola, inoltre, deve impegnarsi nel sostenere fattivamente la mobilità sostenibile di studenti, insegnanti e operatori scolastici, in modo da ridurre gli impatti ambientali, sociali ed economici generati dall’uso di veicoli motorizzati privati. La Scuola dovrà, pertanto, impegnarsi nella promozione della mobilità sostenibile al fine di ridurre la presenza degli autoveicoli negli spazi urbani, incentivando il raggiungimento della sede scolastica a piedi, in bicicletta, con mezzi di trasporto pubblico oppure con mezzi privati condivisi (car pooling, car sharing).

Foto ragazzi in bici

RIFIUTI

Il riciclaggio di carta, lattine, vetro, plastica e batterie, in parte già praticato, può raggiungere livelli di efficienza ben superiori attraverso un’adeguata motivazione di studenti, insegnanti e operatori della Scuola e una distribuzione capillare dei punti di raccolta. Il rispetto delle modalità di raccolta dei diversi materiali di rifiuto sarà garantita non solo da insegnanti e operatori scolastici ma anche, e soprattutto, dal referente ambientale eletto dagli studenti in ciascuna classe.

Foto riciclaggio tappi

ALIMENTI

La qualità del cibo e delle bevande che vengono giornalmente distribuite a Scuola non riguarda solamente la salubrità dei prodotti e la salute dei consumatori. Com’è ormai noto, l’utilizzo indiscriminato di ingredienti di pessima qualità organolettica (es. olio di palma) in numerosissimi alimenti, non determina solamente gravi problemi alla salute (come ribadito anche dall’OMS), ma contribuisce in modo determinante alla distruzione delle foreste tropicali e alla perdita di biodiversità nel pianeta. La Scuola deve vigilare sulla scelta degli alimenti e delle bevande distribuite al suo interno perché siano al contempo salubri e più rispondenti a requisiti di responsabilità ambientale. I contratti con le ditte distributrici, che già prevedono un controllo periodico da parte della Commissione tecnica, dovranno rispondere a nuovi e più attenti requisiti di sostenibilità.

Foto ditributore merende

MATERIALI DI CONSUMO

La Scuola quotidianamente consuma carta, plastica e altri materiali dei quali molto spesso è ignota la provenienza. In particolare la carta (fotocopie, moduli, registri, ecc.) rappresenta sicuramente il bene di consumo più utilizzato. Fino ad oggi, tuttavia, a parte un tentativo non sufficientemente efficace di raccolta differenziata, poco è stato fatto verso un uso responsabile della carta.
La Scuola può richiedere al fornitore una certificazione di origine della carta (FSC, PEFC, ecc.), in modo da assicurarsi che essa non sia stata prodotta con pasta di cellulosa proveniente da foreste tropicali. Parte della carta acquistata può essere riciclata, per ridurre il costo in termini di materie prime e di gas serra prodotti. I docenti, inoltre, possono richiedere alle Case Editrici, in fase di adozione dei testi scolastici, la certificazione di origine della carta.
La presenza della Rete Wireless deve diventare il veicolo, in tempi rapidi, di tutte le informazioni (circolari, avvisi, comunicazioni, materiale didattico, ecc.) dirette a studenti e docenti.
Anche l’acquisto di saponi e detergenti deve essere indirizzato verso prodotti “sostenibili al 100%”, senza potenziale azione nociva o allergenica e non testati su animali.

Foto registri e libretti di classe

RESPONSABILITA’ AMBIENTALE

La responsabilità ambientale trova evidenze nel sostegno di azioni e iniziative dirette alla conservazione delle risorse naturali e della biodiversità. La piantumazione di specie vegetali arboree e arbustive autoctone, il posizionamento di cassette nido per uccelli e chirotteri può favorire la presenza di specie animali e vegetali. Il giardino della Scuola è il luogo ideale per sperimentare con gli studenti iniziative di questo genere.
L’uso dei limitati spazi verdi di pertinenza scolastica a scopo didattico, è una scelta coraggiosa che testimonia l’impegno della Scuola verso la sostenibilità e verso l’impegno civico. Il disagio per gli automobilisti può, da un lato, disincentivare l’uso dell’auto e, dall’altro, spingere le Amministrazioni a trovare soluzioni alternative.
Sul fronte della responsabilità ambientale la Scuola può impegnarsi inoltre nell’organizzazione di conferenze, assemblee, corsi di aggiornamento e nella partecipazione ad eventi e concorsi sui temi della sostenibilità. Può infine adottare meccanismi di compensazione degli impatti sull’ambiente promuovendo l’acquisto diretto di porzioni di foresta equatoriale.

Operatività, tempi e metodi

Per attivare il progetto “Scuola Orientata alla Sostenibilità” si propongono le seguenti attività:
1) Nomina biennale (escluse le classi quinte) di un referente ambientale per ogni classe: convocazione entro Venerdì 2 Marzo 2012 dei rappresentanti di classe per illustrare il Progetto; individuazione di uno studente motivato all’interno di ogni classe; uscita di formazione a fine anno scolastico.
2) Trattazione dei temi della sostenibilità in un’Assemblea degli Studenti: “Una Scuola sostenibile, per un mondo sostenibile”.
3) Nomina entro fine Marzo 2012 di una commissione, costituita da 4 rappresentanti di studenti, 2 insegnanti, 2 operatori della Scuola e 2 genitori che definirà un documento programmatico per gli ambiti del Progetto da sottoporre all’approvazione degli Organi Collegiali così da divenire parte integrante del POF d’Istituto a partire dall’anno scolastico 2012-2013.
4) Somministrazione a tutte le componenti della Scuola (studenti, insegnanti, personale ATA) di un questionario per delineare la situazione a inizio Progetto per poter verificare negli anni successivi i progressi graduali verso la sostenibilità.
5) Proposte di appuntamenti/conferenze/escursioni con esperti interni ed esterni alla Scuola per approfondire i temi della sostenibilità sia a livello locale che globale.
6) Corso di aggiornamento per insegnati “Per una Scuola sostenibile” presso il Rifugio dell’Orto Botanico di Novezzina inserita nelle attività di programmazione dell’a.s. 2012/13.

Dipartimento di Scienza Naturali del Liceo Montanari
Prof. Gianfranco Caoduro Prof. ssa Marilena Righetti

Foto conferenza SOS

BIOACUSTICA: suoni e linguaggi della natura

COSP Verona al Quirinale

ministro Carrozza Avv Fanini COSP Si è svolta il 23 settembre 2013 nel Cortile d’Onore del Quirinale la Cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico promossa dalla Presidenza della Repubblica e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Il COSP Verona ha preso parte alla manifestazione con il Vice Presidente Stefano Fanini (nella foto con l’ex Ministro Maria Chiara Carrozza), il Consigliere Flavio Veronesi, il Dirigente del Liceo Fracastoro di Verona Tiziano Albrigi, la collaboratrice Cinzia Olivieri e il Direttore Emanuele Tagetto. Il COSP, in collaborazione con il Liceo Fracastoro, sta gestendo il progetto pilota “Genitori a scuola – investire in formazione e informazione”, patrocinato dal MIUR, che mira a mettere in Rete tramite una piattaforma dedicata le rappresentanze genitoriali di tutti gli Istituti Scolastici di ogni ordine e grado del territorio provinciale, regionale e nazionale, offrendo per l’appunto ai genitori uno spazio virtuale di formazione e informazioni in merito agli Istituti Scolastici. Tale spazio virtuale cercherà di favorire un rapporto diretto tra scuola-famiglia e Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca. Circa 3.000 i ragazzi presenti per ascoltare il saluto del Presidente Giorgio Napolitano e il ministro Maria Chiara Carrozza. Costituzione, Integrazione, Legalità, Lealtà nello sport, Ambiente, Lavoro i temi della giornata.“La scuola oggi – ha detto il ministro Carrozza all’apertura del suo intervento – è sempre più l’istituzione che unisce gli italiani”. Il Ministro ha inoltre sottolineato come in una società globale l’integrazione diventi un fattore di arricchimento e un’occasione per “imparare a orientarsi al mondo” e come la scuola sia il “luogo principe per l’integrazione”. Maria Chiara Carrozza ha messo in evidenza la centralità del ruolo delle Istituzioni: “Rafforzare la presenza dello Stato è il modo per incidere sulla crescita dei nostri giovani, formando quindi una nuova generazione di cittadini che abbia in sé i valori di solidarietà, senso civico e legalità”.“La Cittadinanza e la Costituzione – ha aggiunto il Ministro – vanno di pari passo e sono rafforzate, non solo nei programmi scolastici ma nell’attività quotidiana, da quella capacità di ribellarsi davanti ai soprusi e all’illegalità che non è una forma di immaturità bensì il germoglio di una coscienza civile che noi tutti abbiamo la responsabilità di nutrire”.Nella parte finale del suo intervento il Ministro ha voluto rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica con queste parole: “Sogno un’Italia che sia consapevole dell’importanza dell’istruzione come fattore propulsore per la mobilità sociale. Per questo è fondamentale che le istituzioni prestino costantemente attenzione all’istruzione e che le risorse utilizzate siano considerate come investimento e non come ‘spesa’”.”La mia esortazione oggi va infine ai giovani: siate pronti a prendere in mano la vostra vita e il vostro paese!”, ha concluso.

Fonte: sito del MIUR http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/focus230913

Anche a Trento si istituisce la consulta provinciale dei genitori mentre gli omnicomprensivi restano commissariati

Anche a Trento si istituisce la consulta provinciale dei genitori mentre gli omnicomprensivi restano commissariati

di Cinzia Olivieri

La riforma partecipata di Trento

Mentre anche a Bolzano si parla di riforma degli organi collegiali, a Trento nonostante una legge provinciale sulla scuola abbastanza recente (LP 5/06), si è conclusoin tempi piuttosto rapidi un processo di riforma partecipato che, anche sulla base dell’esperienza maturata, ha portato alle modifiche introdotte con la LP 10/2016.

Analizzando l’ambito partecipativo provinciale si segnala l’abrogazione dell’art. 38 che disciplinava il Consiglio delle autonomie scolastiche e formative, il quale,composto da tutti i presidenti dei consigli ed i dirigenti delle istituzioni scolastiche e formative della Provincia, operava sostanzialmente attraverso il comitato dei delegati.

È stato innovato e potenziato invece il Consiglio del sistema educativo provinciale(art. 39)di cui la Giunta Provincialeha poi approvato,con deliberazione n. 2467 del 29 dicembre 2016,  la disciplina delle modalità di costituzione, di elezione e di funzionamento.

Particolarmente innovativo è ilprocedimento elettorale,organizzato e svolto utilizzando strumenti informatici. Infatti sono messi a disposizione (Art. 14)“specifici strumenti tecnologici a supporto del processo di partecipazione che consentano ai candidati di presentare i propri programmi elettorali e a chiunque ne abbia interesse di commentarne il contenuto”. Inoltre tutte le operazioni sono svolte tramite un sistema informativo (Art. 19) a cui possono accedere gli elettori previa autenticazione.

Sono state quindi indette le elezioni del Consiglio ed il31 maggio 2017 la Commissione elettorale centrale ha deliberato la proclamazione degli eletti

A livello di istituto appare interessante, nell’ottica di favorire la partecipazione di studenti e genitori anche alla programmazione didattica, la prevista possibilità per le consulte di studenti e genitori (art. 28 e 29LP 5/06) di presentare direttamente“proposte formali riguardo alle attività didattiche attraverso documenti scritti indirizzati al collegio dei docenti, che entro e non oltre sessanta giorni fornisce risposta scritta”.

Entrano poi a far parte del Consiglio del sistema educativo provinciale (art. 39), sostituendo i precedenti 4 rappresentanti dei genitori di cui uno delle associazioni dei genitori riconosciute, 5 rappresentanti dei genitori designati dalla consulta provinciale dei genitori.

Ed infatti con la  l.p. 20 giugno 2016, n. 10 è stato aggiunto alla  LP 5/06 l’art. 40 bis che ha disciplinato la Consulta provinciale dei genitori,costituita dai presidenti delle consulte di ogni istituzione scolastica e formativa provinciale e paritaria, con il compito di“formulareproposte agli organi del governo provinciale dell’istruzione sulla gestione del sistema educativo provinciale, con particolare riferimento all’offerta formativa, all’organizzazione didattica, all’erogazione dei servizi scolastici ed extrascolasticie di promuovere, anche a livello locale, iniziative di sensibilizzazione sui temi dell’inclusione sociale, dell’educazione alla cittadinanza responsabile e dell’integrazione culturale”.

Sono stati elettiil suo presidente e vicepresidente ed a breve saranno designati dalla stessa i cinque rappresentanti che parteciperanno al Consiglio del sistema educativo provinciale.

Anche Trento così, dopo Bolzano, supera lo sbilanciamento partecipativo che non riconosceva ai genitori un organismo territoriale previsto per gli studenti.

 

Storie di ordinaria partecipazione sul piano nazionale

La tempestività, il coinvolgimento e la sostanza delle modifiche realizzate dimostrano attenzione per la partecipazione ed ascolto delle componenti, giacché appaiono soddisfatte le richieste dei genitori coinvolti nel maggio scorso nell’ambito della consultazione. Pertanto non si può evitare di contrapporvi il disinteresse che pare ravvisarsi a livellonazionale.

Basti pensare alla paradossale situazione degli organi collegiali territoriali, previsti dal Dlgs 297/94, modificati dal Dlgs 233/99e mai istituitiné rinnovati nella loro composizione,con la sola eccezione del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione  per effetto della sentenza del Consiglio di Stato del 2014 che,confermando  la sentenza del Tar Lazio, ha obbligato il Ministero ad adottare l’ordinanza prevista dall’art. 2 comma 9 del Dlgs 233/99 per regolarne le elezioni (svoltesi per la prima volta il 28 aprile 2015 a seguito dell’OM 7/15). Restano invece del tutto ignorati i consigli scolastici locali e regionali,nei primi dei quali era prevista la presenza dei genitori (e degli studenti).

Soprassedendo sulle incongruenze determinate dal passaggio all’autonomia, di recente i genitori degli istituti omnicomprensivisi sono finalmente uniti per reclamare nelle loro scuole la mancanza del consiglio di istituto, sostituito da un commissario straordinario (che in quanto straordinario palesemente non dovrebbe essere ordinario), a causa di un vuoto normativo che dura ormai 19 anni semplicementeperché l’art. 8 del Dlgs 297/94stabilisce la composizione del consiglio delle scuole nel primo e secondo grado e non degli istituti che comprendono scuole di ogni ordine e grado.

La circostanza è ben nota al Ministero, tanto che nella circolare ministeriale con cui sono indette le elezioni del consiglio di istituto si fa espressa esclusione degli omnicomprensivi che restano commissariati, né si intravede una modifica in tempi brevi.

Le consulte provinciali degli studenti, sul piano nazionale, non sono state introdotte attraverso una modifica del Testo Unico (che non è certo impossibile, come dimostra l’introduzione del nuovo articolo 11 relativo al Comitato per la valutazione dei docenti ad opera della L 107/2015) ma con il DPR 567/96, il quale ha previsto altresì l’istituzione del Forum Nazionale delle Associazioni maggiormente rappresentative di studenti e genitori ma non delle consulte provinciali dei genitori, creando così un sistema illogicamente disorganico, anche nelle successive modifiche, che invece hanno strutturato su tutto il territorio le consulte degli studenti (in particolare Dpr 301/05).

Attualmente dunque l’unico organismo riconosciuto quale interlocutore per rappresentare le esigenze dei genitori della scuola presso il Ministero e gli Uffici periferici è il Forum delle Associazioni dei Genitori(FoNAGS e FoRAGS), tanto che anche il recente Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 65(Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni) all’art.  10 stabilisce che la Commissione per il Sistema integrato di educazione e di istruzione possa avvalersi “della consulenza del Forum nazionale delle associazioni dei genitori di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1996, n. 567”.

Dopo che la Nota 21 settembre 2015, AOODGSIP 5714 e la successiva Nota 29 settembre 2015, AOODGSIP 5898 avevano previsto l’istituzione, presso gli Uffici Scolastici di competenza, dei “Gruppi di coordinamento regionale per la Partecipazione”, composti da un dirigente tecnico, dal Referente regionale per le Consulte ed ulteriori figure professionali ritenute opportune anche con il compito di “verificare il corretto funzionamento degli Organi collegiali e la partecipazione dei genitori alla vita scolastica” nonché “il corretto insediamento e funzionamento dei FORAGS, Forum regionali delle associazioni dei genitori della Scuola”, questi, da oggetto di indagine, hanno finito per diventare parte integrante di detti gruppi e sono stati definiti “nuovi organismi partecipativi territoriali” (FoNAGS REPORT della riunione 17 novembre 2015).

Inoltre la Nota 27 aprile 2016, AOODGSlP 3554, “Rappresentanza e Partecipazione. Implementazione FORAGS”, ha poi precisato che “Le designazioni dei rappresentanti in seno ai FoRAGS non sono soggette ad alcun vincolo e/o criterio di esclusione legato all’avere figli frequentanti ed inseriti nel sistema scolastico”.

Insomma i rappresentanti designati dalle associazioni a partecipare ai Forum (regionali e nazionale)ed a rappresentare le esigenze dei genitori della scuola non devono necessariamente essere genitori con figli a scuola (come invece aveva esplicitato la nota del 28 marzo 2006), giacché questo requisito, “connotante ed imprescindibile rispetto alle finalità statutarie delle Associazioni”, non sarebbe attribuibile ai loro legali rappresentanti.

Una recenteinterrogazione a risposta in commissione (5-10139) si è occupata dei Forum chiedendosi“qualisiano i FoRAGS attivi ed istituiti; quali siano i referenti dei Forum regolarmente attivi; quali Forum abbiano un sito internet che pubblicizzi l’attività svolta; di quali elementi disponga, per quanto di competenza, circa gli organi di garanzia regionale attivi ed istituiti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 325 del 1997 e in merito a quali siano le modalità di designazione della componente genitori”.

Nella risposta, si è precisato tra l’altro che in tutte le regioni (eccetto Basilicata e Molise) i FoRAGS sarebbero stati costituiti e sarebbero regolarmente funzionantimentre le attività dei Forum risulterebbero “adeguatamente pubblicizzate” nei siti internet del corrispondente U.S.R. ovvero sullo spazio dedicato del portale ministeriale.

Non si dubita certamente in merito, tuttavia quanto emerge dai siti degli uffici parrebbe contraddire questo dato. La sezione dedicata al Fonags nel nuovo portale ministeriale, poi, non reca ancora i verbali tra i documenti allegati mentre la pagina web storica “Il Fonags Informa” risulta aggiornata al 31 marzo 2016.

Peraltro lo spazio dedicato invece agli Organi Collegiali nel sito rinnovato si apre con l’Assemblea dei genitori che per la verità non è inclusa tra questi. Infatti tanto il Titolo I che il capo I del Dlgs 297/94sono dedicati a “Organi collegiali a livello di circolo e di istituto e assemblee degli studenti e dei genitori”, con evidente distinzioneLa Sezione Iè dedicata agli Organi collegiali a livello di circolo e di istituto e cioè: Consiglio di intersezione, di interclasse e di classe; Collegio dei docenti; Consiglio di circolo o di istituto e giunta esecutiva; Comitato per la valutazione dei docentie la Sezione II alle Assemblee degli studenti e dei genitori, a conferma della sostanziale differenza.

Sebbene poi nel testo della summenzionata risposta si faccia espresso riferimento ai comitati quale strumento di partecipazione, essi non sono menzionati nella pagina del nuovo portale e neanche contemplati nelle recenti proposte di riforma degli organi collegiali (da ultimo atto camera 2259).

Insomma, è tempo che si dedichi maggiore attenzione al tema della partecipazione, mortificata a livello di istituto da una normativa poco aderente all’assetto normativo post autonomia e non aggiornata ed a livello territoriale dall’assoluta mancanza di organi collegiali, con maggiore considerazione di criteri di rappresentatività (autocertificati) rispetto a quelli di rappresentanza.

Si auspica che le province autonome possano costituire un utile modello per una auspicata ed auspicabile modifica normativa.

 

 

Consiglio di Istituto, Onnicomprensivi ne sono ancora privi. Miur: problema da affrontare nel nuovo T.U.

Consiglio di Istituto, Onnicomprensivi ne sono ancora privi. Miur: problema da affrontare nel nuovo T.U.

Ancora senza Consiglio di Istituto circa novanta Istituti Onnicomprensivi italiani.

I suddetti Istituti, come riportato da “Il Fatto Quotidiano”, sono stati creati nel 1998, raggruppando scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di I e II grado.

Sono, dunque, passati 19 anni e gli Istituti sopra citati sono ancora privi del Consiglio di Istituto, limitando così fortemente la partecipazione dei genitori alla vita della scuola.

I genitori degli alunni dei vari istituti hanno scritto nei giorni scorsi alla Ministra Fedeli, rivendicando il diritto alla partecipazione alla vota scolastica dell’istituto frequentato dai figli.

Come riferisce il “Il Fatto Quotidiano”, i vertici del Miur hanno affermato che il problema sarà affrontato nel momento in cui sarà rivisto, ai sensi della legge n. 107/2015, il Testo Unico.

Fonte: OrizzonteScuola http://www.orizzontescuola.it/consiglio-istituto-onnicomprensivi-ne-ancora-privi-miur-problema-affrontare-nel-t-u/

DIRITTI E DOVERI IN AMBITO SCOLASTICO

DIRITTI E DOVERI IN AMBITO SCOLASTICO

Si è concluso l’11 maggio, presso l’Istituto Omnicomprensivo «Fanfani – Camaiti» di Pieve Santo Stefano (Ar), il previsto ciclo di incontri sui diritti e doveri in ambito scolastico per orientarsi tra compiti, competenze e ruoli, rivolto a tutte le componenti scolastiche.

In una realtà complessa, articolata e sotto alcuni aspetti unica di un istituto che comprende oltre alle Sezioni Primavera – Scuola dell’infanzia – Primaria – Secondaria I grado – Secondaria II grado nonché Convitto maschile e femminile può accadere che gli ingranaggi nel sistema dei rapporti Scuola-Famiglia possano incepparsi. Gli incontri hanno costituito occasione di confronto con docenti, amministrativi, educatori ed anche studenti su tematiche di interesse come il sistema delle responsabilità, la partecipazione, la valutazione, l’inclusione.

In allegato le locandine dei tre incontri

Fonte: Edscuola http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=90561

Scuola, la beffa dei consigli d’istituto: previsti da 43 anni, mancano in 90 scuole

Scuola, la beffa dei consigli d’istituto: previsti da 43 anni, mancano in 90 scuole
Sono previsti da una norma del 1974 per favorire scelte condivise tra genitori e insegnanti dal programma annuale al rinnovo delle attrezzature scolastiche. Ancora oggi, dopo 43 anni, lo attendono 90 “omnicomprensivi” sparsi per l’Italia. I genitori, a partire da Milano, scrivono al ministero. “Problema noto”, è la risposta. Ma la soluzione probabilmente solo nella prossima legislatura

di Alex Corlazzoli| 28 maggio 2017
“Vogliamo un consiglio d’istituto per poter partecipare alla vita delle nostre scuole”. Sembra impossibile ma in Italia ci sono ancora circa novanta scuole che non hanno, nonostante il Dpr 416/1974 ne preveda l’istituzione, l’organo di rappresentanza dei genitori, degli insegnanti e del personale Ata oltre che del dirigente.

Sono gli istituti omnicomprensivi: creati nel 1998 raggruppano da tre a quattro differenti ordini di scuola, dalla scuola dell’infanzia ai licei. Da 19 anni un vuoto legislativo non consente a queste istituzioni di avere gli stessi diritti di altri: al posto del consiglio d’istituto, infatti, in alcuni casi viene nominato un commissario dagli uffici scolastici regionali. Ma ora mamme e papà son decisi a farsi sentire.

La battaglia è partita dall’omnicomprensivo musicale statale di Milano con sede in via Corridoni 34/36. “Stiamo parlando – spiegano i genitori – di un fondamentale organo rappresentativo e partecipativo che consente a docenti, genitori, personale Ata e studenti di essere presenti attivamente e democraticamente nella vita della scuola”. Il consiglio d’istituto nella pratica ha il compito di definire il programma annuale e il conto consuntivo; di adottare il piano dell’offerta formativa; di acquistare e rinnovare le attrezzature scolastiche; di adattare il calendario e l’orario scolastico; oltre che programmare le attività di recupero, quelle extrascolastiche e i viaggi d’istruzione.

Un problema che il ministero ben conosce e che ora finirà sulla scrivania della ministra, nonostante sembri che ad oggi la lettera dei genitori non sia mai arrivata. Ma di là della missiva la questione in viale Trastevere è conosciuta: “Quello evidenziato dai genitori – spiegano i vertici del ministero – è effettivamente un anacronismo su cui si potrà riflettere in sede di revisione del Testo Unico della scuola”.

Detto in altre parole, il Miur ha compreso che esiste il problema a causa di una Legge datata ma non è certo tra le priorità dell’agenda politica del ministero. I genitori potrebbero dover attendere ancora almeno fino alla nuova legislatura prima di poter vedere nero su bianco un provvedimento che sani la questione. Un braccio di ferro tra mamme, papà e ministra che potrebbe non avere fine.

Costituita la Consulta provinciale dei genitori: Andrea Lionello ne è presidente

Costituita la Consulta provinciale dei genitori: Andrea Lionello ne è presidente

Andrea Lionello, presidente della consulta dei genitori del Liceo classico G. Prati di Trento e Maria Grazia di Rienzo, presidente della consulta dei genitori del Liceo Rosmini di Trento sono stati eletti, rispettivamente presidente e vicepresidente della neo-costituita Consulta provinciale dei genitori. Le elezioni sono avvenute in occasione della prima seduta, l’11 maggio scorso. La Consulta, costituita dai presidenti delle consulte di ogni istituzione scolastica e formativa provinciale e paritaria, ha il compito di assicurare il più ampio confronto fra i genitori degli studenti. Nella prossima seduta, prevista per il 7 giugno alle ore 18 presso il Dipartimento della Conoscenza, in Via Gilli, 3, la Consulta designerà, tra i suoi membri, cinque rappresentanti dei genitori che parteciperanno alle sedute del Consiglio del sistema educativo provinciale.
Lo scorso 11 maggio, presso il Dipartimento della Conoscenza, si è svolta la prima seduta della Consulta provinciale dei genitori, recentemente istituita con una modifica della legge provinciale sulla scuola. Nel corso del primo incontro sono stati eletti il presidente, Andrea Lionello, presidente della consulta dei genitori del Liceo classico G.Prati di Trento e la vicepresidente, Maria Grazia di Rienzo, presidente della consulta dei genitori del Liceo Rosmini di Trento. Elisa Molinari è stata nominata segretario della Consulta provinciale.

La Consulta provinciale dei genitori è un organismo molto importante in ambito scolastico, in quanto oltre ad assicurare il confronto tra i genitori, ha il compito di formulare proposte agli organi del governo provinciale dell’istruzione sulla gestione del sistema educativo provinciale, con particolare riferimento all’offerta formativa, all’organizzazione didattica, all’erogazione dei servizi scolastici ed extrascolastici. La Consulta, inoltre, può promuovere, anche a livello locale, iniziative di sensibilizzazione sui temi dell’inclusione sociale, dell’educazione alla cittadinanza responsabile e dell’integrazione culturale.

In occasione della prossima seduta, che si terrà il 7 giugno alle ore 18.00 al Dipartimento della Conoscenza in Via Gilli, 3 a Trento; la Consulta designerà, tra i suoi membri, cinque rappresentanti dei genitori che parteciperanno alle sedute del Consiglio del sistema educativo provinciale, organo di partecipazione e di rappresentanza di tutte le componenti della comunità scolastica, del quale sono in corso le elezioni, che si concluderanno il 31 maggio.

Fonte: il TRENTINO https://www.ufficiostampa.provincia.tn.it/Comunicati/Costituita-la-Consulta-provinciale-dei-genitori-Andrea-Lionello-ne-e-presidente

Andrea Lionello è il presidente della Consulta provinciale dei genitori

Andrea Lionello è il presidente della Consulta provinciale dei genitori

di Alessio Andreani 31 maggio 2017

Andrea Lionello, presidente della consulta dei genitori del Liceo classico G. Prati di Trento e Maria Grazia di Rienzo, presidente della consulta dei genitori del Liceo Rosmini di Trento sono stati eletti, rispettivamente presidente e vicepresidente della neo-costituita Consulta provinciale dei genitori.Le elezioni sono avvenute in occasione della prima seduta, l’11 maggio scorso.La Consulta, costituita dai presidenti delle consulte di ogni istituzione scolastica e formativa provinciale e paritaria, ha il compito di assicurare il più ampio confronto fra i genitori degli studenti.Nella prossima seduta, prevista per il 7 giugno alle ore 18 presso il Dipartimento della Conoscenza, in Via Gilli, 3, la Consulta designerà, tra i suoi membri, cinque rappresentanti dei genitori che parteciperanno alle sedute del Consiglio del sistema educativo provinciale.

Lo scorso 11 maggio, presso il Dipartimento della Conoscenza, si è svolta la prima seduta della Consulta provinciale dei genitori, recentemente istituita con una modifica della legge provinciale sulla scuola. Nel corso del primo incontro sono stati eletti il presidente, Andrea Lionello, presidente della consulta dei genitori del Liceo classico G.Prati di Trento e la vicepresidente, Maria Grazia di Rienzo, presidente della consulta dei genitori del Liceo Rosmini di Trento. Elisa Molinari è stata nominata segretario della Consulta provinciale.

La Consulta provinciale dei genitori è un organismo molto importante in ambito scolastico, in quanto oltre ad assicurare il confronto tra i genitori, ha il compito di formulare proposte agli organi del governo provinciale dell’istruzione sulla gestione del sistema educativo provinciale, con particolare riferimento all’offerta formativa, all’organizzazione didattica, all’erogazione dei servizi scolastici ed extrascolastici.

La Consulta, inoltre, può promuovere, anche a livello locale, iniziative di sensibilizzazione sui temi dell’inclusione sociale, dell’educazione alla cittadinanza responsabile e dell’integrazione culturale.

In occasione della prossima seduta, che si terrà il 7 giugno alle ore 18.00 al Dipartimento della Conoscenza in Via Gilli, 3 a Trento; la Consulta designerà, tra i suoi membri, cinque rappresentanti dei genitori che parteciperanno alle sedute del Consiglio del sistema educativo provinciale, organo di partecipazione e di rappresentanza di tutte le componenti della comunità scolastica, del quale sono in corso le elezioni, che si concluderanno il 31 maggio.

Fonte: LaVocedelTrentino.it http://www.lavocedeltrentino.it/2017/05/30/andrea-lionello-presidente-della-consulta-provinciale-dei-genitori/

Spese scolastiche: detrazione e documentazione. Certificazione della scuola e pubblicazione delle delibere

Spese scolastiche: detrazione e documentazione. Certificazione della scuola e pubblicazione delle delibere

di Cinzia Olivieri

La Circolare Agenzia Entrate 4 aprile 2017, N. 7/E ha specificato con maggior dettaglio le spese di istruzione non universitaria, detraibili nella misura del 19 per cento calcolata su un importo massimo di euro 564 per l’anno 2016 per alunno o studente (Art. 15, comma 1, lettera e-bis, del TUIR, non cumulabili con le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado dell’Art. 15, comma 1, lettera i-octies, del TUIR).

I pagamenti vanno ovviamente documentati ed il contribuente deve esibire e conservare le ricevute o quietanze di pagamento recanti gli importi sostenuti nel corso del 2016 e i dati dell’alunno o studente.

Nessun problema quindi per le tasse (di iscrizione e di frequenza) in quanto versate a mezzo conto corrente postale ed in genere per tutti i pagamenti effettuati a mezzo bollettino postale o bonifico bancario intestato alla scuola.

Per la mensa la Circolare precisa che la spesa può essere documentata mediante la ricevuta del bollettino o del bonifico intestata al soggetto destinatario del pagamento – scuola, Comune o altro fornitore del servizio – e deve riportare nella causale l’indicazione del servizio mensa, nonché sin dall’origine la scuola di frequenza e il nome e cognome dell’alunno, giacché tali dati non saranno integrabili successivamente.

In caso di pagamento in contanti o con altre modalità (ad esempio, bancomat) o acquisto di buoni mensa in formato cartaceo o elettronico, occorrerà attestazione (esente dall’imposta di bollo come la relativa istanza, purché indichi l’uso cui è destinata), rilasciata dal soggetto che ha ricevuto il pagamento o dalla scuola che certifichi l’ammontare della spesa sostenuta nell’anno e i dati dell’alunno o studente.

Riguardo poi le spese per gite scolastiche, assicurazione della scuola e altri contributi scolastici finalizzati all’ampliamento dell’offerta formativa (ad esempio corsi di lingua, teatro) deliberati, qualora il pagamento sia stato effettuato nei confronti di soggetti terzi (ad es.: all’agenzia di viaggio) occorre l’attestazione dell’istituto scolastico dalla quale si rilevi la delibera di approvazione e i dati dell’alunno o studente. Se le spese sono pagate alla scuola non è richiesta la copia della delibera scolastica che ha disposto tali versamenti.

Tanto comporta evidentemente una attività di documentazione dell’istituzione scolastica.

Si rafforza quindi la necessità di pubblicazione delle delibere del consiglio di istituto sul sito web.

A tal proposito è da ritenere ormai anacronistico e superato il termine di 10 giorni della durata della pubblicazione previsto dall’art. 13 comma 2 della CM 105/75 (da intendersi come spazio temporale minimo). Sarebbe opportuno che restassero pubblicate quanto meno per tutta la durata dell’anno scolastico.

Occorrerà peraltro a maggior ragione superare talune prassi che vedono i rappresentanti, specie laddove si tratta importi individuali di non rilevante entità per attività della classe, impegnati a raccogliere le somme per poi eseguire un unico versamento alla scuola. In tal caso, il pagamento è effettuato all’istituto ma solo una attestazione della scuola può ricondurlo al singolo studente, giacché il genitore è sprovvisto di ricevuta o quietanza propria.

Le consulte dei genitori di Bolzano, modello unico di partecipazione da tutelare

Le consulte dei genitori di Bolzano, modello unico di partecipazione da tutelare

di Cinzia Olivieri

Sarà davvero una riforma condivisa?

Sin dall’annunzio della imminente riforma degli organi collegiali a Bolzano si è parlato di un processo ampiamente condiviso, anche con la costituzione di gruppi di lavoro.

Ed in effetti la circostanza che sia stata per ora resa nota solo una “bozza” di disegno di legge riguardante le Norme per la Partecipazione nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole e per il consiglio del sistema educativo di istruzione e formazione provinciale lascia sperare in una modifica del testo, che per la verità impoverisce la rappresentanza, dopo che la LP 20/95 aveva decisamente perfezionato ed integrato l’impianto partecipativo del Dlgs 297/94.

Nella L.P. 20/95 infatti i rappresentanti di classe costituiscono il comitato (art. 10) che elegge nel suo seno il presidente ed il rappresentante nel comitato (consulta) provinciale e concorre nell’organizzazione dell’elezione dei rappresentanti nel consiglio di circolo o di istituto i quali a loro volta partecipano all’attività del comitato.

A prescindere dagli specifici compiti riconosciuti dalla legge a tali organi, (art. 6) i presidenti dei comitati dei genitori e degli studenti ed i rappresentanti della scuola nelle consulte dei genitori e degli studenti partecipano a titolo consultivo alle sedute del consiglio di circolo o d’istituto. Inoltre il presidente del consiglio di circolo o di istituto e il presidente del comitato dei genitori e degli studenti possono essere invitati a partecipare alle sedute del collegio dei docenti, senza diritto di voto (art. 4).

Le consulte, disciplinate al Capo V della L.P. 20/95 (art. 26), collegano poi la rappresentanza dei genitori e degli studenti delle scuole al consiglio scolastico provinciale della LP 24/1996

Praticamente però nulla resta di tutto questo nella bozza di disegno di legge , che abroga tanto la L.P. 20/95 quanto gli articoli da 1 a 8 della LP 24/1996, che disciplinano il consiglio scolastico provinciale.

Non solo non vi è più il comitato genitori ma in realtà neanche il rappresentante di classe.

Le consulte (trasversali ai gruppi linguistici) non sono più comprese tra gli organi collegiali a livello di istituzione scolastica ma, all’interno del solo sistema partecipativo a livello provinciale, sono semplicemente formate dalle rappresentanze dei genitori nonché delle alunne e degli alunni nel consiglio del sistema educativo di istruzione e formazione provinciale (cui è dedicato un unico articolo) con funzioni propositive.

 

Perché tutelare comitati e consulte

Le consulte provinciali dei genitori di Bolzano vanno tutelate e protette perché sono uniche e tale è anche l’attuale sistema partecipativo di questa provincia autonoma.

Infatti la LP Trento 5/06 prevede (artt. 28 e 29), solo a livello di istituzione scolastica, le consulte dei genitori e degli studenti (non incluse negli organi collegiali della scuola elencati dall’art. 21), che possono essere assimilate ai comitati del Dlgs 297/94 con la differenza che esse sono normalmente istituite presso ogni scuola e sono composte oltre che dai rappresentanti di classe anche da quelli nel consiglio della istituzione e delle associazioni riconosciute che ne facciano richiesta.

Tuttavia, come disposto in ambito nazionale dal DPR 567/96 (e poi dal DPR 301/05), a livello territoriale sono contemplate le sole consulte provinciali degli studenti (con il coordinamento regionale ed il consiglio nazionale).

La rappresentanza dei genitori della scuola quindi non è territorialmente collegata (specie dopo che non sono più stati istituiti i consigli scolastici locali e regionali del Dlgs 233/99 e gli organi collegiali territoriali del Dlgs 297/94 non sono più stati rinnovati).

Il ruolo di interlocuzione, sia a livello ministeriale che presso gli uffici regionali, è riconosciuto solo ai Forum (nazionale e regionali ove istituiti e funzionanti) delle associazioni riconosciute, nell’ambito del sistema di partecipazione creato con il DPR 567/96 modificato dal DPR 301/05.

Sebbene la nota del 20 marzo del 2006 abbia ben chiarito che possono essere designati nei Forum “genitori di alunni frequentanti istituti statali o paritari”, dal momento che solo un genitore con figli a scuola può adeguatamente rappresentare le esigenze di tale realtà dinamica, la successiva Nota 27 aprile 2016, AOODGSlP 3554, avente ad oggetto: “Rappresentanza e Partecipazione. Implementazione FORAGS”, ha precisato che “Le designazioni dei rappresentanti in seno ai FoRAGS non sono soggette ad alcun vincolo e/o criterio di esclusione legato all’avere figli frequentanti ed inseriti nel sistema scolastico, in quanto non previsto dal comma 2 dell’art.3 della sopra citata norma (DPR 301/05) che precisa: Il Forum è composto dai rappresentanti di associazioni o di confederazioni di associazioni di genitori di alunni di istituto statale o paritario, non legate statutariamente ad alcun partito politico od organizzazione sindacale, in possesso di uno statuto o documento costitutivo che espliciti la volontà di operare per l’interesse della scuola attraverso un programma generale, nonché gli obiettivi della loro attività nel rispetto delle regole di democrazia interna e dei principi della Costituzione. Il suddetto requisito, quindi, è connotante ed imprescindibile rispetto alle finalità statutarie delle Associazioni ma non è attribuibile ai legali rappresentanti delle Associazioni medesime”.

Il DPR 301/05, salvo che per l’espressione “genitori di alunni” (che pure non lascia margini di dubbio come ha esplicato la nota del 20 marzo del 2006), ha stabilito poi per l’accreditamento al Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola (FoNAGS) l’accertamento del possesso di almeno tre dei seguenti criteri che però prescindono dal requisito della frequenza dei figli:

  1. presenza nel territorio nazionale in non meno di quattro regioni, con una media di cinquecento associati per regione;
  2. costituzione da almeno due anni alla data della domanda di ammissione;
  3. numero di associati non inferiore a cinquemila genitori;
  4. adesione all’Associazione europea dei genitori (EPA).

Pertanto, mancando le consulte dei genitori, come previsto invece per gli studenti, la rappresentanza di tale componente si ferma alla singola scuola e non è collegata.

Ecco perché un sistema tanto integrato e partecipato a tutti i livelli come quello di Bolzano (di cui forse neanche i genitori sono consapevoli) deve essere assolutamente salvaguardato e costituire un modello.

Si spera quindi che tale risultato possa essere raggiunto attraverso l’ascolto ed il dialogo con i gruppi di lavoro coinvolti nella discussione della riforma.

Spese scolastiche: C’è maggiore chiarezza su cosa e quanto detrarre

C’è maggiore chiarezza su cosa e quanto detrarre

di Cinzia Olivieri

Riguardo le nuove ipotesi di detraibilità delle spese scolastiche, previste dalla recente circolare N. 7/E dell’Agenzia delle Entrate, occorrono alcune precisazioni.

La legge n. 40/2007 all’art. 13 comma e lettera a), modificando il testo unico delle imposte sui redditi (DPR 917/86), ha aggiunto all’articolo 15, comma 1 la lettera i-octies) che ha previsto la detraibilità delle “erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro appartenenti al sistema nazionale di istruzione di cui alla legge 10 marzo 2000, n. 62, e successive modificazioni, finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento dell’offerta formativa”, purché il versamento sia eseguito tramite banca o ufficio postale ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento previsti dall’articolo 23 del Dlgs 241/1997.

A proposito del “contributo volontario” la nota 20 marzo 2012, Prot. n. 0000312 ha quindi disposto che: “Le risorse raccolte con contributi volontari delle famiglie devono essere indirizzate esclusivamente ad interventi di ampliamento dell’offerta culturale e formativa e non ad attività di funzionamento ordinario e amministrativo che hanno una ricaduta soltanto indiretta sull’azione educativa rivolta agli studenti. All’atto del versamento, poi, le famiglie vanno sempre informate in ordine alla possibilità di avvalersi della detrazione fiscale di cui all’ art. 13 della legge n. 40/2007”.

Si è perciò desunto che tale contributo dovesse essere destinato all’innovazione tecnologica, all’ampliamento dell’offerta ed all’edilizia scolastica e per l’effetto detratto quale erogazione liberale alle condizioni sopra previste, tanto che la disposizione ministeriale ha invitato le scuole a darne adeguata informazione alle famiglie.

La legge n. 107/2015 ha poi ulteriormente modificato l’art. 15, comma 1, lettera e) del TUIR, che riguardava tutte le spese di istruzione detraibili, aggiungendo la nuova lettera e-bis), che disciplina ora la detrazione delle spese per la frequenza delle scuole di ogni ordine e grado, statali e paritarie (lo scorso anno prevista per un importo annuo non superiore a 400 euro annui per alunno), non cumulabile con quella della suddetta lettera i-octies), mentre la lettera e) contempla solo quella delle spese di istruzione universitaria.

Pertanto, lo scorso anno, a seguito della circolare 3/E in materia di istruzione risultavano detraibili:

  • spese di istruzione universitaria (Art. 15 lettera e));
  • spese per la frequenza delle scuole di ogni ordine e grado, statali e paritarie (Art. 15 lettera e-bis)) entro i 400 euro non cumulabili con la lettera i-octies, tra le quali: le tasse (di iscrizione e frequenza), i contributi obbligatori, i contributi volontari e le altre erogazioni liberali, deliberati dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica ma non per le finalità di cui alla lettera i-octies) comprese le spese per la mensa scolastica;
  • contributi volontari consistenti in erogazioni liberali finalizzate all’innovazione tecnologica (es. acquisto di cartucce stampanti), all’edilizia scolastica (es. pagamento piccoli e urgenti lavori di manutenzione o di riparazione), all’ampliamento dell’offerta formativa (es. acquisto di fotocopie per verifiche o approfondimenti)” (Art. 15 lettera i-octies)), senza limiti di importo.

Se poteva restare ancora qualche dubbio in merito alla detrazione dei contributi volontari ed al senso del participio “deliberati”, quest’anno l’Agenzia delle entrate con la circolare N. 7/E, ha fornito ulteriori precisazioni, elencando tra le Spese di istruzione non universitarie di pagina 84 (Rigo E8/E10, cod. 12 – Art. 15, comma 1, lettera e-bis, del TUIR), detraibili nei limiti stavolta di € 564,00 per studente, sempre non cumulabili con quelle della lettera i-octies, oltre le tasse (a titolo di iscrizione e di frequenza) e i contributi obbligatori, i contributi volontari e le erogazioni liberali deliberati tra cui:

  • la mensa scolastica (già individuata dalla circolare 3/E)
  • i servizi scolastici integrativi, quali l’assistenza al pasto e il pre e post scuola;
  • le gite scolastiche, l’assicurazione della scuola e ogni altro contributo scolastico finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa deliberato dagli organi d’istituto (corsi di lingua, teatro, ecc., svolti anche al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza), con allegazione della delibera nel caso in cui il pagamento sia effettuato a soggetti terzi (ad es.: all’agenzia di viaggio).

Pertanto, se la sfera di detraibilità si è ampliata ed è aumentato anche il relativo importo, praticamente ogni spesa scolastica: mensa, gite, ampliamento dell’offerta, assicurazione, quest’ultima spesso versata in uno al contributo volontario, può essere detratta nei limiti di € 564,00 annui per studente. Infatti, come specificato, sebbene si tratti di somme corrisposte volontariamente, sono sempre deliberate dagli organi scolastici e perciò non possono essere assimilate ad una erogazione compiuta per mero spirito di liberalità.

A prescindere dalla necessità di un aggiornamento della circolare sul contributo, si deve evidenziare tuttavia che, specie nel secondo grado di istruzione, la somma delle spese supera anche in misura considerevole l’importo detraibile. Ma comunque si è fatta maggiore chiarezza sul punto.

Riforma degli organi collegiali a Bolzano: autonomia statutaria e tutela del fondamentale ruolo delle consulte

Riforma degli organi collegiali a Bolzano: autonomia statutaria e tutela del fondamentale ruolo delle consulte

di Cinzia Olivieri

Le proposte di riforma da Trento a livello nazionale

Sul finire del 2016 è stata annunziata nella provincia autonoma di Bolzano la possibile riforma degli organi collegiali della scuola, disciplinati storicamente dapprima dalla LP 5 settembre 1975 n. 49, successiva al DPR 416/74, e quindi dalla L.P. 28 ottobre 1995 n. 20, successiva al Dlgs 297/94, che sul piano nazionale ha riordinato in un Testo Unico non solo le norme relative agli organi collegiali ma le disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado.

All’inizio del 2017 si è aperto il confronto sul tema ed ora si è appreso dell’elaborazione di una bozza del disegno di legge provinciale riguardante le Norme per la Partecipazione nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole e per il consiglio del sistema educativo di istruzione e formazione provinciale.

Il testo ricalca, con gli opportuni adattamenti, quello che sul piano nazionale si ripropone da quando la famosa proposta di legge Aprea e concorrenti (PDL 953) è stata approvata in testo unificato (DDL S3542)nel corso della XVI^ legislatura. Durante la XVII^ legislatura risulta assegnato alla VII^ Commissione Cultura Senato il DDL S933, di iniziativa dell’On. Giannini, ed alla corrispondente commissione della Camera la PDL A.C. 2259 di iniziativa della On. Centemero.

Anche a Bolzano la riforma appare incentrata sull’autonomia statutaria. Apparentemente in entrambi i casi essa si ispira al modello trentino, ma in realtà vi sono differenze rilevanti.

Occorre premettere che a Trento la LP 5/06 interviene a disciplinare l’intero Sistema educativo di istruzione e formazione erogato (art.8) da: scuole dell’infanzia provinciali ed equiparate; istituzioni scolastiche e formative provinciali; istituzioni scolastiche e formative paritarie. Il Titolo II individua i Soggetti del sistema educativo provinciale ed il Capo I quelli costituenti la Comunità scolastica, tra cui: gli studenti (Art. 9); gli operatori delle istituzioni scolastiche e formative (Art. 10); le famiglie (Art. 11); le Associazioni professionali (Art. 12); infine i soggetti rappresentativi del territorio (Art. 13). Il Capo II è dedicato poi alle Istituzioni scolastiche e formative provinciali, organizzate secondo principi di Autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo (Art. 15) e nella Sezione III sono appunto individuati i suoi Organi, normati dagli artt. 21 e seguenti.

La LP Trento 5/06 dedica l’art. 17 allo Statuto delle istituzioni scolastiche e formative, documento fondamentale che stabilisce, nel rispetto della legge: a) i principi e i criteri di organizzazione dell’istituzione scolastica e formativa; b) i contenuti vincolanti e le modalità di approvazione del progetto d’istituto (ovvero PTOF); c) le funzioni, la composizione e le modalità di nomina degli organi collegiali dell’istituzione, nel rispetto di quanto previsto da questa legge e in coerenza con le norme generali dell’istruzione; d) i contenuti e le modalità di approvazione del regolamento interno che, in attuazione dello statuto, definisce, tra l’altro, gli aspetti organizzativi attinenti il funzionamento dell’istituzione e dei relativi organi, nonché del regolamento che definisce i doveri degli studenti e i comportamenti che configurano mancanze disciplinari; e) le modalità di formazione e di approvazione del bilancio e del conto consuntivo; f) la partecipazione degli studenti e dei genitori alle attività della classe e dell’istituzione, garantendo il diritto di riunione e di assemblea e favorendo le attività delle associazioni di studenti e di genitori, anche attraverso la messa a disposizione di spazi adeguati; g) la partecipazione dell’istituzione e della comunità scolastica a progetti o iniziative d’integrazione, collaborazione e scambio con altri soggetti in ambito nazionale, europeo e internazionale; h) le modalità, definite su eventuale proposta e previo parere della consulta dei genitori, del collegio dei docenti e della consulta degli studenti, con le quali le istituzioni instaurano con altri soggetti pubblici o privati operanti sul territorio forme di cooperazione e collaborazione rivolte alla migliore definizione dei contenuti e degli indirizzi da esprimere nel progetto d’istituto.

Tale Statuto (comma 2) è adottato (e modificato) dal consiglio dell’istituzione scolastica e formativa a maggioranza dei due terzi, inviato quindi alla Provincia ed è approvato definitivamente salvo che entro quarantacinque giorni questa non lo rinvii per motivi di legittimità all’istituzione per il conseguente adeguamenti, ovvero esprima osservazioni in relazione alla sua conformità agli atti provinciali di programmazione e d’indirizzo.

Tuttavia, come previsto (comma 3), a garanzia di uniformità e per l’opportuno supporto, la Provincia ha elaborato (Del. n. 1075 del 25/05/2007) uno schema tipo di statuto a disposizione delle istituzioni scolastiche e formative.

Sul piano nazionale, premesso che la L 107/15, stralciata la riforma degli organi collegiali, aveva peraltro previsto (comma 180 e 181) la delega al Governo, entro 18 mesi (termine decorso), per il riordino delle disposizioni normative in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione attraverso la redazione di un nuovo testo unico, esaminando la più recente proposta di legge n. 2259, intitolata Norme per il governo delle istituzioni scolastiche, non vi è una specifica norma dedicata allo Statuto ma all’art. 1 comma 4 si limita a prevedere che “Gli statuti e i regolamenti delle istituzioni scolastiche disciplinano l’istituzione, la composizione e il funzionamento degli organi interni, nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica”.

L’uso del verbo “istituire” desta qualche perplessità. Dal momento che i nuovi organi collegiali dovrebbero essere di fatto istituiti dalla legge ed eletti/nominati dalle istituzioni, affidarne la costituzione agli statuti sembra renderla potenziale ed incerta. La restante disciplina relativa allo Statuto è desunta dal contesto dei successivi articoli.

Così (Art. 3) sappiamo che il Consiglio dell’istituzione scolastica, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, redige, approva e modifica lo statuto, che comprende anche le modalità di elezione, sostituzione e designazione dei propri membri.

Non solo non è previsto uno Statuto tipo ma esso (comma 4) non è soggetto ad approvazione o a convalida da parte di nessuna autorità esterna. Quindi nessun controllo né garanzia di uniformità. Fermi i criteri previsti normativamente, ogni scuola resta libera di organizzarsi a suo modo. Nel rispetto dell’autonomia organizzativa vi sono però prerogative partecipative che dovrebbero essere assicurate a tutti in egual modo.

Lo statuto disciplina la composizione del consiglio dell’istituzione scolastica, per il quale la legge (Art. 4) prevede un numero di membri compreso fra sette e undici, secondo i seguenti criteri: 1) DS e DSGA sono membri di diritto senza diritto di voto; 2) la rappresentanza dei genitori e dei docenti è paritetica; 3) nelle scuole secondarie di secondo grado è assicurata la rappresentanza degli studenti; 4) possono esservi non più di due membri esterni.

Ad esso è rimessa altresì l’attività del consiglio dei docenti e delle sue articolazioni (art. 6), anche a livello di classe (senza menzionare espressamente un consiglio di classe), individuando le modalità della partecipazione degli alunni e dei genitori alla definizione degli obiettivi didattici di ogni singola classe o di gruppi di alunni (comma 6). Dunque la già debole figura del rappresentante di classe diventa del tutto residuale e non vi è cenno dei comitati genitori.

La proposta riforma di Bolzano

Analogamente la bozza di disegno di legge di Bolzano prevede che lo Statuto disciplini “l‘istituzione, la composizione e il funzionamento degli organi del circolo di scuola dell’infanzia o della scuola, nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità della scuola dell’infanzia o scolastica” (Art. 3).

Il consiglio della direzione di circolo o di istituto (art. 6) ovvero il consiglio di istituto (art. 12) – la cui composizione è fissata dallo Statuto, nel rispetto dei seguenti criteri: a) la direttrice o il direttore del circolo della scuola dell’infanzia ovvero il/la dirigente della scuola è membro di diritto; b) i genitori eletti e il personale docente eletto ovvero o genitori ed i docenti nelle scuole del primo ciclo di istruzione sono rappresentati in modo paritetico mentre nelle scuole del secondo ciclo di istruzione e formazione la rappresentanza eletta dai genitori e dalle alunne e dagli alunni è paritetica a quella eletta dal personale docente; c) la segretaria o il segretario del circolo di scuola dell’infanzia ovvero della scuola è membro di diritto; d) può essere integrato da ulteriori componenti che non hanno diritto di voto – redige, approva e modifica lo statuto, comprese le modalità di elezione nonché la sostituzione dei propri componenti, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.

Per quanto riguarda il previsto consiglio di classe (art. 15) “Per ulteriori attività non oggetto di valutazione delle alunne o degli alunni lo statuto definisce la composizione del consiglio di classe e il diritto di voto dei componenti” (comma 4).

L’analogia è palese. Anche in tal caso non è contemplata alcuna verifica preventiva o successiva degli Statuti né uno statuto tipo, né si fa menzione dei comitati genitori/studenti e la figura del rappresentante di classe è potenziale e/o comunque totalmente svilita.

Senza entrare nel merito in questa sede di competenze specifiche degli organi, occorre però evidenziare che mentre la PDL C.2259 lascia la presidenza del consiglio ad un genitore, a Bolzano è previsto semplicemente sia presieduto da un componente, eletto nel suo seno.

La peculiarità del sistema partecipativo di Bolzano

Se sul piano nazionale il ruolo del rappresentante ha sempre stentato a definirsi mentre il comitato genitori resta una figura potenziale e la sua disciplina è ridotta al solo comma 2 dell’art. 15 del Dlgs 297/94, tanto che di solito finisce per trasformarsi in associazione, per Bolzano una siffatta riforma finirebbe per cancellare invece un sistema partecipativo organico e completo.

Infatti la LP 20/95 istituisce i seguenti organi collegiali:

a) il consiglio di classe;

b) il collegio dei docenti;

c) il comitato per la valutazione del servizio dei docenti;

d) il consiglio di circolo o di istituto;

e) il comitato dei genitori;

f) il comitato degli studenti, limitatamente alle scuole secondarie di secondo grado.

Il CAPO III è dedicato alle Assemblee degli studenti e dei genitori ed il CAPO V ai Comitati (ovvero Consulte) provinciali degli studenti e dei genitori.

Nel sistema nazionale, gli organi collegiali restano sostanzialmente scollegati, salvo la “possibilità” di costituire un comitato per collegare i rappresentanti di classe.

Il Dlgs 297/94 non ha previsto le consulte ma nel 1996 il DPR 567/96 ha istituito le sole consulte provinciali degli studenti, successivamente organizzate anche a livello nazionale, creando quindi un sistema partecipativo parallelo e disomogeneo, immutato a seguito del DPR 301/05.

La L.P. 20/95 invece mette al centro la figura del rappresentante. Ed invero i rappresentati eletti a livello di classe costituiscono il comitato genitori (art. 10) a cui partecipano anche i rappresentanti in consiglio di istituto e nella consulta provinciale. Il comitato poi non solo elegge nel suo seno il presidente ed il rappresentante nel comitato (consulta) provinciale dei genitori e concorre nell’organizzazione dell’elezione dei rappresentanti dei genitori nel consiglio di circolo o di istituto ma altresì formula proposte e pareri in merito alla programmazione ed all’organizzazione dell’attività della scuola, poi sottoposti all’organo competente, nonché in merito alla collaborazione scuola-genitori e all’aggiornamento dei genitori ed ha la facoltà di esprimersi in merito a tutte le questioni iscritte all’ordine del giorno delle sedute del consiglio di circolo o di istituto. Elabora inoltre il proprio programma di lavoro relativo ai contatti tra scuola e famiglia e all’aggiornamento dei genitori e sottopone le relative proposte al consiglio di circolo o di istituto, che delibera in merito e provvede al finanziamento.

Inoltre (art. 6) i presidenti dei comitati dei genitori e degli studenti ed i rappresentanti della scuola nelle consulte dei genitori e degli studenti partecipano a titolo consultivo alle sedute del consiglio di circolo o d’istituto e il Presidente del consiglio di circolo o di istituto, il presidente del comitato dei genitori e degli studenti possono essere invitati a partecipare alle sedute del collegio dei docenti, senza diritto di voto (art. 4).

Nulla di questo resterebbe con la riforma.

Le consulte provinciali degli studenti e dei genitori poi, che fungevano da raccordo tra la scuola (ed il sistema partecipativo a livello di istituto) ed il consiglio scolastico provinciale della LP 24/1996, sono considerate ora dall’art. 19 della bozza di disegno di legge solo quale espressione della rappresentanza di genitori e studenti nell’ambito del consiglio scolastico provinciale con il compito di “inoltrare alle assessore e agli assessori provinciali all’istruzione e formazione proposte ritenute utili per migliorare i vari aspetti riguardanti la scuola”.

Tanto non può che essere interpretato nel senso di un sostanziale svilimento della partecipazione.

L’auspicio è che resti aperto un dialogo costruttivo affinché, attraverso emendamenti del testo, si ripensi il sistema partecipativo secondo tali indicazioni rafforzando la rappresentanza, giacché dal dialogo delle componenti la scuola non può che trarne giovamento.